Chat No Nuke
lunedì 22 febbraio 2010
UN'IMPRESA SENZA FUTURO
Tutto varia con il tipo di reattore. Oggi sul mercato ce ne sono diverse tipologie: ad "acqua bollente" installato in Asia, ad "acqua pesante" installato in Romania e ad "acqua leggera" scelto dal nostro Paese. La firma tra il Ministro Scajola e il collega statunitense, apre le porte al reattore AP 1000 di Westhingouse e Ansaldo.
Il costo pubblicizzato è riferito all'overnight ovvero come se la costruzione avvenisse "nel corso di una notte". Esso non comprende i costi finanziari. Le stime variano dai 3.000 euro per Kw secondo Keystone Center ai 6.000 per Moody's.
Il "costo del Kwh da nucleare" non è competitivo e varia tra 11/22 centesimi. Costo diverso dai 3 centesimi strombazzato ai media, riferito a impianti ammortizzati e a vecchi contratti di fornitura dell'uranio, quando costava un quinto di oggi.
I parametri finanziari sono le voci più controverse e sulle quali si gioca la partita per il calcolo del costo del Kwh. Nel caso italiano l'art. 7 del DL 112/2008 statuisce per il nucleare "nessun onere" per lo Stato. Diversamente la pensa il senatore Possa e sostenitore di "provvedimenti del Governo da assumere per l'incentivazione del nucleare".
Nelle stime di costo le valutazioni più contenute riguardano le scorie, lo smantellamento della centrale (stima bassa e uso di tassi di attualizzazione scandalosi per ridurre la quota nei piani finanziari, presi a riferimento da banche e investitori) e l'omissione dei costi assicurativi. I parametri tecnici del "nuovo nucleare" sono tutti da verificare quando funzioneranno i 2 reattori in costruzione: rendimento (trasformazione in elettricità del 37% in luogo del 33%), il periodo di funzionamento (60 anni invece di 40), il fattore di utilizzo degli impianti (8300 ore all'anno invece di 7000 ore), l'efficienza di sfruttamento del combustibile.
Di certo sappiamo che il costo delle scorie tedesche ammontano a 100 miliardi di euro e per gli inglesi 90.
Il nucleare è un settore ad alto investimento e bassa resa. Senza incentivazioni di Stato in termini di assunzione dei costi per le scorie, smantellamento, sicurezza, garanzie finanziarie e benefici fiscali è un'impresa senza futuro.
Puntare su risparmio, efficienza energetica, ricerca anche nel piezonucleare che utilizza il ferro, costituisce la scelta vincente.
Erasmo Venosi da Terra
lunedì 2 novembre 2009
Nucleare: Legambiente lancia una coalizione di Enti locali contro il ritorno all'atomo
''Cosi' riparte la mobilitazione contro il nucleare, torniamo a Montalto con la stessa determinazione che ci ha fatto vincere tanti anni fa. La vera sfida che oggi abbiamo di fronte e' affrontare il superamento della crisi climatica, intraprendendo le vere strade possibili, che sono il risparmio e l'efficienza energetica, la produzione da fonti rinnovabili e pulite, come sole e vento, ma invece si torna a proporre il nucleare'' afferma Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente.
Con questa manifestazione, aggiunge, ''prende il via una grande mobilitazione nazionale, che si avvia con il coinvolgimento di tutta la rete associativa e produttiva e anche delle istituzioni. Una mobilitazione che durera' nel tempo contro questa scelta di ritorno al nucleare, che non serve agli obiettivi del protocollo di Kyoto, che ci isola dalle scelte internazionali ed e' contro gli interessi delle comunita' e di questi territori''.
La Maremma, inoltre, rileva il coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente, ''ha gia' pagato un caro prezzo come polo energetico con le centrali di Civitavecchia e Montalto e il tentativo di costruzione della centrale nucleare. Ai costi elevatissimi, alla mancanza di sicurezza del nucleare, all'impossibilita' di smaltimento delle scorie -conclude Gubbiotti- va aggiunto il rischio del terrorismo internazionale, visto che il plutonio per il funzionamento delle centrali e' una fondamentale materia prima per chi intende costruire armi atomiche''.
Prima dell'apertura della giornata un gruppo di volontari del cigno verde ha aperto lo striscione 'No Nuke' di fronte alla centrale di Montalto: ''tenuta antinucleare'' per l'occasione, con tute bianche e maschere antigas, un po' come potrebbe succedere agli abitanti nei dintorni della centrale in caso di incidenti, anche piccoli, con rilascio di radioattivita'. Il sito fa parte di una lista ufficiosa, elaborata sulla base di uno studio di fattibilita', contenente le 10 citta' piu' idonee ad ospitare le future centrali nucleari italiane, sulla base dei criteri individuati, ossia la disponibilita' di acqua per il raffreddamento dei reattori, la non sismicita' dell'area e la capacita' di trasporto della rete elettrica.
