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mercoledì 24 febbraio 2010

"NUCLEARE, PIU' TUMORI E LEUCEMIE NEI BAMBINI"


Parla Giuseppe Miserotti, presidente dell'Ordine dei medici di Piacenza e membro dell'Isde: «Le centrali producono trizio, iodio 131 e plutonio. Che, se inalato in una sola frazione di milligrammo, è letale per una persona»

Giuseppe Miserotti è il presidente dell'Ordine dei medici di Piacenza e il referente dell'Isde, l'associazione dei medici per l'ambiente affiliata alla International society of doctors for the environment.
Lo incontriamo a Napoli, a margine del convegno "Salute, ambiente e prevenzione primaria". E il suo è, allo stesso tempo, un monito per la categoria e per la società. «I problemi sanitari del nucleare non vengono mai dibattuti e sono poco conosciuti anche dai medici». In questa realtà, avvertono dall'Isde, ha sempre meno senso cercare di curare le persone quando l'ambiente che le circonda continua a essere nocivo.

Quante sono e cosa producono le centrali nucleari?
Le centrali elettronucleari sono a oggi 441 nel mondo, alle quali corrisponde il 17% della produzione elettrica totale.
Innanzitutto distinguiamo tra funzionamento in condizioni normali e problematiche radioattive relative agli incidenti. Il primo problema è costituito dal trizio, idrogeno a massa pesante, tre volte di più dell'idrogeno normale. Questo gas si forma di norma negli strati alti dell'atmosfera per azione dei raggi cosmici sull'azoto e sull'ossigeno; una parte contribuisce a determinare il fondo radioattivo naturale. Ma ora la maggior parte del trizio presente sul nostro pianeta è di tipo antropico. Cioè prodotto dalle attività umane.
Negli ultimi anni la quantità di trizio è aumentata enormemente. E' definito un tossico di classe quarta dalla legge. In una centrale si produce un atomo di trizio ogni 10mila fissioni al secondo.

Il trizio poi dove va a finire?
Viene assorbito sia per ingestione, perché entra nella composizione degli alimenti, nonché sotto forma di acqua triziata, che per inalazione. Uno studio del governo tedesco ha dimostrato come vi siano aumenti d'incidenza di leucemie, in particolare nei bambini, e tumori vicino le sedici centrali nucleari del Paese, finanche a distanze di 20-30 chilometri da questi impianti.
Le donne in gravidanza possono assorbire radiazioni: le staminali del feto sono sensibilissime e subendo una prima radiazione vi sarebbe una specie di preparazione proleucemizzante del clone; successive radiazioni potrebbero provocare la malattia.

Quale può essere il meccanismo ipotizzato per queste patologie?
Il destino di molti di questi bambini si giocherebbe ancora quando sono in utero. Uno studio fatto in Romania mostra la quantità di trizio trovato nel latte. E la catena alimentare, peraltro, è caratterizzata dall'imprevedibilità dell'assorbimento.
La distanza dalle centrali condizionerebbe la quantità di trizio assorbito; vi sono studi pubblicati che tuttavia evidenziano come quantità di trizio non trascurabile possano ancor essere significative a distanze di centinaia di chilometri dall'impianto nucleare. Il trizio cade sotto forma di vapore acqueo, e ha una grande importanza nella formazione delle piogge acide. Il trizio e il carbonio 14 vengono eliminati in situazione di normale funzionamento dai camini dove vengono trasportati nella troposfera, sono fortemente solubili, interferendo con l'uomo. Il trizio si concentra nel sangue e rimane nell'uomo, nella matrice organica in cui si è coniugato e vi persiste praticamente per tantissimo tempo a seconda della costituzione fisico-chimica dei diversi tessuti e del tipo di radionuclide.

