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martedì 29 dicembre 2009

NUCLEARE INCIVILE E MILITARE


Energia Vi è un argomento a sostegno del no al nucleare che neppure i più fanatici sostenitori dell'energia atomica contestano: il legame indissolubile tra nucleare civile e nucleare militare.


Attualmente l'esempio più eclatante di questo connubio è rappresentato dallo sforzo di gran parte della comunità internazionale per impedire all'Iran lo sviluppo di un programma di reattori nucleari civili.
Situazione a dir poco kafkiana: Teheran rivendica a ragion veduta e secondo tutte le convenzioni internazionali, la legittimità di tale programma; altri, timorosi della possibile (e probabile) atomica degli ayatollah, minacciano sanzioni e attacchi militari per impedirlo.
A parte l'ipocrisia di chi rilancia il nucleare nel proprio Paese e ha anche l'atomica ma è risoluto a impedire ad altri ciò che esso stesso possiede; a parte la Stella di Davide che urla al pericolo dimenticando (e con Israele tutto l'Occidente) delle sue quasi 200 testate. E del fatto che esse sono al di fuori di qualsiasi controllo internazionale; a parte l'evidente e insostenibile doppio binario nell'approccio al nucleare (vedi bombe Pakistan e India), rimane il fatto che nessuno nega che il nucleare civile è sempre propedeutico al nucleare militare e che - quindi - lo sviluppo diffuso dell'energia atomica civile presuppone quello degli armamenti nucleari, con relativi pericoli di nuove Hiroshima.
Esistono numerosi esempi di Paesi che stanno sviluppando energia nucleare specialmente per via della possibilità di dotarsi di bombe atomiche.
Le regolamentazioni internazionali su cui si regge l'industria civile nucleare - in particolare le regole per i Paesi che partecipano al trattato di non proliferazione nucleare, Tnp - cercano sia di scartare i programmi militari relativi al nucleare che di promuovere "il diritto all'energia nucleare civile" con trasferimenti tecnologici fortemente promossi.
In questo caso la comunità internazionale incoraggia gli Stati firmatari a istituire organismi, utilizzare quelli già esistenti o promuovere studi nell'ambito dell'energia nucleare, non in ultima istanza anche nelle nazioni più povere che non avrebbero mai avuto accesso o interesse all'energia atomica.
Il commercio dell'energia atomica è una decisione che spetta principalmente agli Stati e agli enti pubblici di elettricità.
I conflitti fra blocchi politici o gli ex blocchi della guerra fredda influenzano considerevolmente questo commercio: l'assenza di democrazia e di un'opposizione efficace ne aggravano i rischi associati. La minaccia delle bombe prodotte con combustibile nucleare è sempre presente e il timore della proliferazione sempre più tangibile ora che l'industria nucleare si è stabilita in numerosi Paesi carenti in termini di condizioni infrastrutturali, dove la tecnologia viene utilizzata da aziende private.
Perfino il noto fisico Georges Charpak, a favore del nucleare, si mostra timoroso per quanto riguarda la situazione attuale e ha richiesto controlli internazionali sui rifiuti nucleari per prevenire atti di pirateria.
Non ultimo ricordiamo la vulnerabilità a terrorismo e guerre che di certo non tranquillizza. Perché il nostro governo invece di ululare all'Iran e tacere su Israele non dà il buon esempio rinunciando al nucleare civile e smantellando quello militare?
Sarebbe il rispetto della volontà popolare (referendum antinucleare) e della Costituzione (art.11).


Gianpaolo Silvestri da Terra

mercoledì 23 dicembre 2009

NUCLEARE, ECCO I CRITERI. PRIMA PIETRA NEL 2013


Il governo non scopre le carte sui possibili siti per il nucleare: non lo farà prima delle regionali. Intanto promette risarcimenti a pioggia per gli enti locali che accetteranno i reattori. Ma i sindaci non si «vendono».

