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domenica 14 marzo 2010

LE CENTRALI, UNA FOLLIA ENERGETICA


22 anni dopo il referendum torna il dilemma atomico. E a sinistra c'è chi sostiene il nucleare

1. La costruzione di una centrale nucleare richiede mediamente 10 anni, mentre il nostro paese avrebbe invece bisogno di iniziare da subito la transizione dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili di energia. Quindi le centrali entrerebbero comunque in funzione in ritardo rispetto agli scopi che si prefigge il governo.

2. L'Italia non ha più tutte le competenze nucleari degli anni ‘60 e ‘70 e dovrebbe rivolgersi all'estero per acquisire tecnologia e know how.

3. Le 4 centrali nucleari previste coprirebbero solo una parte minima del segmento della produzione elettrica, che tra l'altro è solo una frazione del consumo totale di energia per il nostro paese. La maggior parte dei consumi, infatti, è coperto dai combustibili fossili .

4. Per la realizzazione del nucleare lo Stato dovrebbe investire ingenti risorse finanziarie a scapito di un efficace programma di emergenza per il risparmio, l'efficienza dell'energia e le fonti rinnovabili, in linea con quanto previsto a livello europeo con le percentuali del 20%-20%-20% al 2020, con il rischio del superamento dei parametri di Kyoto e le relative sanzioni previste per i paesi che non raggiungono questi obiettivi.

5. Sulla sicurezza delle centrali non avremo garanzie sufficienti. C'è infatti una sicurezza intrinseca all'impianto che deriva dal tipo di tecnologia usata (in questo caso di importazione francese) sulla quale non possiamo intervenire, una sicurezza derivante dall'ubicazione dell'impianto stesso e una sicurezza di esercizio di cui non abbiamo più le competenze di alta specializzazione necessarie, che probabilmente dovremmo importare dall'estero.

6. C'è un inquinamento radioattivo durante il normale funzionamento della centrale, dovuto allo sversamento nelle acque circostanti. E poi ci sono gli stessi gas radioattivi contenenti Iodio 131, elemento noto per i suoi effetti cancerogeni sulla tiroide. Le radiazioni ionizzanti sono sempre mutagenetiche e non esiste una soglia minima garantita: i loro effetti sull'uomo (insorgenza di tumori, leucemie, ecc.) si possono avere anche a distanza di più di 20/30 anni.

7. Lo smaltimento delle scorie - sia durante l'esercizio della centrale nucleare (barre esaurite di combustibile radioattivo, strutture contaminate, ecc.) che successivamente nella fase di smantellamento dell'impianto, quanto è terminata la sua funzione - è un problema ancora irrisolto, che comporta inoltre costi altissimi per il loro stoccaggio in depositi radioattivi (la cui sicurezza è tutta da dimostrare) in attesa del loro smaltimento definitivo (se e quando si troverà la soluzione).

8. Ricordiamo, nello specifico, come memoria per tutti, che il plutonio prodotto dalle centrali può servire anche per la costruzione di bombe nucleari. In ogni caso questo plutonio deve essere smaltito ed è considerato uno degli elementi più radiotossici che si conosca al mondo, tanto che si calcola che 1 milionesimo di grammo, se inalato, è potenzialmente sufficiente a indurre cancro.

Massimo De Santi
Fisico nucleare da Terra

mercoledì 10 marzo 2010

MONTALTO DI CASTRO, GREENPEACE LANCIA IL SUO "URLO" ANTINUCLEARE


Blitz dell'associazione ambientalista ieri nella località laziale, principale candidata ad ospitare una delle prossime centrali. Striscioni sul tetto dell'impianto e concerto al largo del Tirreno a bordo della Rainbow Warrior

Era il 1987 e l'Italia diceva no al nucleare tramite referendum. In conseguenza di quella scelta democratica, i lavori della centrale di Montalto di Castro vennero stoppati e l'impianto fu destinato alla produzione di energia termoelettrica.
Oggi, a causa delle scelte del nostro governo, la minaccia atomica si avvicina di nuovo a grandi passi sulla penisola e l'allerta si alza per siti strategici come Montalto. La località laziale, disponendo di una rete elettrica da 3.500 Mw e sorgendo vicino al mare, in una zona costiera a basso rischio sismico e idrogeologico, è la prima indiziata in cima alla lista "atomica" tenuta ancora segreta dai ministri competenti. Anche perché gli avvenuti sopralluoghi tecnici da parte dell'Edf (azienda francese che sta lavorando con l'Enel per la realizzazione delle nuove centrali) non sono segreti affatto.
E' di ieri, lo spettacolare blitz messo in piedi da Greenpeace per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'urgente questione, accantonata in maniera sospetta (per usare un eufemismo) dai politici italiani in questi concitati giorni pre-elettorali. Gli attivisti dell'associazione ambientalista hanno occupato il tetto della vecchia centrale nelle prime ore del mattino, esponendo un enorme striscione con la scritta "Emergenza nucleare" e un altro di 150 metri quadrati raffigurante l'emblema della campagna: il simbolo stilizzato del nucleare ricombinato per assomigliare al celebre quadro di Edvard Munch, L'urlo.
In seguito, verso le 13, sul Mar Tirreno, al largo della centrale, l'ammiraglia di Greenpeace, la Rainbow Warrior, è diventata il suggestivo scenario del concerto intitolato "Artisti contro il nucleare". Musicisti di diverso genere e provenienza (Adriano Bono & Torpedo Sound Machine, 99 Posse, Leo Pari, Piotta e Punkreas) hanno dato il loro sostegno, cantando il singolo "No al nucleare": esibizione trasmessa in diretta streaming sul sito internet dell'associazione che, sempre sul web, ha già raccolto, in meno diun mese, oltre 64mila firme contro la nuova era atomica.
Alla pagina apposita www.nuclearlifestyle.it (da cui si può anche scaricare gratuitamente l'mp3 del brano), si è aggiunto il numero verde 800.864.884 per permettere ai cittadini di lasciare ai candidati alle Regionali i propri messaggi antinucleari. «Tocca adesso ai politici in corsa per le elezioni Regionali prendere una posizione chiara contro l'atomo, altrimenti dopo le elezioni verranno imbavagliati e costretti ad accettare le decisioni del governo», sostiene Andrea Lepore, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace, sottolineando come la legge 99/2009 abbia escluso di fatto le Regioni da qualsiasi scelta sulla localizzazione dei siti: in tredici hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro questo sopruso. «Tornare al nucleare significa perdere oltre dieci anni per ritrovarsi con centrali obsolete e pericolose, sprecando l'opportunità di investire nelle vere soluzioni per il clima e per l'energia in Italia: rinnovabili ed efficienza energetica».

Diego Carmignani da Terra

giovedì 11 febbraio 2010

L'ATOMO NELLO STIVALE


Il governo approva il decreto che fissa i criteri per il ritorno dell'atomo nel nostro Paese. Ma sui siti è ancora mistero

