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mercoledì 24 febbraio 2010

"NUCLEARE, PIU' TUMORI E LEUCEMIE NEI BAMBINI"


Parla Giuseppe Miserotti, presidente dell'Ordine dei medici di Piacenza e membro dell'Isde: «Le centrali producono trizio, iodio 131 e plutonio. Che, se inalato in una sola frazione di milligrammo, è letale per una persona»

Giuseppe Miserotti è il presidente dell'Ordine dei medici di Piacenza e il referente dell'Isde, l'associazione dei medici per l'ambiente affiliata alla International society of doctors for the environment.
Lo incontriamo a Napoli, a margine del convegno "Salute, ambiente e prevenzione primaria". E il suo è, allo stesso tempo, un monito per la categoria e per la società. «I problemi sanitari del nucleare non vengono mai dibattuti e sono poco conosciuti anche dai medici». In questa realtà, avvertono dall'Isde, ha sempre meno senso cercare di curare le persone quando l'ambiente che le circonda continua a essere nocivo.

Quante sono e cosa producono le centrali nucleari?
Le centrali elettronucleari sono a oggi 441 nel mondo, alle quali corrisponde il 17% della produzione elettrica totale.
Innanzitutto distinguiamo tra funzionamento in condizioni normali e problematiche radioattive relative agli incidenti. Il primo problema è costituito dal trizio, idrogeno a massa pesante, tre volte di più dell'idrogeno normale. Questo gas si forma di norma negli strati alti dell'atmosfera per azione dei raggi cosmici sull'azoto e sull'ossigeno; una parte contribuisce a determinare il fondo radioattivo naturale. Ma ora la maggior parte del trizio presente sul nostro pianeta è di tipo antropico. Cioè prodotto dalle attività umane.
Negli ultimi anni la quantità di trizio è aumentata enormemente. E' definito un tossico di classe quarta dalla legge. In una centrale si produce un atomo di trizio ogni 10mila fissioni al secondo.

Il trizio poi dove va a finire?
Viene assorbito sia per ingestione, perché entra nella composizione degli alimenti, nonché sotto forma di acqua triziata, che per inalazione. Uno studio del governo tedesco ha dimostrato come vi siano aumenti d'incidenza di leucemie, in particolare nei bambini, e tumori vicino le sedici centrali nucleari del Paese, finanche a distanze di 20-30 chilometri da questi impianti.
Le donne in gravidanza possono assorbire radiazioni: le staminali del feto sono sensibilissime e subendo una prima radiazione vi sarebbe una specie di preparazione proleucemizzante del clone; successive radiazioni potrebbero provocare la malattia.

Quale può essere il meccanismo ipotizzato per queste patologie?
Il destino di molti di questi bambini si giocherebbe ancora quando sono in utero. Uno studio fatto in Romania mostra la quantità di trizio trovato nel latte. E la catena alimentare, peraltro, è caratterizzata dall'imprevedibilità dell'assorbimento.
La distanza dalle centrali condizionerebbe la quantità di trizio assorbito; vi sono studi pubblicati che tuttavia evidenziano come quantità di trizio non trascurabile possano ancor essere significative a distanze di centinaia di chilometri dall'impianto nucleare. Il trizio cade sotto forma di vapore acqueo, e ha una grande importanza nella formazione delle piogge acide. Il trizio e il carbonio 14 vengono eliminati in situazione di normale funzionamento dai camini dove vengono trasportati nella troposfera, sono fortemente solubili, interferendo con l'uomo. Il trizio si concentra nel sangue e rimane nell'uomo, nella matrice organica in cui si è coniugato e vi persiste praticamente per tantissimo tempo a seconda della costituzione fisico-chimica dei diversi tessuti e del tipo di radionuclide.

Le altre sostanze prodotte quali sono?
Il cesio (che ha un'emivita di 30 anni), lo stronzio 90 (28), lo iodio 131 (di 8 giorni ma con variabilità enorme, influenzato dall'età e dalle caratteristiche della persona) e il plutonio, che è un inevitabile prodotto delle centrali (25mila anni) e il carbonio 14 (5.700). Nei reattori delle centrali con le reazioni fissili, infatti, si forma anche il plutonio. Se inalato, anche in sola frazione di milligrammo, è letale per una persona. Anche lo iodio viene assorbito nella catena alimentare.
La tiroide dei bambini è talmente "golosa" di iodio che l'assorbimento è velocissimo. In uno studio di qualche anno fa (dati Cnr sugli effetti di Chernobyl) si vede che dal 1987 in poi c'è un aumento lineare negli adulti e, dato su cui riflettere, ce n'è uno molto più importante, da un punto di vista dell'incidenza del cancro alla tiroide, nei bambini. Negli adolescenti si è avuto un assorbimento a linearità intermedia.

Cosa c'era di particolare in queste malattie?
Quando evidenziata, la patologia si trovava in uno stadio molto più avanzato e si presentava con metastasi linfonodali e polmonari con una frequenza molto superiore alla media; questi tumori erano molto più aggressivi. Un'altra patologia studiata sempre a Chernobyl è la cardiomiopatia da cesio, che ha generato infarti senza fenomeni infiammatori (gli studi sono quelli del dottor Yuri Bandazhevskij). L'Oms ha sempre ammesso che Chernobyl ha prodotto 4.000 vittime.
Sono andato a vedere cosa ha detto Eugenia Stepanova, una ricercatrice del centro scientifico del governo ucraino: «Siamo pieni di caso di cancro della tiroide, mutazioni genetiche che non sono state registrate nei dati che erano sconosciuti venti anni fa». E ancora il vicecapo della commissione di valutazione per la radioprotezione: «Abbiamo studi che dimostrano come 34.499 persone, di quelle che partecipavano alla ripulitura, sono morte di cancro». Il tasso di mortalità è aumentato del 30%.
Queste informazioni sono state ignorate dall'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, ente nato sostanzialmente per la promozione del nucleare civile nel 1957 cui aderiscono 137 Paesi. Aiea ha una peculiarità che pochi conoscono. A essa, in tema di nucleare, deve rendere conto la stessa Oms. Con un aforisma potremmo dire che "non si muove foglia sul nucleare che Aiea non voglia".

E i piccoli incidenti?
Solo nel 2007 ci sono stati registrati 942 incidenti cosiddetti "minori". Quindi non è che siano così rari come qualcuno sostiene. Incidenti che, peraltro, vengono quasi sempre nascosti. In Spagna hanno dato notizia di un incidente sei mesi dopo che era accaduto. In Francia hanno sconfessato apertamente alcuni studi scientifici che avevano dimostrato come si era verificato un aumento delle leucemie nei bambini nei pressi degli impianti.
Dal 1980 al 2005, i casi di cancro della tiroide in Francia sono aumentati negli uomini del 433 per cento e nelle donne del 186% (Joseph J. Mangano, direttore del Radiation and public health project di NewYork).
Negli Stati Uniti il 29 gennaio scorso si è scoperto che in una falda di una centrale americana (Vermont Yankee) il trizio presente è mille volte superiore rispetto a quello ammesso dall'Epa, l'agenzia americana, peraltro molto più restrittiva di quella europea. Questo trizio, ora, è in una falda di controllo, ed è monitorato. Ma se dovesse arrivare in una falda di acqua potabile....
Altro esempio: sui seimila km quadrati di Chernobyl non ci potranno più essere attività a causa della prolungata contaminazione. Ho calcolato che un eventuale incidente alla centrale di Caorso avrebbe potuto causare la "contaminazione" di tutta la Val Padana, che produce oggi il 40% delle nostra produzione alimentare.

Che risponde a chi dice che le centrali non inquinano?
Purtroppo il mondo della scienza tecnologica è molto più avanti di quello della scienza pura, quello che fa ricerca, per cui essendoci fortissime motivazioni di interesse economico si tende a utilizzare tecnologie senza sapere, a distanza di anni, quali ricadute possono esservi. Il medico moderno, oggi, ha la grande responsabilità di dover studiare,conoscere bene queste problematiche, perché la prevenzione si fa avendo il dovere etico di dire - quando occorre - dei no rispetto a dei sì. E a molti medici dico anche: facciamo di tutto per uscire dal conflitto d'interessi.
Io faccio il medico di famiglia ed è per me motivo di grande scoraggiamento capire che in questi anni io divento sempre più il meccanico di un'automobile nella quale devo cercare di salvare il salvabile. Non riesco più a fare il medico, ad avere davanti una persona e aiutarla nella direzione della prevenzione della malattia.