Arriva il decreto legislativo sui criteri per la localizzazione dei siti nucleari.
Ma - sorpresa! - non c'è neanche un numero sui parametri da seguire per identificare le aree, mentre «fioccano» le cifre delle compensazioni previste per enti locali e cittadini che accetteranno un reattore dietro l'angolo.
Nessuna illusione: l'indicazione dei siti non arriverà prima delle elezioni regionali. Tanto più che per la posa della «prima pietra» (anzi, del primo «atomo») c'è tempo fino al 2013 per il governo. In attesa delle urne, meglio sbandierare la «carota » e mantenere il «bastone» (cioè i rischi per le comunità locali) ben nascosto. In questo caso la «carota» destinata a enti locali e cittadini, può valere fino a 40 miliardi nella fase di installazione (contando tutti e 8 i siti previsti dal governo), e 40 milioni annui per la distribuzione.
Una bella «torta», che punta ad allettare sindaci e governatori di Regioni già sul piede di guerra per via delle poche certezze sui rischi effettivi delle radiazioni, delle scorie (che già oggi non riusciamo a gestire), dei possibili incidenti.
Senza contare che degli oneri per i benefici dovranno farsi carico le imprese coinvolte nella costruzione. Che a loro volta si rifaranno sugli altri cittadini per garantirsi comunque dei margini.Insomma, sui costi effettivi dell'operazione è buio pesto, così come sulla sicurezza e sul rispetto dell'ambiente. Tanto che dall'opposizione le reazioni restano negative. «Non ne vedo l'utilità e il senso», commenta Pier Luigi Bersani. L'Idv annuncia un nuovo referendum, Legambiente avverte dei rischi per i cittadini. «Rischi di cui il governo dev'essere consapevole - osserva Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Pd - visto che risarcisce le comunità e che non dà indicazioni sui siti».

NUOVA ERA
Ma il governo procede spedito (a proposito di dialogo). Il testo «consentirà di garantire all'Italia non solo energia elettrica ai prezzi inferiori almeno del 30% - annuncia il ministro Claudio Scajola - e allineati con quelli di altri Paesi europei, ma anche di dotarci di una fonte di energia disponibile su vasta scala, con sicurezza delle forniture e, soprattutto, con emissioni zero, rispettando così gli obiettivi internazionali ».
Il decreto - continua il ministro - indica i criteri, con gli obiettivi prioritari del governo (sicurezza, tutela della salute e dell'ambiente). Su questa base «saranno le imprese interessate - conclude Scajola - a proporre in quali zone intendono realizzare gli impianti nucleari». La «base» per ora è costituita soltanto da indicazioni di massima: l'indicazione della peculiarità da rispettare è affidata all'Agenzia per la Sicurezza Nucleare. Sarà la comunità scientifica che stabilirà la distanza dai centri abitati, la quantità d'acqua necessaria, il tipo di territorio adatto, le infrastrutture di trasporto disponibili.
Lo schema di decreto, in 33 articoli - sarà poi esaminato dalla Conferenza Stato-Regioni e dal Consiglio di Stato. «A questo punto i governatori ritirino i loro riscorsi alla Consulta», dice il sottosegretario Stefano Saglia.

ENTI LOCALI
Basterà un passaggio procedurale e la promessa dei benefici economici a fermare gli enti locali?
Finora pare proprio di no. «Spero che resti tutto sulla carta - commenta il sindaco di Montalto di Castro - Che si tengano i soldi: non esiste una centrale nucleare sicura».
Anche dalla Sardegna (più volte indicata come possibile Regione ospite) arrivano segnali negativi, Nonostante gli incentivi previsti dal decreto: tremila euro per Megawatt istallato (il governo prevede8 centrali peruntotale di 13mila Megawatt di potenza) e 0,4 euro per Megawattora di potenza erogata. Da destinare per il 10% alle Province in cui è ubicato il reattore, il 55%aiComuni(che potranno ridurre Tarsu e Ici) e per il 35% ai Comuni limitrofi fino a20Kmdall'impianto. I benefici dovranno ripartirsi per il40%alle finalità istituzionali degli enti e per il 60% alle persone residenti e alle imprese, anche con la riduzione dei costi dell'energia.

Bianca Di Giovanni da L'Unità

Per approfondimenti:

Siti e scorie, si corre il rischio di una militarizzazione
di Pietro Greco da L'Unità

Mille euro a famiglia Mal'atomo è costoso
di Roberto Rossi da L'Unità

«Non è la soluzione per l'Italia E i costi li pagheremo in bolletta»
di Cristiana Pulcinelli da L'Unità

NUCLEARE:BETTIN (VERDI);LEGA SI SMARCHI REFERENDUM IN VENETO

(ANSA) - VENEZIA, 23 DIC - 'Mentre il Governo conferma le rivelazioni dei Verdi sui siti destinati a ospitare centrali nucleari, Veneto compreso, nella nostra regione si fanno sentire i soliti ipocriti e voltagabbana'. Lo afferma il consigliere dei Verdi Gianfranco Bettin che punta l'indice sulla Lega dicendo che i leghisti 'pur di stare al governo ma senza scontentare i propri elettori sul territorio, fingono di opporsi, dicono 'Ni', come fa Luca Zaia, o alludono alla possibilita' di consultare i cittadini con un referendum'.
E a proposito di referendum Bettin si rivolge ai leghisti invitandoli a fare sul serio 'invece di chiacchierare per tirare avanti fino a dopo le elezioni, quando pensano di fare quello che gli chiedera' il superfilonuclearista Berlusconi'.
'Sfidiamo la Lega a fare sul serio, dunque - ribadisce Bettin -, giace in Consiglio regionale la proposta dei Verdi di indire un referendum consultivo per chiedere ai veneti se sono d'accordo di ospitare una centrale nucleare. La Lega la condivida e imponga alla Giunta regionale di indire un referendum prima delle elezioni regionali e contestualmente ad esse'. (ANSA).