Nucleare sì o no. L'Italia si interroga, ma non è un referendum democratico, come quello del 1987, oggi impietosamente stracciato.
Lo spirito che motiva le due opposte posizioni è piuttosto dettato delle contingenze economiche e politiche, con le importanti elezioni regionali alle porte e le "moderne" scelte energetiche da compiere. Comunque si guardi la questione, questo governo ha dato ampia prova di voler passare sopra a tutto e a tutti, alla storia del Paese, alla volontà degli amministratori e dei cittadini, di adesso, di allora e soprattutto del futuro prossimo, già colorato del grigio di un reattore nucleare.
Se la prima pietra fisica sarà posta tra tre anni, nel 2013, e l'avvio alla produzione di energia nel 2020, un pesante e fondativo passo è già arrivato: ieri, con l'approvazione in via definitiva, da parte del Consiglio dei ministri, del decreto che disciplina la localizzazione, la realizzazione e l'esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare in Italia.
A sentire le parole del ministro dello Sviluppo economico Scajola, riprese in parte anche dalla sua corrispettiva all'Ambiente Stefania Prestigiacomo, «il provvedimento si caratterizza per due aspetti: la trasparenza e il rispetto assoluto della sicurezza delle persone e dell'ambiente». Una garanzia che rimane sulla carta, indimostrabile e quasi canzonatoria per quelle amministrazioni locali violentate dalla scelta coatta dell'atomo.
Sono già 15 le Regioni che si sono schierate contro la legge che rilancia il nucleare nel nostro Paese, mentre 11 di loro (Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Umbria Lazio, Puglia, Liguria, Marche, Piemonte, Molise e Toscana) l'hanno impugnata per incostituzionalità e aspettano l'udienza calendarizzata per il mese di giugno.
Intanto, quasi rispolverando il quesito referendario, Legambiente ha posto la domanda «una centrale nella mia Regione, sì o no?» ai candidati alle prossime elezioni regionali. Risultato: ben 23 esponenti di tutti gli schieramenti politici, dalla Lega al Pd, passando per l'Udc e il Pdl hanno dato parere negativo. Nove politici in corsa ancora non si esprimono e solo 6 dicono chiaramente di appoggiare l'opzione atomica. Tra questi il magnanimo presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, d'accordo a costruire centrali, ma non nella sua Regione. Buffa posizione ricalcata anche da Rocco Palese, candidato Pdl alla presidenza della Puglia, che dice sì al ritorno al nucleare, ma no ad una centrale e ad eventuali parchi tecnologici di stoccaggio di rifiuti radioattivi nel tacco d'Italia.
Un piede in due staffe per non inimicarsi il consenso popolare da una parte, e non mostrarsi refrattari al dirigismo governativo dall'altra.
Fatti salvi questi esempi di "buona politica", la mappa appare abbastanza eloquente e non sembra preludere certo a quella «ampia partecipazione delle Regioni, degli enti locali e delle popolazioni», promessa nel decreto ieri approvato. «Un fatto grave e con aspetti di incoerenza istituzionale», ha dichiarato il presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani, che introduce un altro grande interrogativo: «come mai si lavora così velocemente per varare i criteri, ma si rimanda a dopo le elezioni regionali la scelta dei siti? E perché il Governo non ha voluto attendere il giudizio della Corte costituzionale, contribuendo così ad un clima di grande incertezza e confusione su un terreno strategico per lo sviluppo di una seria politica energetica nel nostro Paese?».
Alla faccia della trasparenza decantata da Scajola. Le stesse criticità sono rilevate dal presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, che parla di vera e propria truffa, poiché l'esecutivo, temendo il boomerang elettorale, finisce per negare ai cittadini italiani il diritto di sapere se nel loro territorio ci saranno impianti atomici.


Diego Carmignani da Terra

mercoledì 10 febbraio 2010

RITORNO AL NUCLEARE, OK DAL GOVERNO


Il governo ha dato il via libera al decreto legislativo sulla disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonchè misure compensative e campagne informative al pubblico. I primi lavori nei cantieri, come ha spiegato il ministro della Sviluppo economico Claudio Scajola, cominceranno nel 2013 e la produzione di energia elettrica partirà nel dal 2020.

POLEMICHE - Il via libera del governo ha suscitato le vive proteste dell'opposizione e degli ambientalisti. Malgrado le rassicurazioni del ministro Stefania Prestigiacomo, secondo la quale il decreto «conferma la scelta del Governo di operare sul nucleare puntando sulla massima sicurezza e sulle più attente tutele dell'ambiente». «Con il decreto approvato oggi Berlusconi e Scajola mettono in scena un'autentica pagliacciata di Stato» hanno affermato i senatori Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante. «Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera ad una clamorosa truffa ai danni dei cittadini italiani, perché il nucleare non solo è dannoso per l'ambiente e la salute ma è anche insostenibile dal punto di vista economico» ha detto il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, che ha aggiunto: «Il governo per l'affare nucleare ha deciso di mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Questa operazione del ministro Scajola porterà ad un aumento del 15% delle bollette in cui già sono presenti costi per 400 milioni di euro per lo smaltimento delle scorie delle centrali dismesse dopo il referendum dell'87». «Il centrodestra la smetta con il gioco delle tre carte per paura di un boomerang elettorale alle prossime regionali e dica ai cittadini quali sono i siti che hanno già scelto. Fonti francesi ci confermano che la rosa di località per le centrali atomiche è quella che avevamo già indicato. Ossia: Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Trino Vercellese (Vercelli), Corso (Piacenza), Oristano, Palma di Montechiaro (Agrigento), Monfalcone (Gorizia), Chioggia (Venezia), mentre l'ex centrale del Garigliano (tra Latina e Caserta) sarà il deposito nazionale per le scorie». «Sul nucleare il governo ha deciso, ma come farà ora a convincere la popolazione se non ha convinto nemmeno i candidati della maggioranza alle regionali?» è la domanda posta da Legambiente.

LE REGIONI - Intanto proprio nel giorno in cui il governo ha approvato il decreto legislativo con i criteri per la scelta dei siti che ospiteranno le nuove centrali nucleari, le opposizioni nel Consiglio regionale della Sardegna hanno presentato una proposta di legge per dichiarare l'isola territorio «denuclearizzato», sollecitandone l'approvazione urgente. D'altro canto, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, pur valutando positivamente la scelta del governo di un ritorno dell'Italia al nucleare, ha escluso che una centrale possa nascere nel territorio regionale. «In Lombardia siamo vicini all'autosufficienza quindi non c'è bisogno di centrali in questo momento».
LA «STRATEGIA NUCLEARE» - Il decreto sul nucleare aveva ricevuto martedì il via libera anche delle commissioni parlamentari competenti e ha registrato il parere positivo anche del Consiglio di Stato sebbene con osservazioni recepite nel decreto approvato dall'esecutivo. All'appello manca dunque il parere della Conferenza Unificata che il governo acquisirà in un momento successivo essendosi avvalso della decretazione di urgenza, che consente la consultazione successiva della Conferenza. Il provvedimento in questione prevede alcune scadenze importanti, tra cui quella che prevede che entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge, il governo dovrà adottare la «Strategia nucleare», un documento programmatico quanti impianti verranno realizzati, la relativa potenza complessiva ed i tempi attesi di costruzione e di messa in esercizio degli stessi.


da Corriere.it

NUCLEARE, I VENTIMILA DI MONTALTO

La mobilitazione nel Lazio tra gli anni ‘70 e ‘80. Come gli ambientalisti smascherarono l’inganno atomico