In piazza con Legambiente anche i sindaci dei Comuni di Celleno, Canepina, Montalto di Castro e Nepi, tutti anti-atomo, e primi fondatori di una coalizione di Enti locali denuclearizzati lanciata per l'occasione dall'associazione ambientalista, che chiamera' a raccolta tutte le amministrazioni che vorranno aderire adottando una precisa delibera e posizionando all'ingresso del territorio comunale lo storico cartello che ne indica la scelta antinucleare. La contrarieta' al ritorno all'atomo non viene solo dai Comuni: Legambiente ha infatti ricordato che l'appello lanciato con Greenpeace e Wwf ha gia' visto tredici Regioni, a cui si e' unita anche la Rete dei Piccoli Comuni, impugnare di fronte alla Corte Costituzionale la Legge Sviluppo, appellandosi al titolo V della Costituzione in materia di poteri del Governo in caso di materie concorrenti con gli Enti locali.
''Trentadue anni dopo la prima manifestazione antinucleare del 20 marzo 1977 a Montalto di Castro, riprendiamo la battaglia contro il nucleare da dove e' cominciata, per portarla fino in fondo se servira''' spiega Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. Bisogna, rileva, ''ricostruire con i piu' giovani questa memoria storica, rilanciare l'informazione, spiegare quali sono i pericoli ancora del tutto attuali del nucleare, a quali rischi si va incontro. Il nucleare non ha risolto i suoi problemi di sempre: diciamolo con chiarezza, non esistono garanzie per l'eliminazione del rischio di incidente nucleare e conseguente contaminazione radioattiva; rimane il problema della contaminazione ordinaria, dovuto al rilascio di piccole dosi di radioattivita' durante il normale funzionamento dell'impianto, a cui vengono esposti lavoratori e popolazione nelle vicinanze del sito; non esistono soluzioni al problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi, come dimostrano le 250mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotte fino ad oggi nel mondo, tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivo''.
L'energia nucleare, rileva Legambiente, e' la fonte energetica piu' costosa e meno competitiva: tra costo industriale e sussidio di Stato il costo raggiunge circa gli 80 dollari al megawattora, secondo una stima al 2030 del Dipartimento Usa (2007), tanto che persino l'Aiea prevede una riduzione del contributo dell'atomo alla produzione elettrica mondiale che passera' dal 15% del 2006 a circa il 13% del 2030. ''Quella di oggi -sottolinea il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza- e' la prima di una serie di iniziative che Legambiente intende organizzare nei siti che, con maggiore probabilita', potrebbero ospitare i reattori nucleari che il governo vuole realizzare. Occasioni d'incontro con la popolazione, per illustrare le ragioni del nostro dissenso nei confronti dell'atomo''.
Il nucleare, aggiunge, ''e' una tecnologia pericolosa e costosa che non vogliono ne' le amministrazioni locali, ne' i cittadini. Chiediamo al governo di abbandonare questo progetto folle che rischia di alimentare conflitti istituzionali e sociali. Vogliamo ricordare, inoltre, che mettere in cantiere nuove centrali significherebbe far perdere all'Italia altro tempo prezioso nella lotta contro il mutamento climatico, oltre che nello sviluppo dell'innovazione tecnologica in campo energetico, uno dei settori trainanti del mercato globale degli anni a venire'' conclude.
giovedì 9 aprile 2009
RENEXPO, Fiera europea delle bioenergie
L’edizione del 2008 ha visto la partecipazione di 3.600 visitatori professionali e 81 espositori provenienti da sette paesi.
Le Istituzioni del Sistema Italia presenti in Ungheria (Ambasciata d’Italia, Camera di Commercio Italiana per l’Ungheria, Ufficio ICE di Budapest) stanno organizzando uno stand collettivo all’interno di RENEXPO® Central Europe e un incontro sulle energie rinnovabili, in collaborazione con le Università „Budapest University of Technology”,„ELTE” e „Szent István” di Gödöllő.
L’intenzione è di costituire un'area espositiva riservata alle ditte italiane, affinché queste ultime possano esporre le proprie tecnologie, avvalendosi del supporto istituzionale per eventuali richieste di collaborazioni in loco. Si desidera inoltre organizzare un incontro a carattere misto scientifico/commerciale durante una delle tre giornate dell’esposizione.
da edilportale.com
giovedì 2 aprile 2009
Il sole fa la rivoluzione? Legambiente ci crede, e prova a coinvolgere l´Eni
Un convegno che rappresenta la prima tappa del progetto EnergyThink (www.energythink.it) “Il Futuro del Pianeta, gli scenari dell’Energia” di Eni e Legambiente che, nel rispetto reciproco delle proprie identità e ruoli, intendono porre le basi per un confronto propositivo sul terreno delle energie rinnovabili.
A parlare agli studenti sono stati chiamati nomi illustri della comunità scientifica internazionale oltre dell’ateneo torinese e i dirigenti di Eni e Legambiente, che domani introdurranno il convegno e ai quali abbiamo posto alcune domande.
Che cosa ha spinto un’ associazione ambientalista come Legambiente- abbiamo chiesto a Rossella Muroni, che ne è la direttrice generale- a promuovere un convegno sull’energia solare con un’azienda come Eni?
«Direi che è una sfida. Parlare di cose concrete con chi è diverso da noi. Una filosofia che caratterizza da sempre l´azione di Legambiente. Proprio Eni e i grandi colossi dell´energia possono fare la differenza sulla via dello sviluppo alle fonti rinnovabili e allora è proprio con loro che ne dobbiamo parlare. Rimangono i rispettivi punti di vista e le criticità ambientali e sociali che caratterizzano le attività di una società come Eni e sappiamo entrambe che su quel piano continua il confronto. Questo però non ci impedisce di aprire un fronte di dialogo e ricerca comune. Le energie rinnovabili hanno molti nemici, è per questo che per promuoverle e difenderle ci vogliono alleanze inedite e forti».