23-DIC-09 14:29

AUGURI DI BUON NUCLEARE


Il governo approva il decreto che fissa i criteri per l'individuazione dei nuovi siti atomici. Ai Comuni che ospiteranno lo scempio anti ambientale e anti economico sconti sulle bollette e bonus legati all'elettricità prodotta

Il via libera al decreto legislativo per il rilancio nucleare, ieri sul tavolo del Consiglio dei ministri, è un concentrato di rassicurazioni e strizzatine d'occhio rivolte alle aree e ai Comuni destinati a ospitare i nuovi impianti.
Regali di Natale sostanziosi in vista per chi fa il bravo e accetta di mettersi un atomo in giardino, al posto dell'albero.
I siti prescelti, dichiarati di interesse strategico nazionale, saranno «soggetti a speciali forme di vigilanza e protezione », si sottolinea, e dovranno rispondere a uno schema di parametri di riferimento relativi a caratteristiche ambientali e tecniche. Criteri da definire, su proposta dell'ancora inesistente Agenzia del nucleare, entro 60 giorni dall'entrata in vigore del decreto. Le caratteristiche ambientali riguardano «popolazione e fattori socioeconomici, qualità dell'aria, risorse idriche, fattori climatici, suolo e geologia, valore paesaggistico, valore architettonico-storico, accessibilità»; quelle tecniche la «sismo- tettonica, distanza da aree abitate, geotecnica, disponibilità di adeguate risorse per il sistema di raffreddamento della tipologia di impianti ammessa, strategicità dell'area per il sistema energetico e caratteristiche della rete elettrica, rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante».
Nella disposizione, nessuna lista delle località, ancora top secret almeno fino all'attesa creazione dell'Agenzia, ma un elenco delle aree idonee per gli impianti nucleari.
Le voci di dissenso che si sono levate dalle zone minacciate dall'atomo sono destinate a mescolarsi ora con quelle dei fautori. Questo per via dei numerosi benefici previsti, che rendono aurea la nuova epoca atomica.
Per Comuni, Province e imprese previste compensazioni nei 5 anni di realizzazione delle centrali nucleari per 3.000 euro/MW sino a 1.600 MW di potenza. All'entrata in funzione dell'impianto, sono previsti bonus legati all'energia elettrica prodotta e immessa in rete pari a 0,4 euro/MWh su base trimestrale. Inoltre, imprese e abitanti delle zone in questione avranno sconti sulla bolletta elettrica, su quella per i rifiuti urbani, per le addizionali Irpef e Irpeg e per l'Ici.
Roba da lustrarsi gli occhi, che riguarda i Comuni direttamente interessati, ma anche quelli limitrofi in un'area di 20 chilometri dal perimetro dell'impianto.
Il calcolo costi/benefici emerso dal decreto tiene conto solo parzialmente di quello che sta per abbattersi sul Paese e sui suoi abitanti, vittime di un colossale inganno. «Oltre al costo per la realizzazione degli impianti vanno calcolati i costi dell'arricchimento dell'uranio, dello smaltimento delle scorie e della dismissione delle centrali a fine ciclo - osserva il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli -. Il decommissioning delle vecchie centrali ancora ha un costo di 5 miliardi di euro che gli italiani pagano nelle loro bollette».
Doppia la bugia che il governo nasconde sotto il decreto, secondo il leader ecologista: «In primo luogo non dice dove verranno costruite le centrali per paura di un boomerang elettorale alle prossime elezioni regionali. La seconda verità taciuta è il costo di questa folle avventura anti economica e anti ambientale che verrà pagata tutta dai contribuenti».
I nomi in ballo per gli impianti restano quelli noti che, nel prossimo anno, la futura Agenzia dovrà ufficializzare. Nella lista del toto nucleare i candidati più accreditati sono il vecchio sito di Caorso nel piacentino, Trino Vercellese, la zona di Rovigo tra Adige e Po, Montalto di Castro e Termoli.
A tutti i Comuni va comunque l'augurio di buon nucleare anticipato. Con la promessa dei già citati benefici economici ed energetici e la possibilità di aggiudicarsi il primo scintillante reattore, previsto entro la fine della legislatura, nel 2013. Anno zero della nuova era atomica.