Eravamo in ventimila il 20 Marzo 1977 per “la festa della vita” a Pian dei Cangani, sul luogo scelto per la centrale atomica di Montalto di Castro. Erano gli anni in cui si moltiplicavano i comitati antinucleari, dal Piemonte alla Campania, il dissenso in Italia crebbe fino ad assumere dimensioni di massa. Dissenso che diede inizio alla battaglia sulle scelte energetiche, che ha attraversato l’Italia dalla metà degli anni ’70 fino agli anni ’80. Gli ambientalisti, smascherato l’inganno del sovradimensionamento della domanda di energia che giustificava i piani faraonici di offerta della stessa (Donat Cattin propose di costruire 20 centrali nucleari) incisero sulle scelte di politica energetica soprattutto in merito alle fonti di approvvigionamento. Molte richieste come il No al nucleare e altre battaglie ecologiste portate avanti nei primi anni ’80, furono sostanzialmente accolte almeno fino al 2000. Tutto il discorso su un modello energetico alternativo, basato sul risparmio energetico sulle fonti rinnovabili fu invece trascurato dai governi che si sono succeduti, con gravi ritardi rispetto ad altri paesi europei. Il 28 Marzo 1979 un gravissimo incidente nella centrale nucleare di Three Mile Island in Pennsylvania, provocò il rilascio di una quantità significativa di radiazioni. Il mondo temette per mesi una catastrofe di proporzioni immani. Crebbe la sfiducia nell’opinione pubblica nei confronti dell’utilizzo del nucleare. Il 28 Aprile del 1986, uscendo per una passeggiata, il cielo era plumbeo, gravido di scure nubi, aria pesante, atmosfera irreale. Rientrai subito, in preda ad uno strano presentimento. Di sera trapelarono le prime notizie del disastro di Chernobyl (che il governo sovietico aveva nascosto per due giorni) quando le prime nubi cariche di radioattività iniziarono a diffondersi per tutta Europa. Era accaduto il più grave incidente nucleare della storia in Ucraina, con l’esplosione, lo scoperchiamento del reattore e con fuoriuscita di una nube di materiali radioattivi. La contaminazione di vaste aree intorno alla centrale rese necessaria l’evacuazione ed il reinsediamento in altre zone di circa 336.000 persone. Il bilancio ufficiale, redatto da agenzie dell’Onu, fu di 65 morti accertati e di altri 4000 presunti per tumori e leucemie su un arco di 80 anni. Tale bilancio fu contestato da associazioni antinucleari internazionali fra le quali Greenpeace che presentò una controstima di circa 6 milioni di decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni. La tragedia di Chernobyl, sopportata con grande dignità dalle popolazioni dell’ Ucraina e della Bielorussia, rafforzò e fece crescere i movimenti antinucleari nel mondo. In Italia incominciammo a raccogliere le firme per l’indizione di un referendum contro le centrali atomiche. L’8 ed il 9 Novembre 1987 si svolse il referendum che dette un risultato straordinario: l’80% della popolazione italiana si espresse contro ed il governo deliberò la moratoria nell’utilizzo del nucleare da fissione quale fonte energetica. Fu una grande vittoria. Oggi il governo Berlusconi ha formalizzato la scellerata decisione di ritornare al nucleare. Rischi di tragici incidenti e di anomalie di funzionamento, problema delle scorie (che nessuno sa realmente risol- vere, a meno che non pensiamo di mandarle in Africa, contaminando territori di popolazioni ignare e innocenti), smantellamento ed interramento delle centrali, militarizzazione dei territori su cui sorgono le centrali, bastano per ribadire il no al nucleare. Cosa fare per contrastare la scellerata ed antidemocratica decisione del centrodestra? Dobbiamo, ricalcare i movimenti degli anni ‘70 ed ‘80, cercare di incidere a livello politico e, soprattutto, culturale, utilizzare il web, inventarci nuove forme di comunicazione, imporre, la nostra presenza sui media e soprattutto scuotere una opinione pubblica oggi assonnata e rassegnata, ma non insensibile ai problemi della salute, della salvaguardia del pianeta e del futuro delle giovani generazioni.
Maria Boncompagni da Terra

IL GOVERNO ATOMICO

Al Consiglio dei ministri di oggi non si discuterà solo di giustizia e della possibilità di reintrodurre l’immunità parlamentare, come anticipato dal guardasigilli Alfano. Il ministro dello Sviluppo economico Scajola annuncia perentorio che il Cdm approverà il provvedimento per i criteri di localizzazione delle centrali nucleari: «Da quel momento si avvierà il percorso per la scelta dei siti da parte delle imprese. Quando le aziende avranno individuato i territori più conformi, credo che nel giro di due anni potremo iniziare i percorsi autorizzativi». Il Cdm della settimana scorsa aveva già deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nei loro territori. Per il governo, infatti, le tre leggi sono ritenute lesive della competenza esclusiva attribuita allo Stato in materia di tutela dell’ambiente. La decisione era stata presa su proposta di Scajola d’intesa con Raffaele Fitto, ministro degli Affari regionali. Il Governo, con la decisione di oggi, vuole dare il segnale di aver deciso di accelerare tutti i passaggi necessari per l’introduzione dell’energia nucleare, anche se la fase operativa della costruzione delle prime centrali dovrebbe avvenire tra più di due anni. In una intervista al quotidiano di Verona L’Arena, Scajola precisa che in ogni caso «la scelta dei siti sarà condivisa con il territorio, in quanto le popolazioni saranno informate e potranno partecipare a ogni fase del processo autorizzativo, come avviene ad esempio in Francia». Per il ministro in questa fase si stanno individuando i criteri ambientali, geologici, urbanistici, economici e sociali dei territori che ospiteranno una centrale: «Definiti i criteri, saranno le imprese energetiche a proporre di costruire una centrale individuando il sito più adatto». «Importiamo l’85% dell’energia che consumiamo - ha aggiunto - la paghiamo il 30% in più degli altri paesi europei e utilizziamo soprattutto fonti fossili (gas, olio e carbone) che sono le più inquinanti». Da queste considerazioni nasce la nuova politica energetica del governo Berlusconi: «Il nostro obiettivo è scendere dall’85% al 50% nell’utilizzo di fonti fossili e produrre il restante 50% in parti uguali con fonti rinnovabili e centrali nucleari». Nell’opposizione si riapre il dibattito su come contrastare la scelta del governo. Dal Congresso dell’Idv, concluso domenica scorsa, è stata lanciata l’idea di un referendum contro il nucleare. Un primo no a questa ipotesi viene però da Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, entrambi senatori del Pd: «Con la proposta di un referendum Di Pietro non fa altro che anteporre qualche voto in più per il suo partito alla possibilità più che realistica di sconfiggere Berlusconi e Scajola sul terreno della politica e dell’opinione pubblica. Da una parte uno strumento che da quindici anni fallisce il raggiungimento del quorum, dall’altra la possibilità concreta di sconfiggere il nucleare di Scajola e Berlusconi grazie al no di gran parte delle Regioni e alla crescente contrarietà degli italiani».
Aldo Grazia da Terra

martedì 9 febbraio 2010

NO NUKE DAY IL 13 MARZO


Una manifestazione nazionale il 13 marzo 2010 a Roma per bloccare la costruzione delle centrali nucleari volute dal governo e dire un forte “sì” all’energia solare. La proposta è stata lanciata ieri mattina dal presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, giunto ormai al suo decimo giorno di sciopero della fame dinanzi la sede Rai di viale Mazzini a Roma. Una protesta, quella messa in atto da Bonelli, attuata per richiamare l’attenzione sulla scomparsa dei temi dell’ambiente dalle tv nazionali. «Questo governo - ha spiegato il leader dei Verdi - con il nucleare rischia di portarci in un periodo di oscurantismo energetico. Ma, contro l’arroganza fascista del governo, ci sarà una rivolta morale e popolare e non basterà l’esercito a fermarla ». Nella conferenza di ieri mattina, il presidente dei Verdi ha inoltre presentato un dossier in cui si smascherano “le bugie di Scajola” sui vantaggi derivanti dall’energia atomica. Secondo questo studio, costruire le centrali sarebbe anti-economico e rischioso per l’ambiente e la salute dei cittadini. Ed assieme al dossier è stata fornita anche una lista dei possibili siti dove saranno costruite le centrali: Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma di Montechiaro (Agrigento), Monfalcone (Gorizia), Chioggia (Venezia), Garigliano (tra Latina e Caserta) deposito nazionale scorie. «Sfidiamo il governo a smentirci - ha detto Angelo Bonelli -. Il vero rischio è che il Lazio diventi la pattumiera radioattiva d’Italia: dopo Montalto, il governo ha preso poi in considerazione come sito nucleare Borgo Sabotino, in provincia di Latina, e Garigliano, posto tra Latina e Caserta - dove già in passato tre incidenti hanno provocato danni alla salute della popolazione del territorio - come sito per il deposito nazionale per le scorie». Infine il presidente dei Verdi ha lanciato un appello al leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, «a sciogliersi in un grande movimento anti-atomo», ammonendo peraltro che «il referendum non deve essere usato come uno strumento di lotta politica». g.f.da Terra

venerdì 5 febbraio 2010

STOP ALL'OFFENSIVA NUCLEARISTA


Nel giorno in cui il governo impugna le leggi regionali con cui Campania, Basilicata e Puglia hanno detto no al nucleare del governo il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli rivolge un Appello 'a tutte le forze politiche, e quindi anche a Di Pietro, affinchè il referendum contro il nucleare non diventi uno strumento di lotta politica dei partiti, per aumentare il proprio consenso".