Quali obiettivi vi ponete di raggiungere, come Legambiente, con questa iniziativa?
«Innanzitutto parlare con i giovani universitari, i ricercatori di domani. E´ un appello ad investire il proprio progetto di vita e di studio sulle rinnovabili, a crederci. Anche l´ambiente ha bisogno di ricerca e ha bisogno di grandi idee: speriamo che sia un cervello italiano, non costretto alla fuga, che ce le dia. Innovazione e ambiente sono ormai un binomio inscindibile ed è per questo che abbiamo voluto entrare in un ateneo autorevole come è il Politecnico di Torino. Siamo alla ricerca di giovani menti che aiutino l´innovazione e che credano nella sostenibilità ambientale anche come progetto lavorativo e di studio. Questo a maggior ragione alla luce di quanto è avvenuto negli ultimi mesi quando l´annuncio del ritorno del nucleare in Italia ha fatto schizzare le richieste di iscrizione a scienze dell´atomo! dobbiamo correre ai ripari anche sul piano culturale e dire agli universitari che il nucleare è un bluff peraltro molto pericoloso».
Legambiente è fortemente impegnata per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, a fianco del risparmio e dell’efficienza energetica. Quali prospettive prevede per questo settore nel nostro Paese?
«Il settore delle rinnovabili sta dimostrando di poter superare alla grande la fase di crisi economica. E´ un settore dinamico che porta con se oltre ai grandi colossi dell´energia una miriade di piccole e medie imprese. In particolare l’eolico uscirà dalla crisi per primo, perché la sua crescita attira capitali che compensano la stretta del credito. La notizia di questi giorni è che le installazioni e la messa in esercizio di impianti fotovoltaici in conto energia in Italia sono nel 2008 di gran lunga superiori rispetto ai valori comunicati fino a poche settimane fa. Il GSE ha infatti registrato un vero e proprio boom di allacci di impianti nel solo mese di dicembre 2008, oltre 5.000 per una potenza superiore a 130 MW, un terzo del totale di tutto l’anno. Un dato che fa schizzare la potenza degli impianti incentivati in conto energia per lo scorso anno a 329 MW, un numero che posiziona il nostro paese quale terzo mercato mondiale del fotovoltaico per l’anno passato, dopo Spagna e Germania e prima di Corea del Sud, Stati Uniti, Giappone, Cina. Insomma non è dal mercato o dall´economia che le rinnovabili hanno da temere. E´ l´inadeguatezza della politica a rappresentare l´ostacolo maggiore. Al di là degli schieramenti il nostro Paese non ha saputo mettere in campo un piano strategico di sviluppo delle rinnovabili che investisse senza indugi su eolico e solare innanzitutto. Ora poi con il delirio del ritorno al nucleare e con un governo che si fa paladino contro la strategia europea sulla lotta ai mutamenti climatici è tutto più difficile. La verità è che il miraggio nucleare ci farà perdere tempo e soldi senza risolvere i problemi attuali e stringenti legati ad una produzione sostenibile dell´energia, all´abbattimento delle emissioni allo sviluppo di politiche di risparmio ed efficienza energetica».
da greenreport.it
mercoledì 1 aprile 2009
Obama: la Casa bianca diventerà verde
L’iniziativa del presidente ha suscitato l’entusiasmo dei verdi. Rick Fedrizzi del Us Green building council ha dichiarato di essere certo che l’America seguirà il suo buon esempio, e Steve Strong della Solar design association che «un pannello solare nel parco della Casa bianca sarebbe il simbolo del nostro sforzo di indipendenza energetica e di preservazione dell’ambiente». L’architetto John Carron ha auspicato che Obama adotti anche altri accorgimenti, come l’altalena di legno con sedili di copertoni d’auto riciclati ordinati per le figlie Malia e Sasha. «Non si tratta solo dalla Casa bianca - ha osservato - ma anche dei suoi uffici nell’adiacente Palazzo Eisenhower. In tutto, ci sono 132 stanze, il taglio dei costi sarà enorme».
Obama non è il primo presidente a sognare che la Casa bianca diventi verde. Il pioniere fu Bill Clinton, che nel ’93, nella giornata della terra, inaugurò una serie di lavori di ristrutturazione che nei sei anni successivi gli fruttarono un risparmio di 1 milione e mezzo di dollari in riscaldamento, aria condizionata, illuminazione. Persino Bush, considerato un nemico dagli ambientalisti, prese dei provvedimenti, installando tre pannelli solari per l’acqua dei bagni, delle docce e delle piscine. Ma Obama intende andare oltre: vuole fare scendere la Casa bianca e con essa tutti i palazzi governativi al livello dell’Europa, dove il consumo pro capite di energia è tre volte inferiore. Raggiungere l’obbiettivo non sarà facile per Obama. John Carron ricorda che negli Anni settanta Jimmy Carter tentò di usare i pannelli solari senza riuscirvi, e che l’anno scorso la speaker della Camera Nancy Pelosi si propose di rendere verde il Campidoglio, il Palazzo del Congresso, ma dovette rinunciarvi a causa dell’opposizione. Con le nuove tecnologie, tuttavia, asserisce l’architetto, Obama potrà compiere notevoli progressi.