Diego Carmignani da Terra

martedì 22 dicembre 2009

NUCLEARE: BONELLI (VERDI), GOVERNO CONTINUA CON TRUFFA DA 1000 EURO A FAMIGLIA

COMUNICATO STAMPA


NUCLEARE: BONELLI (VERDI), GOVERNO CONTINUA CON TRUFFA DA 1000 EURO A FAMIGLIA
SOLO DECOMMISSIONING VECCHIE CENTRALI CI COSTA 5 MLD L'ANNO IN BOLLETTA
CHIEDIAMO A TUTTE FORZE OPPOSIZIONE CONDIVIDERE MOBILITAZIONE PER REFERENDUM


"Il governo va avanti con la truffa del nucleare e non dice due verità. In primo luogo non dice dove verranno costruite le centrali per paura di un boomerang elettorale alle prossime elezioni regionali. La seconda verità taciuta è il costo di questa folle avventura antieconomica ed antiambientale e che verrà pagata tutta dai contribuenti". Lo dichiara il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Il ritorno al nucleare costerà almeno 1000 euro ad ogni famiglia italiana"


"Oltre al costo per la realizzazione degli impianti vanno calcolati i costi dell'arricchimento dell'uranio, dello smaltimento delle scorie e della dismissione delle centrali a fine ciclo - spiega il leader ecologista -. Basti pensare che il decommissioning delle vecchie centrali ancora ha un costo di 5 miliardi di euro che gli italiani pagano nelle loro bollette. Ed infatti non c'è nessun paese al mondo dove il nucleare non sia sostenuto dallo Stato".


"Il governo, pensando di comprare i cittadini con le compensazioni o di condizionarli con una campagna d'informazione unilaterale che non dica che 18 centrali Epr (quelle che si vogliono importare in Italia) sono ferme per guasti e incidenti, commette un grave errore perché i cittadini non vogliono il nucleare - conclude Bonelli -. Per questo la nostra mobilitazione continuerà e chiediamo al PD ed alle altre forze di opposizione di condividere la raccolta delle firme per i referendum contro una vera e propria truffa ai danni del paese".


Roma, 22 dicembre 2009

lunedì 21 dicembre 2009

NUCLEARE: BONELLI (VERDI), GOVERNO HA GIA' IN MANO ELENCO SITI

COMUNICATO STAMPA

NUCLEARE: BONELLI (VERDI), GOVERNO HA GIA' IN MANO ELENCO SITI


"Il governo ha già in mano l'elenco dei siti, già individuati dall'Enel, dove costruire le centrali nucleari, ma non li rende noti per paura di un boomerang elettorale alle prossime elezioni". Lo dichiara il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Sono quelli resi noti da noi Verdi nei giorni scorsi: Montalto di Castro (Vt), Borgo Sabotino (Lt), Garigliano (Caserta), Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma (Agrigento), Monfalcone (Gorizia) e Chioggia (Ve). D'altronde il decreto che individua i criteri per la scelta dei siti (all'ordine del giorno del CDM di domani) è solo una formalità perchè tali criteri sono già previsti in modo rigido dalle organizzazioni internazionali".

"La tecnologia che il governo vuole usare per riportare il nucleare nel nostro paese è obsoleta ed insicura. Ben 18 centrali EPR (quelle che dovremmo acquistare) in Francia sono ferme per guasti o incidenti e proprio in Francia, paese spesso citato a modello, si sta aprendo un'inchiesta sulla radioattività intorno alle centrali - ha concluso Bonelli -. Il nucleare è una vera e propria truffa che gli italiani non vogliono, come dimostrano le oltre 20 mila firme raccolte da noi Verdi, solo nello scorso week-end, durante le primarie dell'Energia".

Roma, 21 dicembre 2009

venerdì 18 dicembre 2009

NUCLEARE: CONTRARIO ORDINE DEI MEDICI

(ANSA) - CAMPOBASSO, 18 DIC - L'Ordine dei medici della provincia di Campobasso dice 'no' alla paventata realizzazione di una centrale nucleare a Termoli (Campobasso).
'La presenza in una zona a forte vocazione turistica di 3 industrie chimiche, una turbogas di piccole dimensioni , 1 turbogas da 800 MW e una centrale biomasse - ha detto il presidente provinciale, Gennaro Barone - non puo' essere sottovalutata per la contemporanea dismissione in atmosfera di prodotti differenti e non sempre noti'.
'E' cosa ormai certa - ha aggiunto - che numerose patologie sono causate da un inquinamento ambientale; per questo motivo esprimiamo forti preoccupazioni sull'ipotizzato insediamento di una centrale nucleare nel basso Molise in quanto la presenza di troppi potenziali elementi inquinanti in una stessa area moltiplicherebbe ulteriormente i rischi per la salute per tutte le comunita' che vivono in tali zone'. (ANSA).