E' di una gravità inaudita quello che è accaduto nelle ultime ore.
Il governo, con la decisione di impugnare le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata contro il nucleare, ha compiuto un atto in puro stile fascista. Un gesto, quello del ministro dello Sviluppo Claudio Scajola e del ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto, che ci riporta indietro di trent'anni. Evidentemente per questa classe dirigente non vale nulla il volere dei cittadini, che già nel 1987 si espressero contro le centrali nucleari nel nostro Paese; così come a nulla valgono le amministrazioni regionali, espressione della volontà popolare.
Ma la decisione del governo Berlusconi di voler ricorrere contro le legislazioni regionali nasconde anche le paure delle forze politiche di maggioranza, che ancora non dicono chiaramente ai cittadini dove intendono costruire le centrali atomiche. Un timore evidentemente legato alla prossima scadenza delle elezioni regionali.
Il governo Berlusconi sa bene che i cittadini sono contrari alla decisione di tornare al nucleare e, per questo, per il rischio di perdere consensi e scatenare proteste nelle comunità locali, si guarda bene dal rendere nota la lista dei siti. E, come se questo non bastasse, il centrodestra ha deciso di imporre la costruzione degli impianti con l'uso dell'esercito.
Ci troviamo di fronte a un gravissimo attacco alla democrazia del nostro Paese, complice un sistema mediatico che ha di fatto oscurato i temi dell'ambiente e del nucleare sottraendoli al dibattito pubblico.
I grandi network televisivi tacciono al cospetto delle decisioni governative e vengono meno al loro dovere di informazione. Il ministro Scajola, protagonista dell'ultima crociata a favore del nucleare, deve spiegare agli italiani dove intende portare le scorie radioattive, altamente tossiche e pericolose per centinaia di anni. E come intende trattarle, in quali stabilimenti e con quali tecniche.
Mentre ai cittadini italiani non viene data la possibilità di farsi un'opinione su queste vicende cruciali per la vita del Paese e per la loro salute. Di fatto è calato un silenzio assordante sui temi che possono danneggiare l'immagine di questa maggioranza e metterne in discussione le scelte. Sul nucleare non esiste più contraddittorio. Ci raccontano quali potranno essere gli effetti positivi delle centrali atomiche, tacendo sui costi reali di questa operazione.
Oltre al silenzio sui rischi serissimi che tutti noi corriamo.

Angelo Bonelli da Terra

SCAJOLA CONTRO TRE REGIONI "SUL NUCLEARE DECIDIAMO NOI"


Il governo impugna le leggi di Puglia, Basilicata e Campania. Vendola: disobbediamo. L'Idv preannuncia referendum. L'opposizione: ritorsione contro le Regioni. Scajola: decisione necessaria.

Sul nucleare per ora è guerra politica e di carte bollate. Il consiglio dei ministri di ieri, su proposta di Claudio Scajola, ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale le leggi di Puglia, Basilicata e Campania che impediscono la costruzione di centrali in quelle Regioni. Insomma, il governo non si ferma: procede spedito anche contro le scelte dei governi locali e gli orientamenti dei cittadini.

SFIDA
La sfida dell'atomo infiamma subito l'arena politca. L'Idv annuncia la raccolta di firme per un eventuale refendum contro i reattori atomici, mentre antonio Di Pietro evoca il rischio di guerra civile. I candidati del centrosinistra alle regionali, accusano il governo di centralismo (alla faccia del federalismo leghista) e autoritarismo,m di cieco atto intimidatorio che non tiene conto delle amministrazioni locali, gli ambientalisti di ritorsione, mentre il presidente della Conferenza delle regioni (che già si è espressa contro la scelta per l'energia atomica) Vasco Errani torna a chiedere all'esecutivo di indicare la localizzazione dei siti prima delle consultazioni regionali. Insomma, il ricorso accende una miccia pronta ad esplodere al più presto. I governatori delle tre Regioni non si danno certo per vinti. Anzi. «La Puglia sarà una Regione disobbediente, continueremo a dire no al nucleare », annuncia Nichi Vendola. «Faremo rispettare il nostro territorio. La Basilicata ha il diritto di esprimersi sul nucleare», gli fa eco Vito De Filippo della Basilicata. Quanto ad Antonio Bassolino, si dice certo che la Consulta riconoscerà la costituzionalità della legge campana.

IL RICORSO
Sul fronte opposto Scajola, che ha spiegato ai colleghi ministri le ragioni dell'intervento adducendo «ragioni di merito e di diritto». Secondo il ministro «le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione , trasporto e distribuzione di energia eletrica) e non riconoscono l'esclusiva competenza dello stato in materia di tutela dell'ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza».
Scajola aggiunge che la decisione di intervenire si sarebbe resa necessaria per evitare «un pericoloso precedente».
Quanto al merito, «il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del Governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell'energia, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo». Queste le argomentazioni utilizzate a Palazzo Chigi. Ma sarà difficile difendere il fronte pro-atomo di fronte ad una popolazione «disobbediente». Probabilmente non basteranno neanche i 10 milioni annui destinati dal decreto ai Comuni che decideranno di ospitare i reattori.

Bianca Di Giovanni da L'Unità

martedì 19 gennaio 2010

I GIORNI DEL NUCLEARE


Giorni caldi per il ritorno dell'atomo nel nostro Paese. Mentre al Senato inizia l'esame sulla disciplina per la localizzazione delle centrali, nelle stesse ore, in Confindustria i big dell'imprenditoria studiano come guadagnarci

Una settimana calda sul fronte del nucleare. E' quella appena iniziata, densa di appuntamenti verso l'annunciato ritorno dell'Italia all'energia prodotta dall'atomo, tra passaggi parlamentari, convegni degli industriali e una campagna elettorale che inizia ad entrare nel vivo.
Oggi, la Commissione industria del Senato inizia l'esame dello schema di decreto legislativo sulla "disciplina della localizzazione, realizzazione ed esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonché delle misure compensative e delle campagne informative", che approderà giovedì anche alla Commissione bilancio della Camera.
Un provvedimento di iniziativa governativa, di cui sarà relatore il deputato mantovano della Lega Nord Giovanni Fava, il quale si è finora distinto per aver proposto modifiche costituzionali a favore delle scuole private, ma ora alza il tiro e punta a rivoluzionare la produzione di energia in Italia, in barba al referendum del 1987.
Intanto, le imprese sentono profumo di guadagni e ci si buttano a capofitto.
Sempre oggi, presso la sede nazionale di Confindustria, si terrà la giornata del Supply Chain Meeting - Progetto nucleare Italia, organizzata dall'associazione degli imprenditori e dall'Enel, per presentare alle imprese italiane «le informazioni utili per intraprendere il percorso di qualificazione necessario per operare nel settore». Un incontro che sarà concluso da una conferenza stampa congiunta della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e dell'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti.
A spingere sull'acceleratore c'è anche una parte del mondo politico, in particolare la maggioranza di governo, anche se a livello locale alcuni candidati hanno difficoltà a sostenere la posizione "ufficiale": da Siviglia, dove partecipa al consiglio dei titolari dell'ambiente europei, il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha ribadito che il nucleare «è un'energia pulita e sicura, ed è assurdo che l'Italia ne sia rimasta fuori».
Sul fronte opposto i Verdi, che appoggiano ovunque candidati contrari all'atomo: «Il ritorno al nucleare è una follia, nonché un regalo alle grandi lobby economiche- commenta il presidente degli ecologisti, Angelo Bonelli - una grande speculazione finanziaria, che porterà all'aumento di bollette già oggi salate, visto che attualmente gli italiani pagano 400 milioni di euro l'anno per il decomissioning, la dismissione delle vecchie centrali».
Bonelli ribadisce che i Verdi «sono pronti al referendum, per il quale hanno già raccolto 30mila pre adesioni, pur di non consentire un ritorno al passato che sarebbe il definitivo azzoppamento dell'innovazione tecnologica, visto che verranno usati per il nucleare fondi che potevano essere dedicati alla ricerca».
Riguardo alle elezioni, il leader ecologista invita i presidenti di regione di centrosinistra "ad approvare prima del voto atti di legge che impegnino quei territori a non ospitare le centrali atomiche". In realtà, l'opposizione al nucleare esiste anche nelle regioni di centrodestra: infatti, il Wwf si rallegra del fatto che «la linea contraria alle modalità di individuazione dei siti trovi l'appoggio anche di regioni governate dal centrodestra», a testimonianza delle difficoltà ad applicare una scelta «meramente ideologica e affaristica».
Gli ambientalisti accusano l'esecutivo di non rispettare nemmeno il contenuto del decreto: secondo il testo, prima di assumere decisioni occorre definire un documento che indichi la consistenza degli impianti, la loro potenza e i tempi attesi per la realizzazione e messa in esercizio delle centrali.
La "strategia" doveva essere presentata entro giugno 2009, ma al momento ancora non ne esiste traccia.