Ennio Caretto
da corriere.it
Made in Italy il solare di nuova generazione
PATRIZIA FELETIG
La tecnologia italiana alla conquista del mondo nel solare termodinamico, chiamato anche solare a concentrazione. È considerato fra le varie forme di energia solare quella con il maggiore potenziale di sviluppo perché capace dei migliori rendimenti. È una tecnologia in cui l’Italia ha una buona posizione, a conferma del rapporto virtuoso che può instaurarsi tra ricerca pubblica e imprese private al fine di investimenti produttivi. Il progetto si chiama Archimede: l’ha realizzato l’Enea e ora acquista una dimensione industriale con l’acquisto della Siemens del 28% del produttore che lo sta realizzando costruendo i "tubi ricevitori a sali fusi" per centrali solari termodinamiche, l’Archimede Solar Energy della Angelantoni.
All’origine del solare a concentrazione made in Italy, c’è l’intuizione del Nobel per la fisica, Carlo Rubbia. Grandi specchi parabolici concentrano la luce del sole su un tubo ricevitore, dentro il quale scorre un fluido. Nel solare termodinamico tradizionale si usa un olio, Rubbia l’ha sostituito con una miscela di sali fusi che raggiunge maggiori temperature (550° contro 380) moltiplicandone l’efficienza. L’energia solare è "trasportata" in un serbatoio ad accumulo, utile per supplire ai momenti di scarsa insolazione. Il serbatoio è in contatto termico con uno scambiatore di calore che genera vapore utilizzato per muovere delle turbine collegate agli alternatori che generano corrente elettrica. La differenza è nel fluido utilizzato, che nella versione italiana è più redditizio. Già si trovano centrali termodinamiche in diverse zone aride e assolate del mondo (per produrre 1MW servono mediamente di 24 ettari di superficie): in California è in funzione da 20 anni un impianto termodinamico nel deserto del Mojave e ora se ne sono aggiunti altri 8 per una capacità totale di 350MW. In Spagna ci sono due impianti per una potenza totale di 50MW. I costi di installazione per impianti di tali dimensioni oscillano tra i 2,5 e 4,8 milioni per MW.
Questa tecnica di captazione dell’energia solare produce elettricità in maniera costante, senza interruzione e in grandi quantità. La miscela di sali fusi brevettata dall’Enea è economica, non è infiammabile, non è inquinante come l’olio minerale altrimenti usato. Il cuore di un impianto solare a concentrazione è il tubo ricevitore, la componente a più alto contenuto tecnologico. Quando nei laboratori Enea di Casaccia e di Portici si è cominciato a lavorare sul progetto di solare termico con fluido di scambio formato da 60% di nitrato di sodio e 40% di nitrato di potassio, ci si scontrò con il problema di un modello di ricevitore ad alta efficienza e buona stabilità. I due fornitori presenti sul mercato mondiale non erano in grado di soddisfare le specifiche tecniche di un tubo capace di resistere alle altissime temperature richieste dalla tecnologia a sali fusi. Il team di ricercatori diretto da Mauro Vignolini selezionò allora una rete di aziende specializzate nella lavorazione di materiali speciali, alle quali trasferì le conoscenze sviluppate nel campo dei film sottili, saldature vetrometallo e deformazioni termomeccaniche. Nei 7 anni di sviluppo sono state coinvolte l’Itiv per l’assemblaggio dei componenti del tubo, la Polo per la creazione del vuoto nell’intercapedine del tubo captante la radiazione e l’esterno di protezione, la Steroglass per la saldatura del soffietto metallico di dilatazione con il tubo esterno di protezione in vetro. Nel 2007 tutte le competenze sono confluite nella Archimede Solar Energy controllata dalla Angelantoni Industrie, 130 milioni di fatturato e 750 dipendenti tra Italia, Francia, Germania, India e Cina.
Il progetto di fattibilità della tecnologia Enea si concretizzerà fra un anno e mezzo con un impianto commerciale da 5MW (scalabile a 30) che integra la centrale termoelettrica a gas dell’Enel a Priolo Gargano in provincia di Ragusa. Il progetto Archimede ha coinvolto competenze produttive multidisciplinari. Ronda Reflex, azienda di pannelli specchianti ha brevettato innovativi specchi parabolici polimerici con sottile rivestimento in vetro a specchio. La Duplomatic infine, specializzata negli azionamenti oleodinamici di precisione, ha messo a punto un sistema per la movimentazione degli specchi parabolici.
da repubblica.it
L'illusione nucleare : i rischi e i falsi miti
da varesenews.it
giovedì 19 marzo 2009
Nucleare: Solari (CGIL), Governo riduca prelievo su accise bollette
''Il ministro - aggiunge - insiste nell'affermare che l'Italia deve dotarsi del 25% di produzione d'energia elettrica da fonte nucleare per abbattere il costo del kwh''.
Per la realizzazione di quest'obbiettivo - fa sapere il dirigente sindacale - ''occorrono 8-10 centrali nucleari, con tempi di realizzazione di oltre 10-12 anni e quindi eventuali benefici, tutti da dimostrare, troppo lontani nel tempo''.
Per questo, afferma Solari, ''bisognerebbe partire dalla riduzione del prelievo fiscale a partire dalle accise sulle bollette perche' l'Italia non puo' continuare ad avere politiche energetiche improvvisate''.