Cosa dovrebbe insegnare l'esperienza?
A rinunciare a questi sogni di grandezza che, oltretutto, sono antieconomici. Il decommissioning delle centrali ha costi elevatissimi e tempi non prevedibili.

E poi ci sono i costi umani e sanitari...
Che valore diamo alla vita di un bambino che muore di leucemia per una causa evitabile? La prevenzione della salute in relazione all'ambiente è, oggi, anche un dovere previsto dall'Art. 5 del Codice deontologico dei medici. La verità è che sono troppi gli interessi in campo per il nucleare. Ma noi medici dobbiamo curarci della salute dei cittadini. Il resto m'interessa molto meno.

Valerio Ceva Grimaldi da Terra

mercoledì 10 febbraio 2010

RITORNO AL NUCLEARE, OK DAL GOVERNO


Il governo ha dato il via libera al decreto legislativo sulla disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonchè misure compensative e campagne informative al pubblico. I primi lavori nei cantieri, come ha spiegato il ministro della Sviluppo economico Claudio Scajola, cominceranno nel 2013 e la produzione di energia elettrica partirà nel dal 2020.

POLEMICHE - Il via libera del governo ha suscitato le vive proteste dell'opposizione e degli ambientalisti. Malgrado le rassicurazioni del ministro Stefania Prestigiacomo, secondo la quale il decreto «conferma la scelta del Governo di operare sul nucleare puntando sulla massima sicurezza e sulle più attente tutele dell'ambiente». «Con il decreto approvato oggi Berlusconi e Scajola mettono in scena un'autentica pagliacciata di Stato» hanno affermato i senatori Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante. «Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera ad una clamorosa truffa ai danni dei cittadini italiani, perché il nucleare non solo è dannoso per l'ambiente e la salute ma è anche insostenibile dal punto di vista economico» ha detto il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, che ha aggiunto: «Il governo per l'affare nucleare ha deciso di mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Questa operazione del ministro Scajola porterà ad un aumento del 15% delle bollette in cui già sono presenti costi per 400 milioni di euro per lo smaltimento delle scorie delle centrali dismesse dopo il referendum dell'87». «Il centrodestra la smetta con il gioco delle tre carte per paura di un boomerang elettorale alle prossime regionali e dica ai cittadini quali sono i siti che hanno già scelto. Fonti francesi ci confermano che la rosa di località per le centrali atomiche è quella che avevamo già indicato. Ossia: Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Trino Vercellese (Vercelli), Corso (Piacenza), Oristano, Palma di Montechiaro (Agrigento), Monfalcone (Gorizia), Chioggia (Venezia), mentre l'ex centrale del Garigliano (tra Latina e Caserta) sarà il deposito nazionale per le scorie». «Sul nucleare il governo ha deciso, ma come farà ora a convincere la popolazione se non ha convinto nemmeno i candidati della maggioranza alle regionali?» è la domanda posta da Legambiente.

LE REGIONI - Intanto proprio nel giorno in cui il governo ha approvato il decreto legislativo con i criteri per la scelta dei siti che ospiteranno le nuove centrali nucleari, le opposizioni nel Consiglio regionale della Sardegna hanno presentato una proposta di legge per dichiarare l'isola territorio «denuclearizzato», sollecitandone l'approvazione urgente. D'altro canto, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, pur valutando positivamente la scelta del governo di un ritorno dell'Italia al nucleare, ha escluso che una centrale possa nascere nel territorio regionale. «In Lombardia siamo vicini all'autosufficienza quindi non c'è bisogno di centrali in questo momento».
LA «STRATEGIA NUCLEARE» - Il decreto sul nucleare aveva ricevuto martedì il via libera anche delle commissioni parlamentari competenti e ha registrato il parere positivo anche del Consiglio di Stato sebbene con osservazioni recepite nel decreto approvato dall'esecutivo. All'appello manca dunque il parere della Conferenza Unificata che il governo acquisirà in un momento successivo essendosi avvalso della decretazione di urgenza, che consente la consultazione successiva della Conferenza. Il provvedimento in questione prevede alcune scadenze importanti, tra cui quella che prevede che entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge, il governo dovrà adottare la «Strategia nucleare», un documento programmatico quanti impianti verranno realizzati, la relativa potenza complessiva ed i tempi attesi di costruzione e di messa in esercizio degli stessi.


da Corriere.it

IL GOVERNO ATOMICO

Al Consiglio dei ministri di oggi non si discuterà solo di giustizia e della possibilità di reintrodurre l’immunità parlamentare, come anticipato dal guardasigilli Alfano. Il ministro dello Sviluppo economico Scajola annuncia perentorio che il Cdm approverà il provvedimento per i criteri di localizzazione delle centrali nucleari: «Da quel momento si avvierà il percorso per la scelta dei siti da parte delle imprese. Quando le aziende avranno individuato i territori più conformi, credo che nel giro di due anni potremo iniziare i percorsi autorizzativi». Il Cdm della settimana scorsa aveva già deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nei loro territori. Per il governo, infatti, le tre leggi sono ritenute lesive della competenza esclusiva attribuita allo Stato in materia di tutela dell’ambiente. La decisione era stata presa su proposta di Scajola d’intesa con Raffaele Fitto, ministro degli Affari regionali. Il Governo, con la decisione di oggi, vuole dare il segnale di aver deciso di accelerare tutti i passaggi necessari per l’introduzione dell’energia nucleare, anche se la fase operativa della costruzione delle prime centrali dovrebbe avvenire tra più di due anni. In una intervista al quotidiano di Verona L’Arena, Scajola precisa che in ogni caso «la scelta dei siti sarà condivisa con il territorio, in quanto le popolazioni saranno informate e potranno partecipare a ogni fase del processo autorizzativo, come avviene ad esempio in Francia». Per il ministro in questa fase si stanno individuando i criteri ambientali, geologici, urbanistici, economici e sociali dei territori che ospiteranno una centrale: «Definiti i criteri, saranno le imprese energetiche a proporre di costruire una centrale individuando il sito più adatto». «Importiamo l’85% dell’energia che consumiamo - ha aggiunto - la paghiamo il 30% in più degli altri paesi europei e utilizziamo soprattutto fonti fossili (gas, olio e carbone) che sono le più inquinanti». Da queste considerazioni nasce la nuova politica energetica del governo Berlusconi: «Il nostro obiettivo è scendere dall’85% al 50% nell’utilizzo di fonti fossili e produrre il restante 50% in parti uguali con fonti rinnovabili e centrali nucleari». Nell’opposizione si riapre il dibattito su come contrastare la scelta del governo. Dal Congresso dell’Idv, concluso domenica scorsa, è stata lanciata l’idea di un referendum contro il nucleare. Un primo no a questa ipotesi viene però da Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, entrambi senatori del Pd: «Con la proposta di un referendum Di Pietro non fa altro che anteporre qualche voto in più per il suo partito alla possibilità più che realistica di sconfiggere Berlusconi e Scajola sul terreno della politica e dell’opinione pubblica. Da una parte uno strumento che da quindici anni fallisce il raggiungimento del quorum, dall’altra la possibilità concreta di sconfiggere il nucleare di Scajola e Berlusconi grazie al no di gran parte delle Regioni e alla crescente contrarietà degli italiani».
Aldo Grazia da Terra

"GOVERNO BUGIARDO E RICATTATORE". VERDI ALL'ATTACCO


Il ministro Scajola annuncia che la scelta dei siti per gli impianti atomici «sarà condivisa con il territorio». Il coordinatore della commissione Ambiente della Conferenza delle Regioni, Greco: «Chiacchiere da bar, basta populismo»