Filippo Pala da Terra

lunedì 11 gennaio 2010

ENERGIA, QUANTI SPRECHI. "INVESTIRE SULLA RICERCA"

Intervista A colloquio con Gaetano Borrelli, docente di Economia dell’innovazione. «Contrariamente a quanto si crede il nostro Paese è di gran lunga autosufficiente»

Mentre si acuisce lo scontro istituzionale fra Governo e Regioni sulla localizzazione delle centrali, si addensano ulteriori dubbi sull’effettiva opportunità economica ed energetica di investire in questo settore.
Incontriamo Gaetano Borrelli, ricercatore Enea e docente di Economia dell’innovazione e Valutazione delle politiche energetiche alla Sapienza di Roma.

Abbiamo bisogno del nucleare perché ci serve più energia? Non è esattamente così. Proprio come l’Occidente produce più cibo, che poi buttiamo, così produciamo più energia del necessario.
Contrariamente a quanto si crede, l’Italia è di gran lunga autosufficiente dal punto di vista energetico; le centrali sono, infatti, in grado di fornire una potenza massima di oltre 98 GW, mentre il Paese ha bisogno di 40/50 GW di potenza elettrica lorda istantanea.
Da alcuni anni a questa parte, causa la crisi, la richiesta di energia elettrica è pure in diminuzione.

Perché importiamo energia dall’estero, allora? L’Italia importa circa il 15% del proprio fabbisogno perché conviene. Le centrali atomiche francesi producono, per motivi di ottimizzazione tecnica, a ciclo continuo e la notte “svendono” la loro energia, che poi acquistiamo noi. E' una legge di mercato.

Le centrali nucleari ci consentirebbero di produrre energia più a buon mercato? Lo escluderei. E' palese che le economie di scala si realizzano costruendo molte centrali.

Alcuni obiettano, però, che produciamo energia da fonti che importiamo dall’estero: gas, petrolio, carbone. E' un’obiezione che non possiamo accogliere. Anche l’uranio dovrebbe essere importato. Poi, si tenga presente che, se in Europa ci fosse stato uno sviluppo del nucleare come è avvenuto in Francia, l’uranio sarebbe finito da trent’anni.

Il nucleare è un’energia pulita? Dal punto di vista delle emissioni di CO2 sì, almeno durante la fase di produzione di energia. Per il raggiungimento degli obiettivi 20+20+20 stabiliti dalla Commissione Barroso (entro il 2020 bisogna produrre un 20% di rinnovabili e ad avere un -20% di CO2, ndr), il nucleare non è stato considerato e un motivo ci sarà.

Vale la pena investire tutti questi soldi?
Direi di no: in termini di costi/ benefici, costa molto e non vi è la certezza di un buon raccolto, a meno che non si voglia investire sulla ricerca.
Con il referendum che abrogò il nucleare, si sospese anche la ricerca: quello fu un errore. Si potrebbe sostenere che il ritorno al nucleare sia un investimento in termini di ricerca: ma anche qui, ho la sensazione che si stia imboccando la strada sbagliata.
Se oggi iniziamo a costruire, fra 40 anni avremo centrali di terza, magari anche quarta generazione. Ma fra 30 anni, probabilmente, sarà pronta la fusione nucleare, che non utilizza l’uranio. All’Enea ci occupiamo di fusione, tra l’altro, e speriamo di ricevere finanziamenti.

A che serve fare centrali, allora?
Cantieri, posti di lavoro, stimolo per l’industria. La politica mette in moto processi economici. Il programma nucleare del nostro governo, lungi dal soddisfare un bisogno energetico, rendere l’energia più economica o innovare nella ricerca, è solo una politica keynesiana di stimolo. A vantaggio di “alcuni” gruppi industriali.

Ha senso puntare sulle rinnovabili?
Potrebbero non bastare, dicono gli scettici. Dal punto di vista degli usi civili, potrebbero bastare sicuramente. Produciamo un terzo dell’energia solare di Austria o Germania, con una quantità di giorni di esposizione solare pari al triplo. L’obiettivo dovrebbe essere l’uso razionale dell’energia associato al risparmio energetico. Abbiamo, ad esempio, centrali tradizionali molto efficienti dal punto di vista energetico, ma la rete non sembra essere all’altezza.

Alessio Postiglione da Terra

martedì 29 dicembre 2009

NUCLEARE INCIVILE E MILITARE


Energia Vi è un argomento a sostegno del no al nucleare che neppure i più fanatici sostenitori dell'energia atomica contestano: il legame indissolubile tra nucleare civile e nucleare militare.


Attualmente l'esempio più eclatante di questo connubio è rappresentato dallo sforzo di gran parte della comunità internazionale per impedire all'Iran lo sviluppo di un programma di reattori nucleari civili.
Situazione a dir poco kafkiana: Teheran rivendica a ragion veduta e secondo tutte le convenzioni internazionali, la legittimità di tale programma; altri, timorosi della possibile (e probabile) atomica degli ayatollah, minacciano sanzioni e attacchi militari per impedirlo.
A parte l'ipocrisia di chi rilancia il nucleare nel proprio Paese e ha anche l'atomica ma è risoluto a impedire ad altri ciò che esso stesso possiede; a parte la Stella di Davide che urla al pericolo dimenticando (e con Israele tutto l'Occidente) delle sue quasi 200 testate. E del fatto che esse sono al di fuori di qualsiasi controllo internazionale; a parte l'evidente e insostenibile doppio binario nell'approccio al nucleare (vedi bombe Pakistan e India), rimane il fatto che nessuno nega che il nucleare civile è sempre propedeutico al nucleare militare e che - quindi - lo sviluppo diffuso dell'energia atomica civile presuppone quello degli armamenti nucleari, con relativi pericoli di nuove Hiroshima.
Esistono numerosi esempi di Paesi che stanno sviluppando energia nucleare specialmente per via della possibilità di dotarsi di bombe atomiche.
Le regolamentazioni internazionali su cui si regge l'industria civile nucleare - in particolare le regole per i Paesi che partecipano al trattato di non proliferazione nucleare, Tnp - cercano sia di scartare i programmi militari relativi al nucleare che di promuovere "il diritto all'energia nucleare civile" con trasferimenti tecnologici fortemente promossi.
In questo caso la comunità internazionale incoraggia gli Stati firmatari a istituire organismi, utilizzare quelli già esistenti o promuovere studi nell'ambito dell'energia nucleare, non in ultima istanza anche nelle nazioni più povere che non avrebbero mai avuto accesso o interesse all'energia atomica.
Il commercio dell'energia atomica è una decisione che spetta principalmente agli Stati e agli enti pubblici di elettricità.
I conflitti fra blocchi politici o gli ex blocchi della guerra fredda influenzano considerevolmente questo commercio: l'assenza di democrazia e di un'opposizione efficace ne aggravano i rischi associati. La minaccia delle bombe prodotte con combustibile nucleare è sempre presente e il timore della proliferazione sempre più tangibile ora che l'industria nucleare si è stabilita in numerosi Paesi carenti in termini di condizioni infrastrutturali, dove la tecnologia viene utilizzata da aziende private.
Perfino il noto fisico Georges Charpak, a favore del nucleare, si mostra timoroso per quanto riguarda la situazione attuale e ha richiesto controlli internazionali sui rifiuti nucleari per prevenire atti di pirateria.
Non ultimo ricordiamo la vulnerabilità a terrorismo e guerre che di certo non tranquillizza. Perché il nostro governo invece di ululare all'Iran e tacere su Israele non dà il buon esempio rinunciando al nucleare civile e smantellando quello militare?
Sarebbe il rispetto della volontà popolare (referendum antinucleare) e della Costituzione (art.11).