''A quando - chiede il segretario confederali Cgil - la gia' annunciata conferenza sull'energia, appuntamento indispensabile per una seria programmazione? Quando intende realizzarla? O si preferisce fare solo propaganda?''.
Infine, sempre in merito alle affermazioni del ministro, ''che ci ricorda che dal primo di gennaio paghiamo oltre 4 milioni di euro al giorno per il mancato rispetto delle quote di emissione di CO2'', Solari conclude: ''vorremmo sapere cosa sta facendo il governo, per non far pesare sulle finanze pubbliche tali enormi cifre, nel campo del risparmio energetico o dello sviluppo delle fonti rinnovabili. A quanto ci risulta - conclude - molto poco e in maniera scoordinata''.
da asca.it
martedì 10 marzo 2009
"Incapaci di smaltire il pattume normale, figuriamoci il nucleare"
25 febbraio 2009 - "Il nucleare non è la soluzione ai problemi energetici dell'Italia". Piuttosto sviluppare l'uso di energie rinnovabili quali il Sole, una fonte che durerà per altri 4 miliardi di anni, "una stazione di servizio sempre aperta", un'immensa quantità di energia, "10mila volte quella che l'umanità consuma". Il professor Vincenzo Balzani, docente di Chimica generale e inorganica e membro del Photochemistry and Supramolecular Chemistry Group dell'Università di Bologna, ne è convinto: dire "no" al nucleare e "sì" alle fonti alternative e al risparmio energetico significa "gettare le basi per un positivo sviluppo tecnologico industriale e occupazionale del nostro Paese, senza porre pericolosi fardelli sulle spalle delle generazioni future". Ma Berlusconi ha deciso, pronti a mettere in opera 4 nuove centrali nucleari. "Abbiamo lanciato una petizione a cui hanno aderito circa 1800 scienziati e più di 7mila semplici cittadini: perché il governo non ha aperto un tavolo con gli esperti sull'energia?".
Nessun tavolo scientifico, professore?
"Abbiamo scritto a Berlusconi e anche a Scajola e questo ci ha fatto ricevere dal segretario scientifico, Claudio Nardone, al ministero. Gli abbiamo illustrato le nostre ragioni e la cosa è finita lì. E' una questione importante quella dell'energia, come la bioetica. Qui si ipoteca il futuro di due o tre generazioni".
Secondo lei dunque l'accordo siglato dall'Italia con la Francia sul nucleare non risolverà il problema energetico italiano?
"Certo che no e per molti motivi. A cominciare da quelli economici: chi metterà i soldi? Ovviamente lo Stato anche se dicono che saranno imprenditori privati. Chi mai investirà in un'impresa che costerà almeno all'inizio cinque miliardi di euro, che poi strada facendo potrebbero diventare 10 e per un periodo non inferiore ai 10 anni. In un paese normale per fare una centrale nucleare ci vogliono dieci anni e il nostro paese sappiamo benissimo com'è: in 10 anni si fa a malapena una scuola".
E' solo un problema di costi e tempi?
"I tempi sono importanti, prima si parlava del 2014 per la prima centrale ora sono già al 2020. E poi i siti dove dovrebbero sorgere le strutture, non si sa ancora niente. Senza contare il fatto che a costi altissimi corrisponde la produzione solo del 20 per cento dell'elettricità che serve all'Italia e l'elettricità a sua volta è solo il 20 per cento dell'intero consumo di energia".
Le proteste di Scanzano Ionico e della Sardegna di alcuni anni fa ci insegnano poi che l'Italia non ha dimestichezza con lo stoccaggio delle scorie nucleari.
"Faccio solo l'esempio degli Stati Uniti dove stanno scavando una montagna chiamata Yucca Mountain nel Nevada per fare un sito permanente, ci lavorano da anni spendendo non si sa quanti milioni di dollari. Le ultime notizie dicono che il sito non potrà mai essere aperto perché nessuno è in grado di garantire che sia veramente sicuro per decine di migliaia di anni. E se questo problema non l'hanno risolto gli Stati uniti, il paese teconologicamente più avanti al mondo, figuriamoci se possiamo risolverlo noi. In Italia non siamo capaci di smaltire il pattume normale, vedi Napoli, figuriamoci le scorie nucleari".
Su questo frangente la scienza dove è arrivata?
"La scienza è ancora lontana dal trovare la soluzione: negli Stati Uniti hanno concluso che l'unico modo è quello di cercare siti sottoterra, siti geologicamente sicuri, che impediscano che le scorie vengano sparse nell'ambiente e da cui non vengono più tirate fuori. Per ora non c'è altro".
Ma se ci sono tutti questi problemi perché, come si dice, il nucleare è in forte espansione?
"Perché questo non è affatto vero: si può verificare facilmente che il numero di centrali nucleari da vent'anni è quasi costante, 440 al mondo. E che negli ultimi anni il numero di centrali che viene chiuso è superiore a quello che viene aperto: per esempio entro il 2015 si apriranno 30 centrali ma se ne chiuderanno 90. Quindi non è affatto vero che il nucleare è in pieno sviluppo, anzi è in declino".
Parliamo di sicurezza: quanto sono affidabili le centrali nucleari?