Il governo si appresta ad approvare le griglie che dovrebbero servire a stabilire dove costruire le nuove centrali nucleari, e intanto Scajola prova a vestire i panni - poco credibili - della colomba. Professando i valori della condivisione e della partecipazione: «La scelta dei siti - ha dichiarato in un'intervista - sarà condivisa con il territorio, in quanto le popolazioni saranno informate e potranno partecipare a ogni fase del processo autorizzativo».
«Tutte chiacchiere da bar, basta col facile populismo», replica il coordinatore della commissione Ambiente della conferenza delle Regioni, Silvio Greco.
«Ma se l'impalcatura legislativa costruita dal governo Berlusconi è pensata per non ammettere dissenso... è l'atteggiamento antidemocratico che conosciamo, in barba alla Costituzione», protesta il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. E con lui le associazioni ambientaliste, che denunciano l'ennesima bugia, dopo quelle già spacciate sui costi e sui tagli alle bollette.
«Il governo coi fatti dimostra esattamente il contrario di quello che dice Scajola», sottolinea Greco, ricordando il recente ricorso alla Consulta contro le Regioni: «Una vera ritorsione». Una procedura, afferma Bonelli, al suo tredicesimo giorno di digiuno contro la censura televisiva, «che è la stessa che si usa nei regimi: se volete partecipare, da spettatori, d'accordo. Sennò siete d'accordo lo stesso: o così, o così».
Anche le associazioni ambientaliste saltano sulla sedia leggendo l'uscita di Scajola: «Diciamo grazie al ministro, ma dobbiamo ricordargli che la partecipazione e la condivisione di cui parla non sono gentili concessioni, bensì garanzie fissate dall'Unione europea», dice Giuseppe Onufrio, direttore italiano di Greenpeace. «E in Italia, dopo la riforma del titolo V della Costituzione, quella energetica è materia concorrente con le Regioni. Inoltre - prosegue - gli impianti nucleari non sono una necessità strategica per il Paese, non sono l'unica alternativa possibile: a Scajola ricordiamo anche che nei giorni scorsi in Spagna le fonti rinnovabili hanno fornito più del 50% della copertura dei consumi elettrici. La necessità strategica del nucleare la sta creando il governo ad arte, con notizie false e tendenziose».
Disinformazione contestata pure da Legambiente: «Il governo va avanti a forza di bugie - rincara il presidente, Vittorio Cogliati Dezza - e questa sulla condivisione fa il paio con l'altra, più volte sbandierata anche dal premier sulla riduzione delle tariffe: mentre l'ad di Enel Fulvio Conti ha già chiesto che il prezzo resti fisso, a garanzia degli investimenti».
Greenpeace cita le valutazioni, diffuse in novembre, di una delle maggiori aziende di servizi finanziari nel mondo, sui costi e sui rischi degli investimenti nelle centrali: «Citigroup dice che per garantire agli investitori un rendimento ragionevole i prezzi dell'energia nucleare dovrebbero essere almeno pari a 65 euro per ogni MWh. Dati molto lontani dalla favoletta - 40 euro - raccontata da Enel e dal governo».

Daniele Di Stefano da Terra

martedì 9 febbraio 2010

NO NUKE DAY IL 13 MARZO


Una manifestazione nazionale il 13 marzo 2010 a Roma per bloccare la costruzione delle centrali nucleari volute dal governo e dire un forte “sì” all’energia solare. La proposta è stata lanciata ieri mattina dal presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, giunto ormai al suo decimo giorno di sciopero della fame dinanzi la sede Rai di viale Mazzini a Roma. Una protesta, quella messa in atto da Bonelli, attuata per richiamare l’attenzione sulla scomparsa dei temi dell’ambiente dalle tv nazionali. «Questo governo - ha spiegato il leader dei Verdi - con il nucleare rischia di portarci in un periodo di oscurantismo energetico. Ma, contro l’arroganza fascista del governo, ci sarà una rivolta morale e popolare e non basterà l’esercito a fermarla ». Nella conferenza di ieri mattina, il presidente dei Verdi ha inoltre presentato un dossier in cui si smascherano “le bugie di Scajola” sui vantaggi derivanti dall’energia atomica. Secondo questo studio, costruire le centrali sarebbe anti-economico e rischioso per l’ambiente e la salute dei cittadini. Ed assieme al dossier è stata fornita anche una lista dei possibili siti dove saranno costruite le centrali: Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma di Montechiaro (Agrigento), Monfalcone (Gorizia), Chioggia (Venezia), Garigliano (tra Latina e Caserta) deposito nazionale scorie. «Sfidiamo il governo a smentirci - ha detto Angelo Bonelli -. Il vero rischio è che il Lazio diventi la pattumiera radioattiva d’Italia: dopo Montalto, il governo ha preso poi in considerazione come sito nucleare Borgo Sabotino, in provincia di Latina, e Garigliano, posto tra Latina e Caserta - dove già in passato tre incidenti hanno provocato danni alla salute della popolazione del territorio - come sito per il deposito nazionale per le scorie». Infine il presidente dei Verdi ha lanciato un appello al leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, «a sciogliersi in un grande movimento anti-atomo», ammonendo peraltro che «il referendum non deve essere usato come uno strumento di lotta politica». g.f.da Terra

venerdì 5 febbraio 2010

PREPOTENZA ATOMICA


Il governo impugna, di fronte alla Corte costituzionale, le tre leggi regionali contro il nucleare. Puglia, Campania e Basilicata non hanno - secondo il ministro Claudio Scajola - il diritto costituzionale di decidere quale energia verrà prodotta sui loro territori. Se passasse questo principio, si tratterebbe, secondo lo stesso Scajola, di «un pericoloso precedente, perché potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie al Paese».

L'energia elettrica, l'ambiente e la sicurezza nucleare sono affari di Stato, nel senso ampio della parola. E l'atomo innesca una catena di reazioni da parte delle opposizioni e delle Regioni: il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, all'ottavo giorno di sciopero della fame per l'assenza delle tematiche ambientali nel sistema dell'informazione, denuncia l'iniziativa del governo come «un atto fascista e fuori dalla democrazia ». «E' sempre più evidente - dice Bonelli - la volontà di mettere i cittadini italiani davanti al fatto compiuto rispetto alla costruzione delle centrali nucleari, imponendole con l'esercito e ignorando completamente la democrazia e le scelte delle Regioni ».
Mentre il presidente della Puglia Vendola annuncia che «la Puglia sarà la regione più disobbediente d'Italia e continuerà a dire no al nucleare», la candidata nel Lazio, Emma Bonino, parla del ricorso alla Corte costituzionale come di «un semplice atto di prepotenza, proprio perché l'energia, come lo stesso ministro Scajola ha notato, è secondo la Costituzione materia concorrente tra Stato e Regioni».

Le tre leggi regionali contro cui il governo ha fatto ricorso alla Corte costituzionale sono state tutte e tre approvate tra dicembre e gennaio, (per l'esattezza la norma campana è inserita nella Finanziaria). Tutte e tre recitano un principio che appare di buon senso e del tutto aderente alla costituzione: «Nel pieno rispetto dei principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione e in assenza di intese con lo Stato in merito alla loro localizzazione, il territorio della Regione è precluso all'installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché di depositi di materiali e rifiuti radioattivi».
La legge 99, quella che ha reintrodotto la scorsa estate l'atomo nel nostro Paese, sostanzialmente cancella la possibilità, per tutte le regioni italiane, di opporsi alla costruzione di un impianto nucleare o di un sito di stoccaggio e, di fatto, militarizza le procedure di localizzazione dell'energia atomica e di costruzione degli impianti.
Un'idea che non piace a tutti, a sinistra come a destra, tanto è vero che undici regioni hanno impugnato lo scorso settembre, sempre di fronte alla Corte Costituzionale, il provvedimento emanato dal governo italiano: ben dieci (Toscana, Umbria, Liguria, Piemonte, Calabria, Marche, Emilia Romagna, Lazio, Puglia e Basilicata) sono le amministrazioni governate dal centrosinistra e solo una, il Molise, con una giunta del Pdl. Ma il mese scorso era già cresciuto il numero dei governatori poco convinti dalle procedure scelte dal governo per imporre il nucleare: la Conferenza delle Regioni ha di fatto congelato il decreto attuativo della legge nucleare, sulle procedure di individuazione e le forme di risarcimento.
Al nucleo iniziale si erano quindi aggiunte regioni con un saldo cuore leghista, come il Veneto. E oggi non piacerà, con tutta probabilità, ai sostenitori del federalismo questo ennesimo attacco alle Regioni. Così come non piace, naturalmente, ai primi destinatari dell'azione del Governo. Non si stupisce infatti il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani e governatore dell'Emilia Romagna. «Sapevamo che si sarebbe innescato un conflitto istituzionale e costituzionale - sottolinea - ma di questo è responsabile il governo, non le singole regioni».
Il nucleare «è un errore, per tanti motivi- continua il governatore - inclusi gli altissimi costi. L'Italia si sta avviando verso una direzione sbagliata». E' ancora più netta la posizione di Silvio Greco, coordinatore Ambiente della conferenza delle Regioni e assessore della Calabria, che parla di «un ulteriore gesto di arroganza da parte del governo. A essere anticostituzionale - aggiunge - è proprio la legge 99, non quelle regionali che ristabiliscono il diritto dei cittadini di entrare nel processo decisionale locale e quello di leale collaborazione».
Così, a giudizio di Legambiente, l'azione intrapresa dal ministro Scajola contro Puglia, Campania e Basilicata «è un atto che mira a frenare preventivamente ulteriori decisioni regionali in tal senso », mentre il Wwf parla di un «vero e proprio atto di ritorsione del governo nei confronti delle Regioni».