Gianpaolo Silvestri da Terra

mercoledì 23 dicembre 2009

NUCLEARE, ECCO I CRITERI. PRIMA PIETRA NEL 2013


Il governo non scopre le carte sui possibili siti per il nucleare: non lo farà prima delle regionali. Intanto promette risarcimenti a pioggia per gli enti locali che accetteranno i reattori. Ma i sindaci non si «vendono».

Arriva il decreto legislativo sui criteri per la localizzazione dei siti nucleari.
Ma - sorpresa! - non c'è neanche un numero sui parametri da seguire per identificare le aree, mentre «fioccano» le cifre delle compensazioni previste per enti locali e cittadini che accetteranno un reattore dietro l'angolo.
Nessuna illusione: l'indicazione dei siti non arriverà prima delle elezioni regionali. Tanto più che per la posa della «prima pietra» (anzi, del primo «atomo») c'è tempo fino al 2013 per il governo. In attesa delle urne, meglio sbandierare la «carota » e mantenere il «bastone» (cioè i rischi per le comunità locali) ben nascosto. In questo caso la «carota» destinata a enti locali e cittadini, può valere fino a 40 miliardi nella fase di installazione (contando tutti e 8 i siti previsti dal governo), e 40 milioni annui per la distribuzione.
Una bella «torta», che punta ad allettare sindaci e governatori di Regioni già sul piede di guerra per via delle poche certezze sui rischi effettivi delle radiazioni, delle scorie (che già oggi non riusciamo a gestire), dei possibili incidenti.
Senza contare che degli oneri per i benefici dovranno farsi carico le imprese coinvolte nella costruzione. Che a loro volta si rifaranno sugli altri cittadini per garantirsi comunque dei margini.Insomma, sui costi effettivi dell'operazione è buio pesto, così come sulla sicurezza e sul rispetto dell'ambiente. Tanto che dall'opposizione le reazioni restano negative. «Non ne vedo l'utilità e il senso», commenta Pier Luigi Bersani. L'Idv annuncia un nuovo referendum, Legambiente avverte dei rischi per i cittadini. «Rischi di cui il governo dev'essere consapevole - osserva Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Pd - visto che risarcisce le comunità e che non dà indicazioni sui siti».

NUOVA ERA
Ma il governo procede spedito (a proposito di dialogo). Il testo «consentirà di garantire all'Italia non solo energia elettrica ai prezzi inferiori almeno del 30% - annuncia il ministro Claudio Scajola - e allineati con quelli di altri Paesi europei, ma anche di dotarci di una fonte di energia disponibile su vasta scala, con sicurezza delle forniture e, soprattutto, con emissioni zero, rispettando così gli obiettivi internazionali ».
Il decreto - continua il ministro - indica i criteri, con gli obiettivi prioritari del governo (sicurezza, tutela della salute e dell'ambiente). Su questa base «saranno le imprese interessate - conclude Scajola - a proporre in quali zone intendono realizzare gli impianti nucleari». La «base» per ora è costituita soltanto da indicazioni di massima: l'indicazione della peculiarità da rispettare è affidata all'Agenzia per la Sicurezza Nucleare. Sarà la comunità scientifica che stabilirà la distanza dai centri abitati, la quantità d'acqua necessaria, il tipo di territorio adatto, le infrastrutture di trasporto disponibili.
Lo schema di decreto, in 33 articoli - sarà poi esaminato dalla Conferenza Stato-Regioni e dal Consiglio di Stato. «A questo punto i governatori ritirino i loro riscorsi alla Consulta», dice il sottosegretario Stefano Saglia.

ENTI LOCALI
Basterà un passaggio procedurale e la promessa dei benefici economici a fermare gli enti locali?
Finora pare proprio di no. «Spero che resti tutto sulla carta - commenta il sindaco di Montalto di Castro - Che si tengano i soldi: non esiste una centrale nucleare sicura».
Anche dalla Sardegna (più volte indicata come possibile Regione ospite) arrivano segnali negativi, Nonostante gli incentivi previsti dal decreto: tremila euro per Megawatt istallato (il governo prevede8 centrali peruntotale di 13mila Megawatt di potenza) e 0,4 euro per Megawattora di potenza erogata. Da destinare per il 10% alle Province in cui è ubicato il reattore, il 55%aiComuni(che potranno ridurre Tarsu e Ici) e per il 35% ai Comuni limitrofi fino a20Kmdall'impianto. I benefici dovranno ripartirsi per il40%alle finalità istituzionali degli enti e per il 60% alle persone residenti e alle imprese, anche con la riduzione dei costi dell'energia.

Bianca Di Giovanni da L'Unità

Per approfondimenti:

Siti e scorie, si corre il rischio di una militarizzazione
di Pietro Greco da L'Unità

Mille euro a famiglia Mal'atomo è costoso
di Roberto Rossi da L'Unità

«Non è la soluzione per l'Italia E i costi li pagheremo in bolletta»
di Cristiana Pulcinelli da L'Unità

NUCLEARE:BETTIN (VERDI);LEGA SI SMARCHI REFERENDUM IN VENETO

(ANSA) - VENEZIA, 23 DIC - 'Mentre il Governo conferma le rivelazioni dei Verdi sui siti destinati a ospitare centrali nucleari, Veneto compreso, nella nostra regione si fanno sentire i soliti ipocriti e voltagabbana'. Lo afferma il consigliere dei Verdi Gianfranco Bettin che punta l'indice sulla Lega dicendo che i leghisti 'pur di stare al governo ma senza scontentare i propri elettori sul territorio, fingono di opporsi, dicono 'Ni', come fa Luca Zaia, o alludono alla possibilita' di consultare i cittadini con un referendum'.
E a proposito di referendum Bettin si rivolge ai leghisti invitandoli a fare sul serio 'invece di chiacchierare per tirare avanti fino a dopo le elezioni, quando pensano di fare quello che gli chiedera' il superfilonuclearista Berlusconi'.
'Sfidiamo la Lega a fare sul serio, dunque - ribadisce Bettin -, giace in Consiglio regionale la proposta dei Verdi di indire un referendum consultivo per chiedere ai veneti se sono d'accordo di ospitare una centrale nucleare. La Lega la condivida e imponga alla Giunta regionale di indire un referendum prima delle elezioni regionali e contestualmente ad esse'. (ANSA).

23-DIC-09 14:29

mercoledì 9 dicembre 2009

ECCO LA LISTA ATOMICA


Il presidente dei Verdi diffonde l’elenco con i nomi delle località dove sorgeranno i quattro impianti nucleari. La società elettrica risponde: «Non esiste alcun dossier». Bonelli: «Contraddicono quanto detto a La7 dall’ad Conti»

