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venerdì 18 dicembre 2009

NUCLEARE: CONTRARIO ORDINE DEI MEDICI

(ANSA) - CAMPOBASSO, 18 DIC - L'Ordine dei medici della provincia di Campobasso dice 'no' alla paventata realizzazione di una centrale nucleare a Termoli (Campobasso).
'La presenza in una zona a forte vocazione turistica di 3 industrie chimiche, una turbogas di piccole dimensioni , 1 turbogas da 800 MW e una centrale biomasse - ha detto il presidente provinciale, Gennaro Barone - non puo' essere sottovalutata per la contemporanea dismissione in atmosfera di prodotti differenti e non sempre noti'.
'E' cosa ormai certa - ha aggiunto - che numerose patologie sono causate da un inquinamento ambientale; per questo motivo esprimiamo forti preoccupazioni sull'ipotizzato insediamento di una centrale nucleare nel basso Molise in quanto la presenza di troppi potenziali elementi inquinanti in una stessa area moltiplicherebbe ulteriormente i rischi per la salute per tutte le comunita' che vivono in tali zone'. (ANSA).

18-DIC-09 09:59

lunedì 2 novembre 2009

Una centrale nucleare costa 5 miliardi. Ha senso?

Lavori in corso per il nucleare in Italia. Ma è davvero la soluzione auspicabile per rafforzare l’indipendenza energetica del nostro paese riducendo, allo stesso tempo, inquinamento e costi?

Cerchiamo di capire il percorso che è stato tracciato:

Lo scorso luglio è passata la legge Sviluppo che prevede la reintroduzione delle centrali nucleari (dopo che nel 1987 un referendum popolare ha bocciato l’utilizzo dell’energia atomica). L’iter prevede che entro il prossimo 15 febbraio dovranno essere varati i decreti legislativi con le indicazioni per la localizzazione delle centrali nucleari e dei depositi delle scorie e in altri Paesi. Il 3 agosto, intanto, la francese Edf ed Enel hanno siglato un accordo che ha portato alla nascita di“Sviluppo Nucleare Italia Srl”, una joint-venture che avrà il compito di realizzare gli studi di fattibilità per la costruzione in Italia di almeno 4 centrali nucleari con la tecnologia di terza generazione avanzata Epr. A inizio ottobre, inoltre, è stata firmata una dichiarazione congiunta a Washington dal ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola e dal segretario all'Energia statunitense Steven Chu. "L'Italia - ha detto Chu - ha obiettivi molto ambiziosi e dato cha anche noi stiamo rilanciando il nucleare, General electric e Westinghouse, avranno l'opportunità di partecipare a gare d'appalto in Italia".

In Italia, in sostanza, si sta spingendo sulla terza generazione. Ed è proprio questo uno dei punti deboli secondo coloro che sono contrari al nucleare. Come Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte nonché alla guida del World Political Forum assieme all’ex leader dell’Unione sovietica Mikail Gorbaciov, che ha ribadito nei giorni scorsi nel corso di un convegno a Torino sulle energie che "impiantare in questa fase centrali nucleari di terza generazione non ha senso".

Per la Bresso non ha senso partire con una tecnologia destinata a diventare obsoleta. In effetti la francese Areva, tra i big mondiali del settore nucleare (società quotata in Borsa), sta lavorando alle centrali di quarta generazione. L’obiettivo è di avere scorie meno radioattive, cercare di utilizzare l’uranio più volte e ridurre i costi di costruzione di una centrale.