Le altre sostanze prodotte quali sono?
Il cesio (che ha un'emivita di 30 anni), lo stronzio 90 (28), lo iodio 131 (di 8 giorni ma con variabilità enorme, influenzato dall'età e dalle caratteristiche della persona) e il plutonio, che è un inevitabile prodotto delle centrali (25mila anni) e il carbonio 14 (5.700). Nei reattori delle centrali con le reazioni fissili, infatti, si forma anche il plutonio. Se inalato, anche in sola frazione di milligrammo, è letale per una persona. Anche lo iodio viene assorbito nella catena alimentare.
La tiroide dei bambini è talmente "golosa" di iodio che l'assorbimento è velocissimo. In uno studio di qualche anno fa (dati Cnr sugli effetti di Chernobyl) si vede che dal 1987 in poi c'è un aumento lineare negli adulti e, dato su cui riflettere, ce n'è uno molto più importante, da un punto di vista dell'incidenza del cancro alla tiroide, nei bambini. Negli adolescenti si è avuto un assorbimento a linearità intermedia.

Cosa c'era di particolare in queste malattie?
Quando evidenziata, la patologia si trovava in uno stadio molto più avanzato e si presentava con metastasi linfonodali e polmonari con una frequenza molto superiore alla media; questi tumori erano molto più aggressivi. Un'altra patologia studiata sempre a Chernobyl è la cardiomiopatia da cesio, che ha generato infarti senza fenomeni infiammatori (gli studi sono quelli del dottor Yuri Bandazhevskij). L'Oms ha sempre ammesso che Chernobyl ha prodotto 4.000 vittime.
Sono andato a vedere cosa ha detto Eugenia Stepanova, una ricercatrice del centro scientifico del governo ucraino: «Siamo pieni di caso di cancro della tiroide, mutazioni genetiche che non sono state registrate nei dati che erano sconosciuti venti anni fa». E ancora il vicecapo della commissione di valutazione per la radioprotezione: «Abbiamo studi che dimostrano come 34.499 persone, di quelle che partecipavano alla ripulitura, sono morte di cancro». Il tasso di mortalità è aumentato del 30%.
Queste informazioni sono state ignorate dall'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, ente nato sostanzialmente per la promozione del nucleare civile nel 1957 cui aderiscono 137 Paesi. Aiea ha una peculiarità che pochi conoscono. A essa, in tema di nucleare, deve rendere conto la stessa Oms. Con un aforisma potremmo dire che "non si muove foglia sul nucleare che Aiea non voglia".

E i piccoli incidenti?
Solo nel 2007 ci sono stati registrati 942 incidenti cosiddetti "minori". Quindi non è che siano così rari come qualcuno sostiene. Incidenti che, peraltro, vengono quasi sempre nascosti. In Spagna hanno dato notizia di un incidente sei mesi dopo che era accaduto. In Francia hanno sconfessato apertamente alcuni studi scientifici che avevano dimostrato come si era verificato un aumento delle leucemie nei bambini nei pressi degli impianti.
Dal 1980 al 2005, i casi di cancro della tiroide in Francia sono aumentati negli uomini del 433 per cento e nelle donne del 186% (Joseph J. Mangano, direttore del Radiation and public health project di NewYork).
Negli Stati Uniti il 29 gennaio scorso si è scoperto che in una falda di una centrale americana (Vermont Yankee) il trizio presente è mille volte superiore rispetto a quello ammesso dall'Epa, l'agenzia americana, peraltro molto più restrittiva di quella europea. Questo trizio, ora, è in una falda di controllo, ed è monitorato. Ma se dovesse arrivare in una falda di acqua potabile....
Altro esempio: sui seimila km quadrati di Chernobyl non ci potranno più essere attività a causa della prolungata contaminazione. Ho calcolato che un eventuale incidente alla centrale di Caorso avrebbe potuto causare la "contaminazione" di tutta la Val Padana, che produce oggi il 40% delle nostra produzione alimentare.