L’Italia ri-nuclearizzata ha già una sua mappatura e una geografia ben precisa. Le località italiane ritenute idonee ad ospitare le quattro centrali previste possono ora rinunciare ai sonni tranquilli. Questa la lista: Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Garigliano (Caserta), Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma (Agrigento) e Monfalcone (Gorizia). A diffonderla non ci ha pensato però né l’Enel, né il governo, ma il nuovo presidente dei Verdi, Angelo Bonelli. Una scelta giunta in seguito alle dichiarazioni dell’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, che durante una puntata della trasmissione di La7 Effetto domino (andata in onda lo scorso 6 dicembre), ha detto che i siti prescelti sono già nella sua testa ma che non li avrebbe rivelati «nemmeno sotto tortura», in attesa delle direttive governative previste all’inizio del 2010 (probabilmente tra febbraio e marzo) e l’avvio dell’Agenzia della sicurezza. L’Enel, nella giornata di ieri, ha negato di aver messo nelle mani del ministro dello Sviluppo economico un dossier con la lista nera. Alcuni ambientalisti hanno però fatto notare che la smentita riguarda la lista, non le località. «è un vero e proprio boomerang da parte della società elettrica - dice Bonelli -. Le parole di Conti di tre giorni fa contraddicono questa smentita. Dopo il suo annuncio televisivo, mi sono messo in moto e ho cercato di capire, attraverso alcune fonti, i siti dove verranno costruite le centrali nucleari. I Verdi ora si mobiliteranno insieme ai cittadini e attiveranno i presidi in queste aree: l’avventura nucleare è pericolosa e va assolutamente bloccata attraverso strumenti democratici, pacifici e non-violenti». Le caratteristiche delle otto località corrispondono ai criteri noti: vicinanza alle zone costiere e ai corsi d’acqua per soddisfare la grande quantità di risorse idriche necessarie per il funzionamento degli impianti, in buona parte già attivi prima del referendum del 1987. Proprio una nuova consultazione popolare è la via scelta dal Sole che ride per opporsi allo scellerato ritorno al passato. Già in occasione del recente No B Day, il popolo ambientalista ha mostrato, con tanto di slogan e magliette “No al Berlusconi radioattivo”, l’importanza di ribellarsi alla politica atomica. «C’è stata una bellissima risposta all’iniziativa - continua il presidente dei Verdi Bonelli -. Abbiamo raccolto numerose pre adesioni al referendum contro due proposte di legge: la privatizzazione dell’acqua e l’impianto di centrali nucleari. Un’avventura, quest’ultima, che oltre ad essere pericolosa è anche costosissima: bisogna ricordare che sfila dalle nostre tasche 20 miliardi di euro, perché tutti i programmi nucleari, essendo enormemente onerosi e non immediatamente redditizi come ritorno economico, sono finanziati dallo Stato. Tra l’altro, l’atomo blocca di fatto il programma per le rinnovabili e la riforma energetica nel nostro Paese, come evidenzia l’ultima manovra economica, che toglie risorse all’ambiente e al fondo per la mobilità sostenibile. Una finanziaria delle marchette e, sostanzialmente, contro il clima». La lista ha fatto registrare anche le risposte dei diretti interessati, i comuni che sono minacciati dagli impianti e che hanno per primi motivo di ribellarsi. La prima reazione è del sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo che nega la possibilità di una nuova centrale nella provincia laziale: «Latina ha già fatto la sua parte - ha dichiarato -, adesso stiamo pensando allo smantellamento e dobbiamo subire anche la servitù del deposito temporaneo dei materiali smantellati, visto che quello nazionale non è ancora pronto». Forse la minaccia è scongiurata nella zona pontina, ma l’Italia nuclearizzata ha già le sue vittime designate.

Diego Carmignani da Terra

lunedì 9 novembre 2009

NO ALL'ATOMO, IN PIAZZA A 22 ANNI DAL REFERENDUM




Gli ambientalisti continuano a contestare le scelte energetiche del governo. Angelo Bonelli: «Raccoglieremo le firme per una nuova consultazione popolare»


Pensavano d'aver vinto, consumando scarpe, passando notti insonni a girare l'Italia per raccogliere le firme necessarie per bloccare la follia del nucleare, e invece no, gli antinuclearisti sono costretti oggi a riarmarsi di buona volontà e a ricominciare da capo.
L'età non è più la più stessa, e quel gruppo di simpatici pacifisti sinistroidi con le timberland ai piedi e le T-shirt con su scritto "Nucleare, No Grazie" sono diventati esponenti politici, giornalisti, magistrati, e soprattutto professori universitari.
Oggi il governo Berlusconi e la sua scelta di costruire in Italia 4 nuovi reattori nucleari li costringe a rispolverare dagli armadi spillette e bandiere per riprendere la vecchia battaglia e difendere la volontà del popolo italiano, un popolo sempre più "inquinato". «Oggi come ieri ringraziamo quei 21 milioni di cittadini che fecero quella scelta», spiega il presidente dei Verdi Angelo Bonelli.
L'8 e il 9 novembre del 1987 gli italiani votarono, infatti, il referendum contro il nucleare.
Sabato pomeriggio a Roma si è tenuta una manifestazione (a Largo di torre Argentina) per celebrare l'anniversario della consultazione popolare.
Ma ora quel risultato è in pericolo: mai come oggi, nell'arco di questi 22 anni, ci si è avvicinati tanto all'inversione di rotta. «Vogliamo iniziare già da oggi (sabato dr) una fase consultiva con il mondo delle associazioni e delle imprese "verdi", per intraprendere una nostra strada contro la scelta del governo», annuncia Bonelli, paventando seriamente la possibilità di raccogliere le firme per un altro referendum.
«Hanno fatto bene le Regioni a sollevare il dubbio di legittimità davanti alla Corte», spiega il leader ambientalista.
Con la riforma del Titolo V della Costituzione infatti lo Stato concorre con le Regioni in materia energetica. Difficile immaginare quindi che il governo possa decidere autonomamente la localizzazione dei siti per la costruzione delle nuove centrali.
Ne sa qualcosa lo storico antinuclearista, docente di Fisica all'Università la Sapienza di Roma Massimo Scalia, che pochi giorni fa ha risposto all'appello del sindaco di Palma di Montechiaro, in Sicilia, dopo che il Governatore Raffaele Lombardo ha proposto il Comune come possibile location atomica.
«Sono sceso in Sicilia per aprire un dibattito con i ragazzi e spiegare loro tutti i rischi legati a questa tecnologia - afferma Scalia -. In realtà una rifrescata di certe nozioni servirebbe anche ai trentenni, che non hanno memoria dell'incidente nella centrale di Chernobyl. Il problema - aggiunge - è che i media hanno un'inclinazione verso il nucleare perché sono molto sensibili a certi sponsor».
Impossibile in effetti sfuggire al messaggio che passa su molti mezzi di comunicazione che la vicinanza alle centrali di Francia e Slovenia espone l'Italia ad un rischio pari a quello di avere i siti nucleari in casa nostra. «Una stupidaggine che non mi stancherò mai di contraddire - risponde crucciato crucciato il fisico -. Se prendiamo una mappa del rischio nucleare si può notare come le zone immediatamente circostanti le centrali siano segnate da un colore rosso acceso, nel raggio delle 5 miglia. Una traccia rosa contraddistingue invece il confine entro le 16 miglia».
Ma, oltre ai rischi, a rimarcare l'inefficienza economica e i danni sulla salute che provoca l'atomo è il biologo Gianni Tamino. «Abbiamo vinto il referendum nell'87 anche perché il nucleare in Italia era già finito - spiega -. Se calcoliamo quanto sono costate le centrali italiane rispetto all'energia prodotta ci ritroviamo davanti a un bilancio nettamente passivo. Oggi dobbiamo far capire che il rischio dell'incidente c'è, come sempre, ma al di là di questo non abbiamo nessun vantaggio sulla riduzione Co2, e il bilancio energetico non è favorevole perché l'uranio non è una risorsa illimitata. I costi sono dunque destinati a salire, senza dimenticare quelli per lo smantellamento delle centrali già esistenti».
Le nostre infatti stanno ancora lì: un mausoleo della storia dell'inquinamento del Belpaese a cui pare il governo non voglia proprio rinunciare. Anzi.

Susan Dabbous da Terra

lunedì 2 novembre 2009

Una centrale nucleare costa 5 miliardi. Ha senso?

Lavori in corso per il nucleare in Italia. Ma è davvero la soluzione auspicabile per rafforzare l’indipendenza energetica del nostro paese riducendo, allo stesso tempo, inquinamento e costi?

Cerchiamo di capire il percorso che è stato tracciato:

Lo scorso luglio è passata la legge Sviluppo che prevede la reintroduzione delle centrali nucleari (dopo che nel 1987 un referendum popolare ha bocciato l’utilizzo dell’energia atomica). L’iter prevede che entro il prossimo 15 febbraio dovranno essere varati i decreti legislativi con le indicazioni per la localizzazione delle centrali nucleari e dei depositi delle scorie e in altri Paesi. Il 3 agosto, intanto, la francese Edf ed Enel hanno siglato un accordo che ha portato alla nascita di“Sviluppo Nucleare Italia Srl”, una joint-venture che avrà il compito di realizzare gli studi di fattibilità per la costruzione in Italia di almeno 4 centrali nucleari con la tecnologia di terza generazione avanzata Epr. A inizio ottobre, inoltre, è stata firmata una dichiarazione congiunta a Washington dal ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola e dal segretario all'Energia statunitense Steven Chu. "L'Italia - ha detto Chu - ha obiettivi molto ambiziosi e dato cha anche noi stiamo rilanciando il nucleare, General electric e Westinghouse, avranno l'opportunità di partecipare a gare d'appalto in Italia".