"E' chiaro che queste centrali di terza generazione sono più sicure delle precedenti. Ma chi ci lavora dentro sono sempre gli uomini e gli uomini possono sbagliare. Sappiamo appunto degli incidenti in Francia e pensiamo a quello che non ci dicono: cosa ne sappiamo noi di cosa ci possono nascondere? Comunque la questione decisiva secondo me è questa: gli Stati Uniti, la nazione più avanti tecnologicamente del mondo, cosa fa oggi? Non costruisce certamente centrali nucleari. Basta vedere qual è la politica energetica di Obama che punta tutto sullo sviluppo di energie alternative. Se rinunciano loro al nucleare ci sarà un motivo".
Però possiamo fare l'esempio della Francia che invece sul nucleare ha puntato tutto.
"Chi sviluppa oggi il nucleare? Quei paesi dove non c'è democrazia per esempio Iran, Pakistan, Corea del Nord. E poi c'è la Francia che ha questa situazione stranissima per cui ha delle centrali da vendere. Ma i motivi sono da ricercarsi nella volontà di costruirsi la bomba atomica. E poi la Francia, nonostante tutto il nucleare che ha, consuma petrolio come l'Italia e ha circa gli stessi abitanti. Questo dimostra che il nucleare non risolve i problemi dell'energia. Noi con quattro centrali nuove facciamo ridere. Se da qui al 2020 risparmiassimo il 5% dell'energia che sciupiamo avremmo risolto il problema".
Ma allora secondo la sua analisi chi ci guadagna?
"Di sicuro la Francia perché esporta la tecnologia. Noi al contrrario non abbiamo nessun interesse reale a riceverla, perché noi adesso importiamo petrolio e domani cosa importeremo? Uranio. Noi non abbiamo neanche un grammo di uranio. E quindi che indipendenza energetica rincorriamo? L'unico modo per risolvere il problema sarebbe sviluppare quello che abbiamo, cioè l'energia solare come già fanno già la Germania, la Spagna o la Danimarca. La soluzione sta nelle energie rinnovabili".
Ma forse il sole da solo non basta: il ministro Scajola inserisce il nucleare in un panorama di diversificazione delle risorse energetiche.
"Ma scusi: non abbiamo la tecnologia, non abbiamo l'uranio di che diversificazione stiamo parlando? A parte il fatto che da un punto di vista globale lo sviluppo di queste centrali nucleari in tanti paesi è un disastro: ogni stato che produce nucleare un domani potrà realizzare la bomba atomica. Non sarà certamente così che si risolvono i problemi globali. Per esempio, come si farà a dare energia ai paesi africani? I francesi andranno là, metteranno le loro centrali nucleari cioè colonizzeranno un'altra volta l'Africa? Questa questione fa acqua sotto ogni aspetto. E se ne parla troppo poco e quelli che ne parlano spesso non hanno competenze o esperienze in materia scientifica. C'è troppa disinformazione".
La comunità scientifica tagliata fuori?
"Esatto, il governo apra un tavolo. E se non gli piacciono gli scienziati italiani che vadano a cercarne fuori. Tanto tutti gli scienziati sanno come stanno le cose, tranne una piccola minoranza che naturalmente per questioni nostalgiche o politiche è favorevole al nucleare. Che vada a consultare Obama, Berlusconi, vedrà cosa gli dice. Se non lo fanno più in America ci sarà qualche motivo no?".
"Sì, però lo stato quanto spenderà? E da chi prenderà i soldi. Dove prenderà i 25-30 milioni di euro che serviranno per fare queste centrali. Hanno fatto fatica a trovare gli imprenditori che mettessero qualche cosina per la Cai e vogliono trovare imprenditori per il nucleare? Anche in America non si investe più nel settore, anzi è proprio il libero mercato che ha distrutto il nucleare perché non conviene. Chi è che va a investire dei soldi per 10 anni quando non sappiamo fra 10 anni cosa succederà? Metti che le risorse rinnovabili si siano finalmente sviluppate, che ci fai a quel punto col nucleare? Non si può ipotecare così il futuro".
di Antonella Loi da notizie.tiscali.it
venerdì 6 marzo 2009
Nucleare: un'altra tappa dell'invasione francese
Berlusconi non ha dubbi e formalizza il ritorno del nucleare in Italia, illustrando l'accordo di cooperazione energetica siglato con il presidente francese Nicolas Sarkozy. E l'inquilino dell'Eliseo immediatamente conferma, offrendo all'Italia "collaborazione piena ed illimitata". E' il primo passo di "una politica nucleare comune tra Italia e Francia in una prospettiva paritetica e di lungo periodo", sottolinea Berlusconi, spiegando che l'Italia collaborerà alla realizzazione di altre centrali nucleari in Francia e in altri Paesi e costruirà centrali nucleari anche sul proprio territorio. Centrali che, come raccontato più volte su queste pagine, l'Italia non è in grado di costruire da sola. Infatti Berlusconi afferma anche che la Francia "ci ha messo a disposizione il suo know-how", un insieme di conoscenze che l'Italia ha perso dopo il 1987 e che, anche per il nucleare, la rende fatalmente dipendente dall'estero.