Che risponde a chi dice che le centrali non inquinano?
Purtroppo il mondo della scienza tecnologica è molto più avanti di quello della scienza pura, quello che fa ricerca, per cui essendoci fortissime motivazioni di interesse economico si tende a utilizzare tecnologie senza sapere, a distanza di anni, quali ricadute possono esservi. Il medico moderno, oggi, ha la grande responsabilità di dover studiare,conoscere bene queste problematiche, perché la prevenzione si fa avendo il dovere etico di dire - quando occorre - dei no rispetto a dei sì. E a molti medici dico anche: facciamo di tutto per uscire dal conflitto d'interessi.
Io faccio il medico di famiglia ed è per me motivo di grande scoraggiamento capire che in questi anni io divento sempre più il meccanico di un'automobile nella quale devo cercare di salvare il salvabile. Non riesco più a fare il medico, ad avere davanti una persona e aiutarla nella direzione della prevenzione della malattia.

Cosa dovrebbe insegnare l'esperienza?
A rinunciare a questi sogni di grandezza che, oltretutto, sono antieconomici. Il decommissioning delle centrali ha costi elevatissimi e tempi non prevedibili.

E poi ci sono i costi umani e sanitari...
Che valore diamo alla vita di un bambino che muore di leucemia per una causa evitabile? La prevenzione della salute in relazione all'ambiente è, oggi, anche un dovere previsto dall'Art. 5 del Codice deontologico dei medici. La verità è che sono troppi gli interessi in campo per il nucleare. Ma noi medici dobbiamo curarci della salute dei cittadini. Il resto m'interessa molto meno.

Valerio Ceva Grimaldi da Terra

mercoledì 23 dicembre 2009

NUCLEARE, ECCO I CRITERI. PRIMA PIETRA NEL 2013


Il governo non scopre le carte sui possibili siti per il nucleare: non lo farà prima delle regionali. Intanto promette risarcimenti a pioggia per gli enti locali che accetteranno i reattori. Ma i sindaci non si «vendono».

Arriva il decreto legislativo sui criteri per la localizzazione dei siti nucleari.
Ma - sorpresa! - non c'è neanche un numero sui parametri da seguire per identificare le aree, mentre «fioccano» le cifre delle compensazioni previste per enti locali e cittadini che accetteranno un reattore dietro l'angolo.
Nessuna illusione: l'indicazione dei siti non arriverà prima delle elezioni regionali. Tanto più che per la posa della «prima pietra» (anzi, del primo «atomo») c'è tempo fino al 2013 per il governo. In attesa delle urne, meglio sbandierare la «carota » e mantenere il «bastone» (cioè i rischi per le comunità locali) ben nascosto. In questo caso la «carota» destinata a enti locali e cittadini, può valere fino a 40 miliardi nella fase di installazione (contando tutti e 8 i siti previsti dal governo), e 40 milioni annui per la distribuzione.
Una bella «torta», che punta ad allettare sindaci e governatori di Regioni già sul piede di guerra per via delle poche certezze sui rischi effettivi delle radiazioni, delle scorie (che già oggi non riusciamo a gestire), dei possibili incidenti.
Senza contare che degli oneri per i benefici dovranno farsi carico le imprese coinvolte nella costruzione. Che a loro volta si rifaranno sugli altri cittadini per garantirsi comunque dei margini.Insomma, sui costi effettivi dell'operazione è buio pesto, così come sulla sicurezza e sul rispetto dell'ambiente. Tanto che dall'opposizione le reazioni restano negative. «Non ne vedo l'utilità e il senso», commenta Pier Luigi Bersani. L'Idv annuncia un nuovo referendum, Legambiente avverte dei rischi per i cittadini. «Rischi di cui il governo dev'essere consapevole - osserva Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Pd - visto che risarcisce le comunità e che non dà indicazioni sui siti».