Simonetta Lombardo da Terra

STOP ALL'OFFENSIVA NUCLEARISTA


Nel giorno in cui il governo impugna le leggi regionali con cui Campania, Basilicata e Puglia hanno detto no al nucleare del governo il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli rivolge un Appello 'a tutte le forze politiche, e quindi anche a Di Pietro, affinchè il referendum contro il nucleare non diventi uno strumento di lotta politica dei partiti, per aumentare il proprio consenso".

E' di una gravità inaudita quello che è accaduto nelle ultime ore.
Il governo, con la decisione di impugnare le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata contro il nucleare, ha compiuto un atto in puro stile fascista. Un gesto, quello del ministro dello Sviluppo Claudio Scajola e del ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto, che ci riporta indietro di trent'anni. Evidentemente per questa classe dirigente non vale nulla il volere dei cittadini, che già nel 1987 si espressero contro le centrali nucleari nel nostro Paese; così come a nulla valgono le amministrazioni regionali, espressione della volontà popolare.
Ma la decisione del governo Berlusconi di voler ricorrere contro le legislazioni regionali nasconde anche le paure delle forze politiche di maggioranza, che ancora non dicono chiaramente ai cittadini dove intendono costruire le centrali atomiche. Un timore evidentemente legato alla prossima scadenza delle elezioni regionali.
Il governo Berlusconi sa bene che i cittadini sono contrari alla decisione di tornare al nucleare e, per questo, per il rischio di perdere consensi e scatenare proteste nelle comunità locali, si guarda bene dal rendere nota la lista dei siti. E, come se questo non bastasse, il centrodestra ha deciso di imporre la costruzione degli impianti con l'uso dell'esercito.
Ci troviamo di fronte a un gravissimo attacco alla democrazia del nostro Paese, complice un sistema mediatico che ha di fatto oscurato i temi dell'ambiente e del nucleare sottraendoli al dibattito pubblico.
I grandi network televisivi tacciono al cospetto delle decisioni governative e vengono meno al loro dovere di informazione. Il ministro Scajola, protagonista dell'ultima crociata a favore del nucleare, deve spiegare agli italiani dove intende portare le scorie radioattive, altamente tossiche e pericolose per centinaia di anni. E come intende trattarle, in quali stabilimenti e con quali tecniche.
Mentre ai cittadini italiani non viene data la possibilità di farsi un'opinione su queste vicende cruciali per la vita del Paese e per la loro salute. Di fatto è calato un silenzio assordante sui temi che possono danneggiare l'immagine di questa maggioranza e metterne in discussione le scelte. Sul nucleare non esiste più contraddittorio. Ci raccontano quali potranno essere gli effetti positivi delle centrali atomiche, tacendo sui costi reali di questa operazione.
Oltre al silenzio sui rischi serissimi che tutti noi corriamo.

Angelo Bonelli da Terra

SCAJOLA CONTRO TRE REGIONI "SUL NUCLEARE DECIDIAMO NOI"


Il governo impugna le leggi di Puglia, Basilicata e Campania. Vendola: disobbediamo. L'Idv preannuncia referendum. L'opposizione: ritorsione contro le Regioni. Scajola: decisione necessaria.

Sul nucleare per ora è guerra politica e di carte bollate. Il consiglio dei ministri di ieri, su proposta di Claudio Scajola, ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale le leggi di Puglia, Basilicata e Campania che impediscono la costruzione di centrali in quelle Regioni. Insomma, il governo non si ferma: procede spedito anche contro le scelte dei governi locali e gli orientamenti dei cittadini.

SFIDA
La sfida dell'atomo infiamma subito l'arena politca. L'Idv annuncia la raccolta di firme per un eventuale refendum contro i reattori atomici, mentre antonio Di Pietro evoca il rischio di guerra civile. I candidati del centrosinistra alle regionali, accusano il governo di centralismo (alla faccia del federalismo leghista) e autoritarismo,m di cieco atto intimidatorio che non tiene conto delle amministrazioni locali, gli ambientalisti di ritorsione, mentre il presidente della Conferenza delle regioni (che già si è espressa contro la scelta per l'energia atomica) Vasco Errani torna a chiedere all'esecutivo di indicare la localizzazione dei siti prima delle consultazioni regionali. Insomma, il ricorso accende una miccia pronta ad esplodere al più presto. I governatori delle tre Regioni non si danno certo per vinti. Anzi. «La Puglia sarà una Regione disobbediente, continueremo a dire no al nucleare », annuncia Nichi Vendola. «Faremo rispettare il nostro territorio. La Basilicata ha il diritto di esprimersi sul nucleare», gli fa eco Vito De Filippo della Basilicata. Quanto ad Antonio Bassolino, si dice certo che la Consulta riconoscerà la costituzionalità della legge campana.

IL RICORSO
Sul fronte opposto Scajola, che ha spiegato ai colleghi ministri le ragioni dell'intervento adducendo «ragioni di merito e di diritto». Secondo il ministro «le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione , trasporto e distribuzione di energia eletrica) e non riconoscono l'esclusiva competenza dello stato in materia di tutela dell'ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza».
Scajola aggiunge che la decisione di intervenire si sarebbe resa necessaria per evitare «un pericoloso precedente».
Quanto al merito, «il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del Governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell'energia, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo». Queste le argomentazioni utilizzate a Palazzo Chigi. Ma sarà difficile difendere il fronte pro-atomo di fronte ad una popolazione «disobbediente». Probabilmente non basteranno neanche i 10 milioni annui destinati dal decreto ai Comuni che decideranno di ospitare i reattori.

Bianca Di Giovanni da L'Unità

lunedì 18 gennaio 2010

LA RIVOLTA DELLE REGIONI


Un documento degli assessori all'Ambiente boccia il decreto attuativo di dicembre sui siti e le compensazioni. Ora sono quattro le amministrazioni regionali del centrodestra a schierarsi contro l'atomo in giardino