Poi, come da 15 anni ci ha abituati il re italiano della pubblicità e della comunicazione televisiva, inizia l'ennesimo spot demagogico, basato su slogan che capovolgono la realtà dei fatti. Tanto per cominciare, Berlusconi ringrazia il presidente francese, perché "ora la Francia con grande generosità si apre a noi". E' ovvio che non si tratta di generosità: le aziende francesi di costruzioni nucleari sono in grande crisi economica e finanziaria, crisi originata dal fatto che se si escludono Finlandia e Bulgaria, nessun Paese al mondo intende più costruire centrali per generare elettricità con una tecnologia che è ormai al capolinea e che è stata già ampiamente bocciata dal mercato. I costruttori nucleari francesi sono quindi rimasti imprigionati nel loro stesso mercato interno, ma in Francia non si possono certo costruire centrali nucleari come si costruiscono forbici o scope, così l'Italia diventa l'improvviso spiraglio per ammortizzare la propria crisi. A nostre spese.
Il neocolonialismo francese ottiene nuovi spazi nella nostra penisola. Dopo aver riempito il territorio nazionale di supermercati, aver acquisito catene di distribuzione italiane, dopo aver acquistato a suon di milioni di euro aziende aerospaziali italiane e gruppi assicurativi o bancari, adesso si prepara ad invadere il nostro mercato anche con l'energia nucleare. Qualcuno obietta che già da anni l'Italia importa energia elettrica dalla Francia, ma è un'obiezione da sempre in malafede: l'importazione è iniziata con la privatizzazione del mercato dell'energia in Italia, e l'importazione dalla Francia era vantaggiosa proprio per le tariffe francesi, che essendo statali erano, durante la notte, inferiori a quelle delle centrali (private) italiane. Così gli italiani preferirono spegnere di notte le proprie centrali ed importare energia da Francia e Svizzera. L'assurdità di questa pratica, volta solo al risparmio economico, salì agli onori delle cronache con il black out nazionale del settembre 2003.
Berlusconi non si ferma a questo. La demagogia continua quando dichiara che i francesi con il nucleare "producono l'80% del loro fabbisogno energetico consentendo ai consumatori d'oltralpe di pagare le bollette la metà di quanto pagano gli italiani". I francesi (ancora per poco) pagano la metà perché l'energia elettrica è ancora un servizio pubblico e non privatizzato come da noi, pertanto le tariffe elettriche francesi non sono quelle di mercato, alle quali siamo soggetti noi italiani, ma tariffe tipiche di un servizio statale. Come era da noi 20 anni fa. La pacchia finirà anche per i francesi, con la privatizzazione di EDF.
Intanto, da noi in Italia la tariffazione è già a valori di mercato e l'energia prodotta per via nucleare costa molto di più di quella che usiamo attualmente. Berlusconi, e con lui sia i francesi, sia la nostra Confindustria, continuano a parlare di un costo di produzione di 3 centesimi di dollaro per chilowattora, dimenticando appositamente di dire che questi 3 centesimi sono calcolati per un impianto che ha già ammortizzato il costo di costruzione e su un costo dell'uranio che è quello dei vecchi contratti, che scadranno nel 2012. Uno studio che ha cercato di fare una stima dei costi reali è stato compiuto dal Keystone Center, ed ha valutato un costo pari a 8-9 centesimi di dollaro per chilowattora, cioè un costo triplo rispetto a quello che la lobby del nucleare vuol far credere ai cittadini.
Secondo i piani del premier saranno quattro le centrali nucleari previste in Italia. La prima dovrebbe essere pronta nel 2020. A questo punto è bene precisare che nel 2020 il costo dell'uranio, molto più raro e prezioso del petrolio, sarà secondo le stime triplicato, e ci si aspetta addirittura un suo esaurimento entro il 2040-2050. Pertanto stiamo per spendere soldi per costruire centrali che nasceranno già obsolete, dopo aver speso qualche miliardo di euro di soldi pubblici.
Gli impianti dovranno essere di tecnologia EPR, una tecnologia che richiede zone poco sismiche o molto stabili, vicino a grandi bacini d'acqua, ma senza pericolo d’inondazioni, possibilmente lontano da luoghi densamente popolati. In pratica, luoghi che in Italia non ci sono. In base a questi criteri, il quotidiano La Stampa ha interpellato alcuni esperti che hanno individuato alcune zone adatte. Così sono rispuntati i siti già individuati negli anni '70. Sono stati fatti i nomi di Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese (Vercelli), perché collocati sulla Pianura Padana, caratterizzata da scarsa sismicità e disponibilità di acqua di fiume. Poi, Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, adatto per scarsa sismicità e acqua di mare. Se si considera invece la lontananza da grandi centri abitati e la stabilità del terreno si possono vagliare la Sardegna, la costa rivolta verso l’Africa della Sicilia (che si è candidata), la Basilicata ed alcune aree della Puglia. Il Veneto, prosegue La Stampa, si è fatto avanti proponendo Porto Tolle (Rovigo). A questi, il quotidiano Il Giornale ha aggiunto Monfalcone (Gorizia), Chioggia (Venezia), Ravenna, Termoli (Campobasso), Mola (Bari), Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento) e Oristano. Ma la maggior parte di questi luoghi sono già occupati da impianti energetici tradizionali.