NUOVA ERA
Ma il governo procede spedito (a proposito di dialogo). Il testo «consentirà di garantire all'Italia non solo energia elettrica ai prezzi inferiori almeno del 30% - annuncia il ministro Claudio Scajola - e allineati con quelli di altri Paesi europei, ma anche di dotarci di una fonte di energia disponibile su vasta scala, con sicurezza delle forniture e, soprattutto, con emissioni zero, rispettando così gli obiettivi internazionali ».
Il decreto - continua il ministro - indica i criteri, con gli obiettivi prioritari del governo (sicurezza, tutela della salute e dell'ambiente). Su questa base «saranno le imprese interessate - conclude Scajola - a proporre in quali zone intendono realizzare gli impianti nucleari». La «base» per ora è costituita soltanto da indicazioni di massima: l'indicazione della peculiarità da rispettare è affidata all'Agenzia per la Sicurezza Nucleare. Sarà la comunità scientifica che stabilirà la distanza dai centri abitati, la quantità d'acqua necessaria, il tipo di territorio adatto, le infrastrutture di trasporto disponibili.
Lo schema di decreto, in 33 articoli - sarà poi esaminato dalla Conferenza Stato-Regioni e dal Consiglio di Stato. «A questo punto i governatori ritirino i loro riscorsi alla Consulta», dice il sottosegretario Stefano Saglia.

ENTI LOCALI
Basterà un passaggio procedurale e la promessa dei benefici economici a fermare gli enti locali?
Finora pare proprio di no. «Spero che resti tutto sulla carta - commenta il sindaco di Montalto di Castro - Che si tengano i soldi: non esiste una centrale nucleare sicura».
Anche dalla Sardegna (più volte indicata come possibile Regione ospite) arrivano segnali negativi, Nonostante gli incentivi previsti dal decreto: tremila euro per Megawatt istallato (il governo prevede8 centrali peruntotale di 13mila Megawatt di potenza) e 0,4 euro per Megawattora di potenza erogata. Da destinare per il 10% alle Province in cui è ubicato il reattore, il 55%aiComuni(che potranno ridurre Tarsu e Ici) e per il 35% ai Comuni limitrofi fino a20Kmdall'impianto. I benefici dovranno ripartirsi per il40%alle finalità istituzionali degli enti e per il 60% alle persone residenti e alle imprese, anche con la riduzione dei costi dell'energia.

Bianca Di Giovanni da L'Unità

Per approfondimenti:

Siti e scorie, si corre il rischio di una militarizzazione
di Pietro Greco da L'Unità

Mille euro a famiglia Mal'atomo è costoso
di Roberto Rossi da L'Unità

«Non è la soluzione per l'Italia E i costi li pagheremo in bolletta»
di Cristiana Pulcinelli da L'Unità

venerdì 18 dicembre 2009

PECHINO, SCOMMESSA NUCLEARE. IL PAESE DELLE CENTO CENTRALI

Cina Dieci impianti ogni anno, da qui al 2020. Questo l’ambizioso obiettivo del colosso asiatico, che pone enormi problemi di sicurezza per la costruzione e la manutenzione delle strutture. Le autorità chiedono l’aiuto dell’Aiea