Anche le regioni del centrodestra fanno lo sgambetto all'atomo in salsa Berlusconi.
Perché il decreto attuativo approvato a dicembre dal Consiglio dei ministri che individua le procedure di localizzazione delle centrali non tiene conto dei poteri delle Regioni e le bypassa apertamente in questa tornata normativa, ma anche perché non si costruiscono quattro impianti nucleari senza un piano energetico, senza un deposito per le scorie, senza un valido modello di valutazione ambientale.
Alla lista delle undici amministrazioni che lo scorso autunno erano ricorse alla Corte Costituzionale contro la legge di reintroduzione dell'atomo nel nostro paese che sostanzialmente scippava loro la possibilità di governo dei propri territori, si aggiungono oggi tre regioni di destra (Veneto, Sicilia e Sardegna) e la Campania che - per ragioni tecniche - non aveva fatto a tempo ad aderire al ricorso antinucleare.
La ripresa della campagna che tiene assieme vera e propria opposizione all'atomo e volontà di rimettere i puntini sulle i dei diritti e delle prerogative degli enti locali è avvenuta ieri (venerdì 15 gennaio), nella riunione coordinamento regionale all'ambiente capitanata dal coordinatore Silvio Greco, assessore della Calabria.
Dall'incontro è uscito un documento approvato da 15 regioni; oltre alle quattro ricordate, quelle già nella lista antinucleare: Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Lazio, Umbria, Toscana, Marche, Emilia Romagna, Liguria e Piemonte. Un documento che boccia il decreto attuativo di dicembre, partendo dal metodo. «Non ci piace», taglia corto Greco. «Undici regioni hanno impugnato la legge per evidenti situazioni di illegittimità costituzionale, ma l'esecutivo va avanti. La stessa legge recita, tra l'altro, che i decreti attuativi verranno adottati dai ministeri dello Sviluppo economico di concerto con l'Ambiente e i Trasporti, ma previo parere della Conferenza delle regioni e delle Commissioni parlamentari. Invece, arriviamo buon ultimi e con la scusa dell'urgenza e dei temi stretti, come ricorda una lettera del ministro Fitto al presidente del Senato. Il governo non rispetta non solo le competenze degli enti locali ma neanche le sue stesse leggi».
È dettagliato il no al decreto di dicembre: è stato «presentato con grande ritardo», «impedendo alle Regioni di poter intervenire», «marcando con ciò l'ennesimo vulnus al principio di leale collaborazione istituzionale»; «contempla le norme per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi senza fare menzione dello smaltimento delle scorie nucleari pregresse»".
Infine, la Valutazione di impatto ambientale strategico (VAS) «non tiene conto delle localizzazioni degli impianti», limitandosi a una procedura autorizzativa solo su parametri. «Non si capisce come si possa fare una valutazione di impatto ambientale a prescindere dall'ambiente interessato», ironizza Greco.
A dimostrare che qualcosa si sta muovendo nel centrodestra, la lettera inviata dall'assessore veneto Conta, in cui si sottolineano anche la scarsa cooperazione con le Regioni e la mancanza di fondi per il monitoraggio ambientale. «Ci sono questioni di metodo - chiarisce l'assessore regionale del Lazio Filiberto Zaratti - perché se la Consulta ci dà ragione sul decreto legislativo, decadono anche quelli attuativi: è fuori luogo che il governo insista. Poi ci sono delle questioni, anche più importati, di merito: le Regioni, rispondendo all'impegno preso da Kyoto e nelle direttive europee, stanno investendo centinaia di milioni nelle rinnovabili». «Insistiamo per un piano energetico nazionale. Perché si costruiscono quattro centrali e non sei o tre?», chiede l'assessore pugliese Onufrio Introna.
Ed è tranchant il giudizio del suo collega piemontese, de Ruggero: «Nella mia regione c'è l'80 per cento delle scorie della passata stagione nucleare. Manca il deposito nucleare nazionale definitivo. Noi stiamo stati disponibile, in maniera laica, a discutere della possibilità di un deposito delle scorie preesistenti, ma non siamo disponibili in alcun modo a discutere del deposito di quelle future»


Simonetta Lombardo da Terra

venerdì 15 gennaio 2010

NUCLEARE. 15 REGIONI SU 20 DICONO NO: 'SBAGLIATI MERITO E METODO'

(DIRE) Roma, 15 gen. - Si allunga e compatta la lista delle regioni che si oppongono al ritorno dell'energia nucleare in Italia. Oggi, in una riunione degli assessori regionali all'Ambiente, coordinata dal capofila Silvestro Greco, responsabile dell'Ambiente in Calabria e organizzata nella rappresentanza della Regione a Roma, e' stato presentato un documento sullo schema di decreto legislativo che ha avuto luce verde nel Consiglio dei ministri del 22 dicembre scorso, documento firmato da 15 regioni: 15 su 20, ormai.
Dunque, gli schieramenti: Silvestro Greco (Calabria), Filiberto Zaratti (Lazio), Nicola De Ruggiero (Piemonte), Onofrio Introna (Puglia) in rappresentanza delle 11 regioni che hanno firmato il ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge 99/2009 ('legge Sviluppo') che attua la 'revanche nucleare' decisa dal Governo (Calabria, Basilicata, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Puglia, Liguria, Marche, Piemonte, Molise). A queste si aggiungono Campania, Sicilia, Sardegna, Veneto (quest'ultimo con una lettera ad hoc), mentre la Lombardia non si e' espressa.
Gli assessori all'Ambiente delle regioni ribelli all'atomo dicono in sostanza che il decreto attuativo di dicembre e' "stato presentato con grande ritardo", impedendo cosi' alle regioni di poter intervenire "marcando con cio' l'ennesimo vulnus al principio di leale collaborazione istituzionale".
Silvestro Greco, assessore all'Ambiente della Calabria e coordinatore degli assessori all'Ambiente delle regioni, sul metodo seguito dall'esecutivo per il ritorno all'atomo, e relativamente ai decreti attuativi, spiega che "il dlgs prevede che i decreti attuativi possano essere presi previo parere delle regioni e delle commissioni parlamentari competenti, dopodiche' il parere positivo del governo e' stato trasmesso senza il passaggio alle Regioni". Il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, "nella sua lettera di accompagnamento ha giustificato il mancato passaggio con l'urgenza del provvedimento- stigmatizza Greco- insomma, questo governo non rispetta nemmeno le sue stesse leggi".
Ma gli assessori all'Ambiente delle Regioni lamentano anche come non vi sia alcuna intesa con l'esecutivo. Secondo Greco, infatti, "il governo si muove in assenza di un piano energetico nazionale", con le Regioni italiane che invece "stanno facendo uno sforzo enorme sulle energie alternative". Il decreto legislativo di dicembre, dice ancora l'assessore calabrese, "e' tutto contro la normativa vigente sulla partecipazione degli enti locali". Insomma, "si sta facendo 'un'azione di comando'- afferma Greco- e cio' si capice anche dal fatto che la Valutazione ambientale strategica dovrebbe essere svolta, secondo quel che dice il decreto, a prescindere dalla collocazione geografica dei siti, solo su parametri tecnici". Insomma, si fa una Vas per la centrale poi se la si realizza in Lombardia o in Sicilia vale ugualmente, e' il succo della denuncia di Greco.
Nel merito, invece, gli assessori regionali all'Ambiente avvertono che lo schema di decreto legislativo di dicembre contiene norme sullo stoccaggio dei rifiuti ma senza fare alcuna menzione dello smaltimento delle scorie pregresse, quelle del 'vecchio' nucleare italiano.
Nicola De Ruggiero (Piemonte) ricorda che "in Piemonte c'e' l'80% delle scorie della passata stagione nucleare, a Saluggia, Trino e Bosco Marengo, mentre manca il deposito nazionale per le scorie". L'ipotesi di un deposito nazionale definitivo, invece, "dovrebbe essere il punto centrale di qualunque politica nucleare". De Ruggiero quindi avverte: "noi come regioni abbiamo discusso in maniera molto laica, e siamo disposti a continuare, sul come mettere in sicurezza l'esistente, ma non discuteremo di un deposito per quello che non c'e', perche' siamo contari al modo in cui e' stata fatta la scelta di ritorno all'atomo".
Per Filiberto Zaratti (Lazio): "c'e' una questione di metodo: il decreto attuativo e' diretta discendenza del dlgs impugnato da 11 regioni. Se la Corte Costituzionale ci da' ragione, decadono assieme tutti quanti i decreti, ed e' quindi fuori luogo che il governo insista a produrne". Poi c'e' una questione di merito: "non si puo' sorvolare, come e' stato fatto, sul Piano energetico nazionale- segnala Zaratti- perche' di fronte al quadro del Protocollo di Kyoto e delle direttive dell'Unione europea, le Regioni si sono adeguate e stanno investendo centinaia di milioni di euro sulle fonti rinnovabili".
A proposito della questione del sito per i rifiuti del 'nucleare pregresso', dice Filiberto Zaratti, assessore all'Ambiente del Lazio, "a Borgo Sabotino la Sogin sta costruendo un deposito per i fanghi ed il boiler della centrale dismessa, ma la Regione Lazio non e' disposta a discutere di nucleare futuro". Cio', "non solo una questione di metodo- avverte Zaratti- il Lazio e' contrario al nucleare per questioni economiche, di sicurezza e per scelte energetiche di fondo".
Per Onofrio Introna (Puglia), infine, "quella di disattendere le regole e' la cifra di questro governo". La Puglia "ha gia' 3 ricorsi al Tar del Lazio contro le autorizzazioni rilasciate dal governo per prospezioni narine alla ricerca di idrocarburi- elenca- noi facciamo l'eolico ed il fotovoltaico, Brindisi e' il piu' importante polo energetico del carbone in Italia: quanta altra solidarieta' devono dimostrare i pugliesi al paese per il settore energetico?".