Secondo Greenpeace l'accordo firmato tra Italia e Francia sul nucleare è a tutto vantaggio di Sarkozy, che sta cercando di tenere in piedi l'industria nucleare francese, ma non offre all'Italia nessuna garanzia di maggiore indipendenza energetica ed è anzi contro gli obiettivi europei di breve termine; infatti, il governo italiano, lo stesso governo che firma accordi-regalo con la Francia, ha anche appena firmato accordi europei vincolanti per giungere a una quota del 35% di energia elettrica da fonti rinnovabili al 2020.
Altri Paesi, a cominciare da Stati Uniti e Giappone, hanno già capito che il nucleare non ha risolto nessuno dei suoi stessi problemi, da quello delle scorie (non esiste un deposito di scorie definitivo su tutto il pianeta), alla sicurezza intrinseca (gli incidenti sono decuplicati dagli anni '60 ad oggi) alla proliferazione nucleare (la filiera produttiva nucleare civile è la stessa di quella militare). Gli USA l'hanno capito, e non costruiscono altre centrali nucleari, attendendo che semplicemente vadano in dismissione quelle esistenti. In tal modo usciranno dal nucleare nell'arco di qualche decennio. L'hanno capito in Gran Bretagna come in Spagna. Ancora una volta, è l'Italia ad essere in controtendenza.
Il nucleare non risolve neanche il problema delle emissioni in atmosfera: anche raddoppiando l’attuale numero di reattori, cosa che accelererebbe l’esaurimento delle risorse accertate di Uranio che, ai livelli attuali, non superano i cinquant’anni, il contributo del nucleare alla riduzione delle emissioni sarebbe marginale, non oltre il cinque per cento. Con gli stessi investimenti in maggiore efficienza energetica negli usi finali l’effetto di riduzione delle emissioni sarebbe fino a sette volte superiore. "La lobby nucleare", spiega Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace, "cerca di evitare una crisi legata alla marginalizzazione di questa tecnologia che, nei mercati liberalizzati, come in USA, è sostanzialmente ferma da 30 anni. Gli unici investimenti effettuati, infatti hanno riguardato il ripotenziamento e la manutenzione dei vecchi impianti".
In Italia raggiungiamo poi l'assurdo con l'accordo firmato da Berlusconi e Sarkozy. Per la tecnologia francese EPR, esistono solo due cantieri: uno in Finlandia e uno in Francia, nessun impianto ancora funziona. In Finlandia i costi effettivi a metà della costruzione hanno già superato del 50 per cento il budget. L'autorità di sicurezza nucleare finlandese ha riscontrato 2100 non conformità nel corso della costruzione. Il Presidente Sarkozy, in assenza di nuovi ordinativi, ha annunciato che la Francia, cioè lo Stato, chiederà a AREVA - società quasi interamente pubblica - di costruire un secondo reattore EPR in Francia. Un’implicita dimostrazione che nucleare e mercato non sono compatibili: a ordinare reattori dovrebbe essere un'azienda non lo Stato. Ma si tratta di un settore che il mercato ha già bocciato. E quando qualcosa non funziona, non va bene, è retrograda e non porta miglioramenti, per miracolo diventa una grande opera nell'Italia di Berlusconi.
da altrenotizie.org
martedì 3 marzo 2009
Fabio Badiali: meglio risparmio, dà benefici subito
24 Febbraio 2009 - NUCLEARE. BADIALI (REGIONI): MEGLIO RISPARMIO, DÀ BENEFICI SUBITO
L'assessore alle Attività produttive della Regione Marche, Fabio Badiali, coordinatore degli assessori regionali del settore alla Conferenza delle Regioni spiega che con efficienza e risparmio si possono tagliare del 20-30% i consumi. Parleremo a Scajola, dice.
"Abbiamo bisogno di energia, ma con il risparmio energetico e le fonti rinnovabili possiamo benissimo sopperire alle necessita'". Lo dice l'assessore alle Attivita' produttive della Regione Marche, Fabio Badiali, coordinatore degli assessori regionali del settore alla Conferenza delle Regioni, a proposito del piano nucleare che il governo sta mettendo in campo.
“La Conferenza non ha ancora affrontato la questione- spiega Badiali- ma a titolo personale sono completamente contrario". A giudizio dell'assessore delle Marche, "con il risparmio energetico possiamo tagliare del 20-30% i consumi", e di azioni per il risparmio, "con i soldi del progetto di rientro nell'atomo possiamo farne a bizzeffe - sottolinea - e poi, mentre il risparmio da' i suoi effetti subito, il nucleare arrivera' solo fra 20 anni".
Ma dalle Marche arrivano anche esempi di come sia preferibile seguire la strada del risparmio e dell'efficienza. "In regione con Terna stiamo procedendo al rifacimento di tutta la rete di trasmissione - spiega Badiali - il che ci portera' un risparmio del 15% dei consumi; un altro 15% di risparmio puo' derivare da un'azione di educazione nei confronti dei cittadini, e poi ci sono le tecnologie che ci possono portare motori elettrici che consumano meno energia".
Comunque, per quel che riguarda la posizione delle Regioni circa la 'rivincita nucleare' italiana, "il tavolo politico e' convocato per il 4 marzo - aggiunge l'assessore alle Attivita' produttive della Regione Marche, Fabio Badiali, coordinatore degli assessori regionali del settore alla Conferenza delle Regioni - ma questo argomento non e' all'ordine del giorno. Abbiamo chiesto un incontro al ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola per un'altra ragione, ma sara' l'occasione di parlare di questo argomento".
da Kyotoclub.it