Cento nuove centrali nucleari nei prossimi dieci anni, poco meno di una al mese. È uno degli obiettivi con cui Pechino si affaccia agli anni Dieci del nuovo millennio. A riferirlo è un lungo articolo del New York Times, che sottolinea come da qui la 2020 il colosso asiatico sia intenzionato a dotarsi di un numero di impianti tre volte superiore a quello di tutti gli altri Paesi del mondo messi insieme. Così, se attualmente il nucleare cinese è in grado di produrre 9 gigawatt di energia l’anno, sufficienti a coprire il 2,7 per cento del fabbisogno elettrico, secondo le stime di Jiang Kejun (uno dei direttori della Commissione nazionale per le riforme e lo sviluppo) entro il 2020 la capacità arriverà a 70 gigawatt, per toccare i 400 nel 2050. Immediate le preoccupazioni da ogni angolo del globo per i problemi di sicurezza che un programma di sviluppo tanto rapido e ambizioso pone, anche tenuto conto dei velocissimi tempi di realizzazione delle grandi opere cui ormai la Cina ha abituato la comunità internazionale. Un tentativo di incremento delle centrali atomiche lontanamente paragonabile per proporzioni fu portato avanti alla fine degli anni Settanta negli Stati Uniti e si concluse con l’incidente di Three Mile Island in Pennsylvania, il più grave nella storia americana: la fusione parziale del nocciolo di un reattore causò una fuga di radiazioni nel raggio di diverse miglia. Da allora sono passati trent’anni e le tecnologie hanno fatto alcuni passi in avanti, che però, ha avvertito Philippe Jamet, responsabile della Divisione sicurezza dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, potrebbero comunque non essere sufficienti a gestire la rapida espansione cinese. «Il Paese non ha molto personale addetto alla sicurezza - ha dichiarato l’esperto - soprattutto se si confronta con le enormi esigenze cui andrà incontro ». Pechino comunque non ha preso sotto gamba il problema: non solo a ottobre il primo ministro Wen Jiabao ha stabilito di quintuplicare gli addetti al settore, ma recentemente le autorità hanno anche chiesto all’Aiea di inviare un team di esperti internazionali per assistere i tecnici cinesi. E anche il recente scandalo che ha investito Kang Rixin, l’ex presidente della China national nuclear corporation, in attesa di processo perché coinvolto in un caso di corruzione da 260 milioni di dollari collegato alla costruzione di nuovi centrali, può essere interpretato come un segnale dell’attenzione del Dragone per la questione sicurezza. Intanto in Cina c’è già chi ha fatto notare come lo sviluppo del conucleare potrebbe portare a una riduzione del 5 per cento delle emissioni di gas serra. Un’osservazione cui gli ambientalisti hanno ribattuto sottolineando che le oltre cento centrali di cui il Paese intende dotarsi fornirebbero in totale solo il 9,7 per cento dell’energia elettrica. Una goccia nel mare del crescente fabbisogno cinese.

Paolo Tosatti da Terra

mercoledì 18 novembre 2009

LE NAVI DI GREENPEACE TORNANO ALL'ARREMBAGGIO DEL NUCLEARE FRANCESE




Energia L’azione degli ambientalisti contro il cargo che trasporta in Finlandia i pezzi del nuovo reattore

Mar Baltico, 16 novembre 2009. La nave Arctic Sunrise di Greenpeace, battente bandiera olandese, abborda il cargo Happy Ranger della Biglift in navigazione tra la Germania e la Danimarca. Il cargo era atteso al porto di Rauma, nella Finlandia occidentale. A bordo ci sono i generatori di vapore per la nuova terza unità della centrale nucleare Epr di Olkiluoto, la cui costruzione è stata autorizzata nel 2002. Al momento dell’abbordaggio i sei attivisti di Greenpeace presenti sulla Arctic Sunrise, tra cui l’italiano Rossano Filippini, hanno aperto uno striscione con la scritta “Nuclear madness, made in France” (Follia nucleare, prodotta in Francia). Con l’azione di protesta, l’associazione ambientalista internazionale vuole sottolineare i pericoli di «una scelta che espone le popolazioni al rischio delle radiazioni mettendo a repentaglio anche le politiche di protezione del clima». Greenpeace chiede al governo finlandese di riconsiderare la scelta e fermare i lavori del cantiere. La nave cargo olandese trasporta una delle componenti principali del nuovo reattore nucleare Epr della francese Areva: la cosiddetta terza generazione. Olkiluoto (Finlandia) e Flamanville (Francia), allo stato attuale sono le uniche centrali Epr in costruzione nel mondo. Il mese scorso le agenzie di sicurezza nucleare di Finlandia, Francia e Regno Unito hanno pubblicato una valutazione congiunta sul sistema di controllo d’emergenza del nuovo reattore: non soddisfa «i minimi requisiti sulla sicurezza nucleare». Gli ambientalisti puntano il dito anche contro i costi economici e ambientali. «La scelta nucleare costerà alla Finlandia anni di ritardo sulle politiche di protezione del clima. Così facendo il governo finlandese ha chiuso la porta agli investimenti in fonti rinnovabili e risparmio energetico», ha dichiarato Lauri Myllyvirta, responsabile “Campagna energia” di Greenpeace Nordic. Il ritardo nella costruzione dell’Epr di Olkiluoto ha ormai superato i tre anni, con i costi schizzati da 3,2 a 5,5 miliardi di euro. Perdite che in parte saranno coperte dai contribuenti francesi (Areva è per l’80 per cento del governo di Parigi) ma in misura maggiore da quelli finlandesi, con 600 euro pro capite. L’Agenzia internazionale per l’energia dell’Ocse ha ribadito che il nucleare non aiuta il clima: anche il più ambizioso programma (due reattori nuovi al mese fino al 2030) consentirebbe una riduzione delle emissioni di pochi punti percentuali. Il potenziale delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, viceversa, è dieci volte superiore. «L’energia nucleare è un vicolo cieco. Le alternative sono disponibili, veloci da realizzare e soprattutto pulite», commenta Jan Beranek, responsabile della “Campagna nucleare” di Greenpeace International.