«Una centrale nucleare costa 5 miliardi di euro e produce pochissimi posti di lavoro – spiega Bresso -. Se utilizzassimo questa cifra nel settore delle energie rinnovabili produrremo migliaia di nuovi posti e cureremmo la salute del nostro pianeta. Anche se i rischi del nucleare sono limitati, non possiamo in ogni caso permetterceli - ha proseguito la Bresso -. Perché in caso di incidente perderemmo in pratica l'area del Po, da cui produciamo metà del cibo italiano. Mezza Italia andrebbe buttata via».

da ilsole24ore.com

Noi il nucleare non lo vogliamo

No nuke Riparte da Montalto di Castro la protesta del movimento contro il ritorno dell'atomo in Italia. Per evitare che si affrontino con strumenti vecchi e dannosi le sfide della contemporaneità. E con la questione sicurezza irrisolta


A Montalto riparte il movimento antinucleare. Pronto a vincere di nuovo.
Ieri, proprio nel comune viterbese dove sarebbero previsti due reattori da 1.600 megawatt l'uno, è sceso di nuovo in piazza un contro il carbone e l'inquinamento, insieme al Comune di Montalto di Castro, le Province di Viterbo e di Grosseto e la Regione Lazio. Riparte il movimento per evitare che l'Italia torni indietro, per evitare che si affrontino con strumenti vecchi e dannosi le sfide della contemporaneità.
Vecchi e dannosi come sono le opere faraoniche o i premi in volumetria che mascherano un nuovo condono edilizio senza alcuna riqualificazione energetica delle abitazioni. Vecchi e dannosi come il nucleare che insegue un modello altamente energivoro ormai in aperta crisi in tutto il mondo.
Tornare al nucleare significa ritrovarci oggi con centrali che non hanno risolto alcuno dei problemi di sicurezza. Inoltre, di fronte a una crisi economico-finanziaria come quella che stiamo attraversando, investire nel nucleare significa bloccare enormi investimenti pubblici, dirottandoli da tutti quegli interventi utili alla diffusione delle rinnovabili e dell'efficienza energetica e degli altrettanto urgenti e indispensabili interventi di messa in sicurezza del territorio.
In nessuna parte del mondo esistono centrali nucleari in costruzione finanziate solo dal denaro privato. Anche la leggenda che il nucleare porterebbe a una riduzione per le famiglie delle bollette è stata smentita dallo stesso amministratore delegato dell'Enel quando, a fine luglio, ha chiesto un livello garantito del prezzo in bolletta in modo da tutelare da eventuali fluttuazioni a ribasso del prezzo dell'energia gli investitori privati.
Tutto ciò, per altro, non servirebbe neanche a risolvere i problemi ambientali e di riduzione delle emissioni di CO2, non solo perché le prime quattro centrali, per ammissione della stessa Enel, non potrebbero entrare in funzione prima del 2026-2030, ma anche perché si è "scoperto" che l'intera filiera del nucleare comunque produce emissioni di CO2 pari a un quarto di quelle delle centrali a metano.
L'energia nucleare è la fonte energetica più costosa e meno competitiva: tra costo industriale e sussidio di Stato il costo raggiunge circa gli 80 dollari al megawattora, secondo una stima al 2030 del Dipartimento Usa (2007), tanto che persino l'Agenzia internazionale per l'energia atomica prevede una riduzione del contributo dell'atomo alla produzione elettrica mondiale che passerà dal 15% del 2006 a circa il 13% del 2030.
Tutte queste informazioni stanno cominciando a diffondersi tra la gente comune, tanto che l'orientamento degli italiani, come ha rilevato un recente sondaggio, si sta spostando a maggioranza verso opinioni contrarie al ritorno all'atomo.
Non è un caso che dopo essere partito di gran carriera, con annunci a ripetizione, il governo abbia finito per spostare la definizione dei siti idonei a dopo le prossime elezioni regionali. Evidentemente si teme lo scarso gradimento da parte degli elettori.
A conferma di questi timori del governo, la legge che riapre le porte al nucleare prevede che i siti siano sottoposti al segreto militare ed esautora governi locali e regionali dal processo di definizione delle localizzazioni.
Ci troviamo di fronte a un'idea vecchia di sviluppo, fatta di grandi centrali che consentano a pochi produttori di controllare il mercato dell'energia. All'opposto, noi pensiamo che oggi la crisi energetica e climatica possano essere vinte solo se ci si avvia con coraggio verso un'economia a bassa emissione di CO2 e un sistema di produzione dell'energia distribuita sul territorio e vicino ai bisogni dei consumatori. La crisi economica, in questa prospettiva, rappresenta un'occasione che non possiamo sprecare.