15:27 15-01-10

martedì 24 novembre 2009

THREE MILE ISLAND: E' SERIE NERA. E IL NUCLEARE NON PROTEGGE IL CLIMA


Centrali Un mese dopo il rinnovo della concessione governativa, nell'impianto più tristemente noto degli Stati Uniti si verificano perdite radioattive. E un rapporto Usa boccia l'atomo come fonte per combattere l'effetto serra

Quasi una maledizione.
Trent'anni dopo l'incidente che ha stoppato di fatto la costruzione di nuovi impianti negli Usa e appena un mese dopo che aveva ottenuto la concessione di funzionare per altri 20 anni, la centrale nucleare di Three Mile Island ritorna all'onere delle cronache per una fuga radioattiva. Niente di importante, si sono affannati a sottolineare alla Nuclear Regulatory Commission, l'agenzia Usa del nucleare, che poche settimane fa ha bocciato i reattori Westinghouse di ultima generazione (AP1000), attesi anche in Italia nel programma atomico del governo Berlusconi. Ci sarebbero, precisa l'organismo di controllo, solo 20 contaminati lievi tra i lavoratori della centrale.
Ma simbolicamente e non solo, è un brutto colpo. Prima di tutto perché basta il nome dell'impianto per sollevare preoccupazioni e ricordi: nel 1979 la contaminazione fu grave e numerosissime malattie e decessi furono attribuiti a quella fuga radioattiva. Poi perché ci sono volute 24 ore per venire a conoscenza dell'incidente. Troppe, per la popolazione civile che vive attorno alla centrale, piantata nel mezzo della popolata Pennsylvania a poca distanza dalla capitale Harrisburg.
Per coincidenza (ma qualcuno dice che la coincidenza è solo mediatica, perché piccoli e meno piccoli incidenti avvengono molto spesso negli impianti nucleari) Legambiente ha denunciato ieri una perdita radioattiva nel comprensorio nucleare di Saluggia, in Piemonte.
Secondo i rilievi dell'Agenzia regionale per l'ambiente, ci sarebbe stata una contaminazione di parecchie migliaia di becquerel nel sottosuolo dell'impianto, da una condotta di scarico dell'impianto, a pochi metri dalla Dora Baltea, affluente del Po. E se i microallarmi parlano chiaro sulla stabilità della sicurezza degli impianti atomici, a sfatare il nuovo mito pseudoambientalista del nucleare come energia amica del clima arriva un rapporto del Wisconsin Environment (un centro studi non governativo statunitense).
Secondo la ricerca, dal punto di vista economico, bisogna costruire ben 100 impianti nucleari per ridurre le emissioni di 6 miliardi di tonnellate nell'arco dei 20 anni di esercizio delle centrali. Con la stesso investimento in efficienza energetica ed energie rinnovabili si ottiene - sottolineano gli autori dello studio - un risultato doppio nello stesso periodo di tempo.
Anzi, nell'attuale situazione di ritardi (si pensi alla centrale finlandese di Olkiluoto, che sforerà di trequattro anni le previsioni) il nucleare può ottenere le stesse performance in tempi 5 volte maggiori rispetto alle rinnovabili pulite. Anche i rendimenti dei capitali investiti saranno circa 5 volte superiori nel caso delle energie rinnovabili e nell'efficienza energetica.
Per ogni dollaro speso, aggiunge il Wisconsin Environment, si ottiene una riduzione di 8-12 chili di anidride carbonica se destinato all'efficienza energetica e alle biomasse, di 5-8 chili di anidride carbonica nell'eolico, di 2-3 chili nel solare termico e fotovoltaico e al massimo 1-2 chili con il nucleare.
Ma non basta. Il tempo è una fattore essenziale per combattere il riscaldamento climatico: i reattori nucleari necessitano 7-10 anni per la costruzione e la messa in esercizio. In questo periodo l'accumulo di gas serra in atmosfera aumenterà a tal punto da rendere non solo praticamente impossibile la riduzione dei gas serra sul breve periodo (10-20 anni), ma soprattutto da complicare fortemente le azioni di riduzione da qui al 2050. Nel frattempo le conseguenze negative generate da cambiamenti climatici potrebbero essere irreversibili o ingestibili.
L'efficienza energia e le energie rinnovabili permettono, invece, azioni rapide, flessibili ed efficaci. Inoltre l'energia nucleare serve solo per produrre elettricità, una piccola frazione dei consumi energetici.

Simonetta Lombardo da Terra

mercoledì 29 aprile 2009

NUCLEARE: BLITZ DI GREENPEACE A SCANZANO

POTENZA - A Scanzano Jonico (Matera), lì dove doveva - secondo un decreto del Governo del 2003, poi cancellato dopo 15 giorni di protesta popolare - nascere il sito unico nazionale delle scorie nucleari, la notte scorsa una quindicina di attivisti di Greenpeace hanno fatto un blitz, chiudendo con del cemento tre pozzi di salgemma e creando un piccolo parco giochi.

Dalla località "Terza Cavone", dove sono arrivati anche il sindaco, Salvatore Iacobellis, e i rappresentanti dell'associazione "Scanziamo le scorie", tra i promotori della protesta del 2003, Greenpeace ha lanciato un messaggio a Governo e Regione Basilicata: "Dopo quello del 2003, per evitare un nuovo tentativo di portare qui le scorie radioattive italiane, bisogna chiudere definitivamente i pozzi".

In realtà, il 27 novembre 2003 il Consiglio dei Ministri approvò un emendamento al decreto sulle scorie nucleari, togliendo il nome di Scanzano Jonico dal provvedimento. "Ma oggi - hanno ribattuto gli attivisti - crediamo che il pericolo sia ancora vivo poiché, sul nucleare, il Governo sta portando avanti una politica 'militare' con una strategia di stampo sovietico, basata su un approccio autoritario alle scelte di localizzazione, in spregio delle direttive europee e delle prassi internazionali".

E così Greenpeace ha deciso di fare il blitz "a pochi giorni dal 23/0 anniversario del disastro di Cernobyl, e alla vigilia dell'apertura del G8 Ambiente di Siracusa". Su uno dei tre pozzi chiusi con il cemento, Greenpeace ha creato un piccolo parco giochi, con uno scivolo e un'altalena perché - come è scritto su uno degli striscioni esposti - non si può "giocare con il futuro dei nostri figli".

Ecco perché gli attivisti chiedono al Governo che "i pozzi vengano chiusi al più presto" e alla regione Basilicata "di annunciare pubblicamente che non è disponibile a subire nessun deposito nucleare sul proprio territorio".

da ansa.it

lunedì 20 aprile 2009

G8:AMBIENTE;DA SIRACUSA A COPENAGHEN,OGGI A ROMA VERDI E ONG

(ANSA) - ROMA, 20 APR - Oggi dalle 15,00, a Roma, alla vigilia del G8 Ambiente che si terra' a Siracusa dal 22 al 24 aprile, eletti Verdi, rappresentanti delle Ong ambientaliste e della societa' civile discuteranno nel corso di un convegno intitolato ''Da Siracusa a Copenaghen: per un accordo globale contro i cambiamenti climatici'' degli obiettivi da raggiungere entro il 2020 per la riduzione delle emissioni CO2 e di altri gas a effetto serra. I Verdi europei hanno invitato alcuni esperti italiani ed europei che presenteranno un piano sul potenziale delle energie rinnovabili in Italia. Sono stati invitati anche degli industriali italiani che lavorano nel settore delle energie rinnovabili. I Verdi europei si soffermeranno sulla situazione italiana, anche in virtu' del fatto che il Senato italiano ha recentemente adottato una risoluzione che, caso unico in Europa, nega l'esistenza dei cambiamenti climatici. Gli organizzatori ricordano che l'Unione europea si e' impegnata a ridurre le emissioni dell'8% per il periodo 2008-2012 e del 20% entro il 2020 (oppure del 30% se si trovera' un accordo internazionale a Copenaghen). (ANSA). KYW

da ansa.it

mercoledì 8 aprile 2009

ENERGIA E AMBIENTE: A MOSCA DA DOMANI "ECOMONDO RUSSIA"