Alessandro De Pascale da Terra

martedì 28 aprile 2009

Scutari, proteste contro la centrale nucleare

27.04.2009,11:01
Tirana - Il movimento cittadino contro la costruzione della centrale nucleare, ha realizzato ieri una protesta pacifica, alla quale si sono uniti centinaia di cittadini da Scutari. Con un corteo dal centro della città, i manifestanti sfilavano con dei cartelloni contro la centrale nucleare, come "No alla centrale nucleare in Albania", o "Rendiamoci attivi oggi per non diventare radioattivi domani", "Vogliamo raggi di sole, non radiazione nucleare", "L`energia va in Europa, gli albanesi nella fossa", "No alla centrale nucleare in Albania", etc. Uno degli organizzatori di questa protesta, Mentor Bimi, ha fatto appello alla classe politica a non usare Scutari per degli scopi politici attraverso le loro dichiarazioni pro e contro la centrale nucleare. Bimi ha fatto appello a tutti i cittadini di Albania ad unirsi a questa protesta. I cittadini di Scutari hanno esposto l`idea per la creazione di una legge contro la costruzione delle centrali nucleari. La protesta a Scutari ha attirato anche l`interesse dei media montenegrini, che sono giunti a Scutari proprio per seguire la manifestazione. La protesta combacia con la data dell`esplosione della centrale di Chernobyl, il 26 aprile del 1986, che ebbe catastrofiche conseguenze per l`intera Europa.


da pacelink.it

martedì 3 marzo 2009

Più rischiose le nuove centrali nucleari

Le centrali nucleari di nuova generazione - che la Gran Bretagna sta progettando di costruire e che sono già in fase di realizzazione in Francia e in Finlandia - sono più pericolose, in caso di incidente, di quelle vecchie che andrebbero a sostituire. A rivelarlo è un'inchiesta del quotidiano britannico The Independent

Le centrali nucleari di nuova generazione - che la Gran Bretagna sta progettando di costruire e che sono già in fase di realizzazione in Francia e in Finlandia - sono più pericolose, in caso di incidente, di quelle vecchie che andrebbero a sostituire. A rivelarlo è un'inchiesta del quotidiano britannico 'The Independent', che ha ottenuto una serie di documenti interni all'industria del nucleare dai quali emerge che, sebbene i nuovi European Pressurised Reactors (Epr) siano meno esposti al rischio di guasti, nel caso si verificasse un incidente la fuoriuscita di radiazioni sarebbe molto maggiore e potrebbe fare anche il doppio delle vittime.