Vittorio Cogliati Dezza (presidente Legambiente) da Terra

mercoledì 15 aprile 2009

Acqua dolce e salata si sfiorano, così nasce l'energia del futuro

È la blue energy la nuova frontiera. Una energia «blu» sprigionata ogni qual volta che due soluzioni con diversa concentrazione si mescolano. Accade con l'acqua salata e quella dolce.

Le pale balbettano un po'. Quasi per assestarsi. Poi, dopo un paio di esitazioni, la piccola elica inizia a girare alla massima velocità. Il carburante che innesca il movimento è in una cisterna. All'interno, solo qualche litro di acqua salata e dolce. È la prova che un'altra energia pulita potrà contribuire allo sviluppo di quel mondo che punta sulle fonti rinnovabili. È la blue energy la nuova frontiera. Una energia «blu» sprigionata ogni qual volta che due soluzioni con diversa concentrazione si mescolano. Accade con l'acqua salata e quella dolce. Con il tè e il caffè.

Il fenomeno è ben conosciuto dagli esperti, ma mai usato: elettrosi inversa e processo di osmosi dove si libera l'energia. Per il resto del mondo è una novità. La piccola pala che continua a girare senza bisogno di alcun combustibile fossile (come gas o petrolio, che causano inquinamento), è solo un modello da laboratorio. Ma le potenzialità sono enormi. Lo studio è portato avanti da Jan Post, ricercatore al Dutch water technology research institute Wetsus. «Occorrono almeno un paio di anni prima che il processo - dice il ricercatore su Ode Magazine - possa essere applicato a quella che possiamo considerare una vera centrale elettrica». Ma qualcosa è stato già fatto.

Lo scorso giugno, la Redstack, una società affiliata con Wetsus, ha iniziato un processo in una fabbrica di sale nella città olandese Harlingen. Gli esperimenti hanno finora prodotto energia sufficiente per far funzionare un'aspirapolvere. È solo un inizio, ma la blue economy «vede» questa nuova energia come un pozzo di ricchezza senza fondo. Uno degli elementi fondamentali per lo sfruttamento di questa risorsa è che le centrali elettriche possono essere situate ovunque acqua salata e dolce si incontrano. In poche parole, ovunque un fiume sfoci in mare. Sui corsi d'acqua americani, i fiordi norvegesi o gli estuari asiatici.

La tecnologia può essere applicata anche sotto terra, con un impatto minimo sulle comunità del territorio. I ricercatori della Westus hanno individuato nell'estuario di Dike, a nord dei Paesi Bassi, il luogo perfetto per un primo impianto. Anche la Norvegia vuole sfruttare le potenzialità. Statkraft, la società di proprietà del governo di Oslo, vuole fare il proprio progetto di blue energy a Hurum, a sud della Capitale.

Oggi il prototipo di impianto ha una capacità di soli 4 kilowatt, appena sufficienti ad alimentare un frigorifero. I vertici della società elettrica sono però convinti che la potenza sprigionata dall'acqua riuscirà a coprire il 20 per cento del fabbisogno energetico della Norvegia. Erik Stein Skilhagen, vice presidente del progetto alla Statkraft, spiega: «Oggi l'importante non è la quantità di energia elettrica che viene generata, ma il fatto che possiamo generarla». Del resto anche sul Mercato la blue economy è tra i pochi settori che sta reggendo l'impatto con la crisi. Dopo lo sfruttamento della terra e dell'aria, nei prossimi decenni la convergenza di forze economiche, climatiche e tecnologiche potrebbe riportare fiumi, laghi e oceani all'avanguardia come nuova frontiera di sviluppo.

da iltempo.ilsole24ore.com