(AGI) - Rimini, 7 apr. -Apre i battenti, domani, a Mosca, "Ecomondo Russia", la rassegna sull'ambiente promossa dalla Fiera di Rimini col supporto della Regione Emilia Romagna e che permette di consolidare, ma anche ampliare, relazioni commerciali e istituzionali nella oramai consolidata 'green economy'. Ne e' un esempio l'alleanza con il VII TEK, l'annuale manifestazione promossa dal Consiglio delle Federazioni Russe, dalla Duma di Stato, dai Ministeri dello Sviluppo Economico, delle Industrie e dell'Energia, delle Risorse Naturali, dello Sviluppo Regionale, dei Trasporti. "Ecomondo", la cui 13a edizione si svolgera' a Rimini Fiera dal 28 al 31 ottobre 2009, si e' ormai ritagliata un proprio spazio nell'importante Forum russo sull'Energia e la presenza di un gruppo di imprese italiane nel cuore pulsante di una delle economie in piu' rapido sviluppo quest'anno avra' luogo nella sala espositiva del Maneggio, situata alle spalle della piazza Rossa di Mosca.
L'appuntamento moscovita, in calendario fino all'11 aprile, si preannuncia come un'opportunita' mirata di incontri fra imprese italiane del settore e decisori russi sulle politiche ambientali ed energetiche, nonche' con i buyers pubblici e privati di tecnologie, servizi e prodotti del settore. Un appuntamento di rilievo sara' la tavola rotonda Energia e Ambiente, in programma il 9 aprile quando Corrado Clini, direttore generale del Ministero dell'Ambiente, interverra' insieme ai piu' autorevoli esponenti russi impegnati sulla sostenibilita' ambientale". A margine del convegno si svolgera' un incontro fra il direttore Clini e il Vice Ministro per lo Sviluppo Economico e il Commercio russo, Stanislav Voskresenskij. Nel corso dell'incontro sara' esaminato il testo di un accordo bilaterale di cooperazione in campo ambientale finalizzato alla realizzazione di progetti comuni nell'ambito del Protocollo di Kyoto. L'accordo sara' sottoposto in seguito all'approvazione dei due governi per la firma. In questi giorni a Mosca sono attesi almeno quattromila delegati, provenienti da 68 regioni delle repubbliche autonome della Federazione Russa.
Per l'occasione sono stati programmati molti incontri d'affari, tra le aziende presenti direttamente e i funzionari in visita.

da agi.it

martedì 7 aprile 2009

Ambiente: nato un edificio realizzato con rifiuti

Costruito da Savno di Conegliano, vince Energy Globe Award
(ANSA) - TREVISO, 6 APR - Un edificio realizzato interamente riciclando rifiuti e' stato costruito dalla Savno, azienda di smaltimento di Conegliano (Treviso).La costruzione - che e' sede della Savno stessa - ha vinto l'Energy globe award che le sara' consegnato il 13 aprile a Praga. ''Quando abbiamo costruito la nostra eco-sede con materiali provenienti da raccolta differenziata - dice il presidente di Savno Szumski - abbiamo voluto fare una scommessa; se invitiamo a riciclare'' dobbiamo dimostrare che e' utile.

lunedì 6 aprile 2009

AMBIENTE:DA ECOPOLIS MAPPA CITTA'FUTURO,SFIDA ZERO EMISSIONI

(ANSA) - ROMA, 6 APR - Un investimento oggi del 2% del Pil mondiale in politiche per la sostenibilita' consentirebbe ai governi di tutto il mondo un risparmio nel prossimo futuro di oltre il 20% del Pil complessivo. E la sfida zero emissioni e alta sostenibilita' sara' concentrata nelle citta', destinate ad essere sempre piu' grandi. La mappa delle metropoli del futuro e' stata tracciata in occasione della 1/a edizione di Ecopolis: il summit internazionale dedicato al tema dell'ambiente urbano e della sostenibilita', promosso da Camera di Commercio di Roma e Fiera Roma che si e' chiuso venerdi' scorso nella capitale. La tre giorni della sostenibilita' presso la fiera di Roma ha terminato con un bilancio di 7.000 visitatori accreditati, due padiglioni per un totale di 15.000mq occupati, 100 aziende e istituzioni che hanno presentato prodotti e progetti innovativi, oltre 170 speaker nazionali e internazionali intervenuti in 22 convegni e main conference. ''Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti - ha detto il Presidente di Fiera Roma, Roberto Bosi - crediamo fermamente che proprio in momenti come questo sia necessario favorire il dialogo tra mondo produttivo e istituzioni. Le aziende hanno bisogno di nuovi stimoli da cui ripartire e gli studiosi intervenuti a Ecopolis confermano che lo sviluppo sostenibile e' certamente un motore di ripresa per il sistema industriale''. La citta' del futuro sara' grande, in essa abitera' un numero sempre maggiore di persone di diversa provenienza, cultura, estrazione sociale, disponibilita' economica. Le citta' sono il vero terreno della sfida alla quale tutta l'umanita' e' chiamata a partecipare: la sfida della costruzione di comunita' a zero emissioni. (ANSA). Y99-GU

venerdì 3 aprile 2009

Rinnovabili/ Google disegna mappa online per costruire impianti

Path to Green Energy fornisce informazioni su specie e territorio
Roma, 2 apr. (Apcom-Nuova energia) - Scegliere il posto giusto per realizzare un investimento è sempre difficile, trovare il sito per ottimizzare la realizzazione di un impianto a energia rinnovabile lo è altrettanto. Adesso, però, grazie all'alleanza tra Google, il suo motore di ricerca Google Earth, e due istituzioni statunitensi legate all'ambiente, potrebbe essere tutto più semplice, scrive il San Francisco Chronicle. Il nuovo strumento di mappatura di Google Earth, Path to Green Energy, mostra alle società che investono in rinnovabili i luoghi dove è più vantaggioso investire e inoltre fornisce informazioni complete sulle specie che si trovano nella zona e sui centri abitati. La nuova funzione è stata realizzata grazie alla concessione di documenti e dati sui parchi naturali e altre aree protette da parte della National Audubon Society e del Natural Resources Defense Council. Ingrandendo, per esempio, il deserto Mojave, una delle location più sponsorizzate per i progetti fotovoltaici, si possono individuare in pochi secondi le aree che sono off-limits e quelle dove invece è possibile costruire un impianto. La mappatura dispone, infatti, di colori diversi a seconda della destinazione del terreno. Lo strumento è già disponibile online e chiunque può utilizzarlo. Secondo Google il progetto potrà aiutare anche le compagnie elettriche e le agenzie federali a individuare più velocemente le aree dove sviluppare nuove linee elettriche. Ideato per venire incontro alle esigenze degli ambientalisti e delle società impegnate nelle rinnovabili, il Path to Green Energy potrebbe essere uno strumento utile anche per chi deve costruire una casa. Si tratta ancora di un progetto "work in progress", perché attualmente copre soltanto 13 stati degli Stati Uniti occidentali.

wallstreetitalia.com

giovedì 2 aprile 2009

Il sole fa la rivoluzione? Legambiente ci crede, e prova a coinvolgere l´Eni

LIVORNO. Domani al Politecnico di Torino si terrà una conferenza internazionale sull’energia solare dal titolo ”Anche il sole fa la sua rivoluzione”, molto ammiccante, anche per i soggetti che la promuovono trattandosi di Eni e Legambiente.
Un convegno che rappresenta la prima tappa del progetto EnergyThink (www.energythink.it) “Il Futuro del Pianeta, gli scenari dell’Energia” di Eni e Legambiente che, nel rispetto reciproco delle proprie identità e ruoli, intendono porre le basi per un confronto propositivo sul terreno delle energie rinnovabili.
A parlare agli studenti sono stati chiamati nomi illustri della comunità scientifica internazionale oltre dell’ateneo torinese e i dirigenti di Eni e Legambiente, che domani introdurranno il convegno e ai quali abbiamo posto alcune domande.

Che cosa ha spinto un’ associazione ambientalista come Legambiente- abbiamo chiesto a Rossella Muroni, che ne è la direttrice generale- a promuovere un convegno sull’energia solare con un’azienda come Eni?
«Direi che è una sfida. Parlare di cose concrete con chi è diverso da noi. Una filosofia che caratterizza da sempre l´azione di Legambiente. Proprio Eni e i grandi colossi dell´energia possono fare la differenza sulla via dello sviluppo alle fonti rinnovabili e allora è proprio con loro che ne dobbiamo parlare. Rimangono i rispettivi punti di vista e le criticità ambientali e sociali che caratterizzano le attività di una società come Eni e sappiamo entrambe che su quel piano continua il confronto. Questo però non ci impedisce di aprire un fronte di dialogo e ricerca comune. Le energie rinnovabili hanno molti nemici, è per questo che per promuoverle e difenderle ci vogliono alleanze inedite e forti».