Un rapporto redatto dalla società francese Edf rivela che l'emissione di isotopi radioattivi di bromo, rubidio, iodio e cesio sarebbe quattro volte maggiore rispetto alla fuoriuscita che si verificherebbe in un reattore tradizionale. Un altro studio della società di smaltimento di scorie radioattive Posiva Oy sostiene invece che l'emissione dell'isotopo iodio 129 sarebbe addirittura sette volte maggiore. Un terzo dossier, redatto dalla Swiss National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste conclude invece che la fuoriuscita di cesio 135 e cesio 137 sarebbe maggiore di 11 volte.

A rendere i nuovi Epr più pericolosi in caso di incidente, spiega il giornale, è il fatto che sono stati progettati per bruciare il combustibile nucleare ad una velocità doppia rispetto a quelli attuali, modificando la natura stessa del carburante. Oltre alla Finlandia e alla Francia, dove due reattori di nuova generazione saranno realizzati in Normandia, ad essere interessate alla costruzione degli Epr sono la Gran Bretagna, dove quattro reattori verrebbero realizzati dalla Edf in Somerset e nel Suffolk e l'India, che ne vorrebbe costruire sei.


da lanuovaecologia.it

Incidenti nucleari

Gli incidenti nelle centrali nucleari sono classificati su una scala da 0 (semplice guasto) a 7 (incidente molto grave). Questa scala di misura è detta INES (International Nuclear Event Scale). La classificazione degli incidenti non è facile. Spesso gli incidenti minori sono stati coperti dal segreto militare o non comunicati al grande pubblico.

Elenchiamo i principali incidenti di cui si è avuta conferma ufficiale:

  • Kyshtym (Unione Sovietica 1957) - scala Ines 6.
    Un bidone di rifiuti radioattivi prese fuoco ed esplose contaminando migliaia di Kmq di terreno. Furono esposte alle radiazioni circa 270.000 persone.

  • Sellafield (Gran Bretagna 1957) - scala Ines 5.
    Un incendio nel reattore dove si produceva plutonio per scopi militari generò una nube radioattiva imponente. La nube attraversò l'intera Europa. Sono stati ufficializzati soltanto 300 morti per cause ricondotte all'incidente (malattie, leucemie, tumori) ma il dato potrebbe essere sottostimato.
  • Three Mile Island (Harrisburgh, Usa 1969) - scala Ines 5.
    Il surriscaldamento del reattore provocò la parziale fusione del nucleo rilasciando nell'atmosfera gas radioattivi pari a 15000 terabequerel (TBq). In quella occasione vennero evacuate 3.500 persone.
  • Chernobyl (Unione Sovietica, 1986) - scala Ines 7.
    L'incidente nucleare in assoluto più grave di cui si abbia notizia. Il surriscaldamento provocò la fusione del nucleo del reattore e l'esplosione del vapore radioattivo. Si levò al cielo una nube pari a 12.000.000 di TBq di materiale radioattivo disperso nell'aria (per avere un'entità del disastro confrontate questo valore con i 15.000 Tbq del precedente incidente nucleare registrato nel 1979 a Three Mile Island negli Usa). Circa 30 persone morirono immediatamente, altre 2.500 nel periodo successivo per malattie e cause tumorali. L'intera Europa fu esposta alla nube radioattiva e per milioni di cittadini europei aumentò il rischio di contrarre tumori e leucemia. Non esistono dati ufficiali sui decessi complessivi ricollegabili a Chernobyl dal 1986 ad oggi.
  • Tokaimura (Giappone, 1999) - scala Ines 4
    Un incidente in una fabbrica di combustibile nucleare attivò la reazione a catena incontrollata. Tre persone morirono all'istante mentre altre 400 furono esposte alle radiazioni.

Come già anticipato la lista non può considerarsi esaustiva. Molti incidenti non sono mai balzati in cronaca perchè coperti dal segreto militare. La lista "nera", quindi, si presume molto più lunga di quella che abbiamo presentato. Sulle conseguenze degli incidenti manca ancora oggi un dato ufficiale che consideri non solo le morti causate negli incidenti ma anche l'impatto sulla salute dei cittadini nel lungo periodo.

da ecoage.it