In Italia, in sostanza, si sta spingendo sulla terza generazione. Ed è proprio questo uno dei punti deboli secondo coloro che sono contrari al nucleare. Come Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte nonché alla guida del World Political Forum assieme all’ex leader dell’Unione sovietica Mikail Gorbaciov, che ha ribadito nei giorni scorsi nel corso di un convegno a Torino sulle energie che "impiantare in questa fase centrali nucleari di terza generazione non ha senso".

Per la Bresso non ha senso partire con una tecnologia destinata a diventare obsoleta. In effetti la francese Areva, tra i big mondiali del settore nucleare (società quotata in Borsa), sta lavorando alle centrali di quarta generazione. L’obiettivo è di avere scorie meno radioattive, cercare di utilizzare l’uranio più volte e ridurre i costi di costruzione di una centrale.

«Una centrale nucleare costa 5 miliardi di euro e produce pochissimi posti di lavoro – spiega Bresso -. Se utilizzassimo questa cifra nel settore delle energie rinnovabili produrremo migliaia di nuovi posti e cureremmo la salute del nostro pianeta. Anche se i rischi del nucleare sono limitati, non possiamo in ogni caso permetterceli - ha proseguito la Bresso -. Perché in caso di incidente perderemmo in pratica l'area del Po, da cui produciamo metà del cibo italiano. Mezza Italia andrebbe buttata via».

da ilsole24ore.com

mercoledì 1 aprile 2009

Nucleare: scontro Scajola-Marrazzo e Castellacci (Pdl) dice “No”

Duro botta e risposta tra il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, e il governatore del Lazio, Piero Marrazzo.

Scajola ha sottolineato il fatto che il “no al nucleare” espresso dal popolo italiano nel referendum del 1987 fa è costato tantissimo, in termini economici, alle famiglie del nostro Paese. “Qualcuno ha capito che fu uno sbaglio, qualcun altro no”, ha aggiunto.

La risposta di Marrazzo: “La cultura del “non nel mio giardino” non ci appartiene, ma noi come negli Usa di Obama, nella Spagna di Zapatero o nella Germania della Merkel, abbiamo deciso di puntare sulle fonti rinnovabili. Si esce dalla crisi puntando su innovazione e sviluppo, non su costosi progetti del passato come il nucleare di vecchia generazione, improvvisamente abbracciato dal governo”.

Molto chiaro anche il neo-governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, sulla possibilità di ospitare nell’isola una delle centrali: “Dovrebbero passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile”.

da blitzquotidiano.it

mercoledì 25 marzo 2009

NUCLEARE: FORUM AMBIENTALISTA, PETIZIONE NAZIONALE PER DIRE 'NO'

(ASCA) - Roma, 25 mar - ''Il ritorno al nucleare e' un errore. Per questo lo contrasteremo attraverso una petizione popolare: dimostreremo al governo che i cittadini non lo vogliono. Cosi' come gia' successo col referendum del ''87''.

Con questi intenti Ciro Pesacane, presidente del Forum Ambientalista, lancia una campagna nazionale (''Energia efficiente, efficace e sicura. No al nucleare, si' al sole'') per fermare quel cammino annunciato dall'esecutivo che portera' entro la fine del 2010 a costruire la prima centrale nucleare.

''Dal 28 marzo raccoglieremo le firme nelle piazze di tutta Italia e organizzeremo banchetti, dibattiti e convegni nazionali'', spiega Pesacane che poi annuncia anche una petizione on-line per contrastare un programma che ''ha come unico scopo quello di rispondere alle pressioni dei grandi gruppi energetici''.

''Inoltre - prosegue l'ambientalista - non e' stato risolto nessuno dei gravi problemi che accompagnano il riuso dell'atomo: le scorie della passata avventura nucleare sono ancora nei siti d'origine senza un'adeguata sicurezza; nel mondo nessun sito finora studiato e' in grado di garantire il confinamento sicuro per scorie che continuano ad emettere radioattivita' per diverse migliaia di anni e le centrali nucleari nel mondo forniscono appena il 6,5% dell'energia e l'uranio esistente garantirebbe quantita' minime del fabbisogno energetico''.

''Ma nella petizione - conclude Pesacane - diremo anche molti si'. Come quelli alla riduzione dei consumi e alla scelta delle fonti rinnovabili. Eolico e solare rappresentano infatti il vero futuro, mentre il governo (il provvedimento Milleproroghe docet) continua ad adottare politiche che portano sono al loro disincentivo. La piazza ci dara' ragione''.

da asca.it

martedì 24 marzo 2009

Nucleare in Sicilia?

Mentre Silvio Berlusconi pronunciava il fatidico sì al collega Sarkozy, il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, approvava con entusiasmo l’unione tra i due sul nucleare e coglieva la balla al balzo palesando l’intenzione dell’isola di ospitare uno dei reattori nucleari.

Una decisione, entrata a far parte del Piano energetico ambientale siciliano approvato il 3 febbraio, a poche settimane dal vertice dei Ministri dell’Ambiente degli 8 paesi più industrializzati al mondo che si terrà proprio in Sicilia, a Siracusa dal 22 al 24 aprile. Naturalmente sono già partite le mobilitazioni. Paradossale che siano otto ministri a decidere le sorti del globo, di 6 miliardi di esseri umani, in materia di fonti alternative di energia, cambiamenti climatici, sicurezza energetica, economia e ambiente. Per di più, lasciando fuori tutte le altre nazioni (eccetto qualcuna, che potrà partecipare al summit) e le associazioni ambientali. Ancora più paradossali il luogo stabilito, Siracusa, dove da anni si denuncia lo scempio ambientale ai piedi del cosiddetto “triangolo della morte Augusta-Priolo-Melilli”, e chi l’ha scelto, il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, sul cui conto pendono accuse abbastanza gravi da parte dei comitati contro il G8 riguardo un possibile conflitto d’interesse. La famiglia Prestigiacomo lavorerebbe infatti a pieno regime, possedendo quote del capitale sociale di varie società (vedi Coemi, Ved, gruppo Sarplast), nel settore della plastica e delle trivellazioni petrolchimiche in Val di Noto e nel triangolo sopra citato. Il trinomio petrolio-ambiente-affari sembra di fatto non reggere.

Al danno perciò si è aggiunta la beffa. Una centrale nucleare nel ragusano o nell’agrigentino se il territorio ne condivide la scelta. E quindi un’invocazione di referendum, mentre già gli amministratori del luogo prendono posizione nella disputa. La polemica non si è fatta attendere, così se il presidente della provincia di Ragusa ha risposto con un secco no, il sindaco della medesima città si è detto molto favorevole. Chi l’avrà vinta, lo si scoprirà soltanto più in là col tempo.

Intanto Lombardo ha fortemente voluto alla conferenza di presentazione del Piano energetico ambientale siciliano l’economista, consigliere per l’Energia di Obama, Jeremy Rifkin, che tuttavia lo ha bacchettato sulla scelta del nucleare, definita una strada sbagliata, di “retroguardia”. In un paese che non possiede l’uranio, ma ha sole, vento e tante potenzialità può avvenire la “terza rivoluzione industriale”, un sistema distribuito in cui ognuno produce la propria energia rinnovabile e la scambia con altri mediante “reti intelligenti”, come in Spagna e Germania, che in questo modo hanno creato centinaia di migliaia di posti di lavoro attraverso la nascita di nuove piccole e medie imprese. Nel frattempo, Lombardo boccia 139 impianti eolici in attesa di autorizzazione. Saranno anti-estetici come li definisce Sgarbi?