Quali obiettivi vi ponete di raggiungere, come Legambiente, con questa iniziativa?
«Innanzitutto parlare con i giovani universitari, i ricercatori di domani. E´ un appello ad investire il proprio progetto di vita e di studio sulle rinnovabili, a crederci. Anche l´ambiente ha bisogno di ricerca e ha bisogno di grandi idee: speriamo che sia un cervello italiano, non costretto alla fuga, che ce le dia. Innovazione e ambiente sono ormai un binomio inscindibile ed è per questo che abbiamo voluto entrare in un ateneo autorevole come è il Politecnico di Torino. Siamo alla ricerca di giovani menti che aiutino l´innovazione e che credano nella sostenibilità ambientale anche come progetto lavorativo e di studio. Questo a maggior ragione alla luce di quanto è avvenuto negli ultimi mesi quando l´annuncio del ritorno del nucleare in Italia ha fatto schizzare le richieste di iscrizione a scienze dell´atomo! dobbiamo correre ai ripari anche sul piano culturale e dire agli universitari che il nucleare è un bluff peraltro molto pericoloso».

Legambiente è fortemente impegnata per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, a fianco del risparmio e dell’efficienza energetica. Quali prospettive prevede per questo settore nel nostro Paese?
«Il settore delle rinnovabili sta dimostrando di poter superare alla grande la fase di crisi economica. E´ un settore dinamico che porta con se oltre ai grandi colossi dell´energia una miriade di piccole e medie imprese. In particolare l’eolico uscirà dalla crisi per primo, perché la sua crescita attira capitali che compensano la stretta del credito. La notizia di questi giorni è che le installazioni e la messa in esercizio di impianti fotovoltaici in conto energia in Italia sono nel 2008 di gran lunga superiori rispetto ai valori comunicati fino a poche settimane fa. Il GSE ha infatti registrato un vero e proprio boom di allacci di impianti nel solo mese di dicembre 2008, oltre 5.000 per una potenza superiore a 130 MW, un terzo del totale di tutto l’anno. Un dato che fa schizzare la potenza degli impianti incentivati in conto energia per lo scorso anno a 329 MW, un numero che posiziona il nostro paese quale terzo mercato mondiale del fotovoltaico per l’anno passato, dopo Spagna e Germania e prima di Corea del Sud, Stati Uniti, Giappone, Cina. Insomma non è dal mercato o dall´economia che le rinnovabili hanno da temere. E´ l´inadeguatezza della politica a rappresentare l´ostacolo maggiore. Al di là degli schieramenti il nostro Paese non ha saputo mettere in campo un piano strategico di sviluppo delle rinnovabili che investisse senza indugi su eolico e solare innanzitutto. Ora poi con il delirio del ritorno al nucleare e con un governo che si fa paladino contro la strategia europea sulla lotta ai mutamenti climatici è tutto più difficile. La verità è che il miraggio nucleare ci farà perdere tempo e soldi senza risolvere i problemi attuali e stringenti legati ad una produzione sostenibile dell´energia, all´abbattimento delle emissioni allo sviluppo di politiche di risparmio ed efficienza energetica».


da greenreport.it

Nucleare, scandalo in Francia "Edf spiava Greenpeace"

Due alti dirigenti del colosso statale dell'energia atomica sono indagati con l'accusa di aver fatto violare i computer del gruppo ambientalista

PARIGI - Una si occupa di telecomunicazioni, l'altra di energia. Una è italiana, l'altra è francese. Una è privata, l'altra è statale. Una cosa in comune Telecom e Edf però ce l'hanno. Proprio come l'azienda presieduta un tempo da Marco Tronchetti Provera, anche il colosso transalpino del nucleare è sospettato di aver usato ex funzionari delle forze dell'ordine per spiare illegalmente i potenziali avversari o nemici.

A svelare lo scandalo, senza fare però il nome del Tavaroli della Edf, è stata la stampa francese, rivelando l'esistenza di un'inchiesta sul conto di due alti dirigenti dell'azienda accusati di aver disposto l'hackeraggio del computer dell'ex responsabile della campagna antinucleare di Greenpeace Francia, Yannick Jadot. Il magistrato che conduce l'indagine starebbe valutando anche l'ipotesi che Edf abbia tentato di infiltrare l'associazione ambientalista attraverso una società di security chiamata Kargus Consultants.

Un esperto della KC ha confermato di aver cercato di intromettersi illegalmente nei computer di Greenpeace, ma secondo i vertici della società avrebbe agito a titolo personale. Dal canto suo la Edf ha negato di aver mai chiesto di far spiare l'associazione ambientalista, limitandosi a confermare di essersi avvalsa in passato della consulenza della Kargus.

I fatti risalgono al 2006 e sono legati alla diffusione di un documento tecnico, coperto da segreto militare, fatta da Greenpeace e dall'associazione francese Sortir du Nucleaire. Il dossier riguardava in particolare l'inaffidabilità del reattore Epr francese in caso di incidente aereo con un jumbo jet. La pubblicazione dello studio fece andare su tutte le furie il governo.

In una nota, Greenpeace su dice oggi "nauseata dalla rivelazione" e annuncia di voler contestare le tattiche da guerra fredda di Edf "che dimostrano l'incapacità dell'industria nucleare di partecipare a un dibattito democratico aperto". "Come è stato dimostrato più e più volte, la democrazia e l'industria nucleare non possono convivere", ha commentato l'attuale responsabile della campagna nucleare di Greenpeace International, Rianne Taule.

"Con il sostegno del presidente Sarkozy - denuncia ancora Greenpeace - Edf, la società che gestisce tutti i reattori nucleari in Francia, sta aggressivamente promuovendo la tecnologia nucleare in tutto il mondo. Tuttavia, la proliferazione delle centrali nucleari significa minore trasparenza nel dibattito energetico".
Intervistato dal quotidiano britannico Guardian, Jadot, che nel frattempo è passato alla politica candidandosi alle prossime elezioni europee nelle file dei Verdi, ha detto di non aver mai sospettato di essere spiato. "E' scioccante che un'azienda statale si sia avvalsa di ex agenti dei servizi segreti per spiare un gruppo ambientalista - ha detto - ma dubito che abbia potuto fare tutto un solo hacker".

da repubblica.it

martedì 3 marzo 2009

No al nucleare in Piemonte, Pianura Padana a rischio.

La presidente della Regione Mercedes Bresso annuncia una delibera da sottoporre al consiglio e una richiesta di chiarimenti al governo. «Un eventuale insediamento richiederebbe troppa acqua e potrebbe mettere a rischio l'intera pianura padana»

"In Piemonte non è più possibile costruire una centrale nucleare, perché le condizioni sono cambiate e un eventuale insediamento potrebbe mettere a rischio l'intera pianura padana": lo ha affermato la presidente della Regione, Mercedes Bresso, annunciando una delibera su questo tema da sottoporre all'approvazione del consiglio regionale. La Regione invierà anche un documento al governo, chiedendo di conoscere su quali atti formali è stata decisa la costruzione in Italia di quattro nuove centrali, dopo il referendum che nel 1987 aveva bloccato lo sviluppo del nucleare sul territorio nazionale. Bresso intende infatti sapere "perché oggi non si ritengono più valide le ragioni che allora valsero per il no".

Quanto al Piemonte, Bresso rimarca che "già la valutazione di impatto ambientale fatta per la costruzione della centrale di Trino, nel vercellese, evidenziava l'insufficienza di risorse idriche, che veniva compensata dal rilascio d'acqua dai bacini della Valle d'Aosta". "Ora però - afferma - le condizioni sono cambiate, perché nel frattempo è mutato il regime delle precipitazioni. Quindi nei periodi di siccità estiva non sarà più garantito che l'acqua arrivi al sito per il raffreddamento. E questo - conclude - potrebbe mettere a rischio l'intera Pianura Padana".

da lanuovaecologia.it