18-DIC-09 09:59

NUCLEARE: 120 ADESIONI A MANIFESTAZIONE A TERMOLI PER 'NO'

(ANSA) - TERMOLI (CAMPOBASSO), 18 DIC - Sono 120 le adesioni di amministrazioni pubbliche, associazioni, sindacati e ordini professionali alla manifestazione che si svolgera' domani a Termoli contro il progetto per la realizzazione di una centrale nucleare.
Tra le amministrazioni figurano la provincia di Campobasso e 15 comuni, dei quali due abruzzesi - Vasto e San Salvo - e tre pugliesi (Lesina, Peschici e Rodi Garganico). (ANSA).

18-DIC-09 12:41

PECHINO, SCOMMESSA NUCLEARE. IL PAESE DELLE CENTO CENTRALI

Cina Dieci impianti ogni anno, da qui al 2020. Questo l’ambizioso obiettivo del colosso asiatico, che pone enormi problemi di sicurezza per la costruzione e la manutenzione delle strutture. Le autorità chiedono l’aiuto dell’Aiea

Cento nuove centrali nucleari nei prossimi dieci anni, poco meno di una al mese. È uno degli obiettivi con cui Pechino si affaccia agli anni Dieci del nuovo millennio. A riferirlo è un lungo articolo del New York Times, che sottolinea come da qui la 2020 il colosso asiatico sia intenzionato a dotarsi di un numero di impianti tre volte superiore a quello di tutti gli altri Paesi del mondo messi insieme. Così, se attualmente il nucleare cinese è in grado di produrre 9 gigawatt di energia l’anno, sufficienti a coprire il 2,7 per cento del fabbisogno elettrico, secondo le stime di Jiang Kejun (uno dei direttori della Commissione nazionale per le riforme e lo sviluppo) entro il 2020 la capacità arriverà a 70 gigawatt, per toccare i 400 nel 2050. Immediate le preoccupazioni da ogni angolo del globo per i problemi di sicurezza che un programma di sviluppo tanto rapido e ambizioso pone, anche tenuto conto dei velocissimi tempi di realizzazione delle grandi opere cui ormai la Cina ha abituato la comunità internazionale. Un tentativo di incremento delle centrali atomiche lontanamente paragonabile per proporzioni fu portato avanti alla fine degli anni Settanta negli Stati Uniti e si concluse con l’incidente di Three Mile Island in Pennsylvania, il più grave nella storia americana: la fusione parziale del nocciolo di un reattore causò una fuga di radiazioni nel raggio di diverse miglia. Da allora sono passati trent’anni e le tecnologie hanno fatto alcuni passi in avanti, che però, ha avvertito Philippe Jamet, responsabile della Divisione sicurezza dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, potrebbero comunque non essere sufficienti a gestire la rapida espansione cinese. «Il Paese non ha molto personale addetto alla sicurezza - ha dichiarato l’esperto - soprattutto se si confronta con le enormi esigenze cui andrà incontro ». Pechino comunque non ha preso sotto gamba il problema: non solo a ottobre il primo ministro Wen Jiabao ha stabilito di quintuplicare gli addetti al settore, ma recentemente le autorità hanno anche chiesto all’Aiea di inviare un team di esperti internazionali per assistere i tecnici cinesi. E anche il recente scandalo che ha investito Kang Rixin, l’ex presidente della China national nuclear corporation, in attesa di processo perché coinvolto in un caso di corruzione da 260 milioni di dollari collegato alla costruzione di nuovi centrali, può essere interpretato come un segnale dell’attenzione del Dragone per la questione sicurezza. Intanto in Cina c’è già chi ha fatto notare come lo sviluppo del conucleare potrebbe portare a una riduzione del 5 per cento delle emissioni di gas serra. Un’osservazione cui gli ambientalisti hanno ribattuto sottolineando che le oltre cento centrali di cui il Paese intende dotarsi fornirebbero in totale solo il 9,7 per cento dell’energia elettrica. Una goccia nel mare del crescente fabbisogno cinese.

Paolo Tosatti da Terra

giovedì 17 dicembre 2009

CLIMA. GREENPEACE LANCIA SITO WEB SU CAMPAGNA 'ANTI CARBONE ENEL'

ONUFRIO: RICHIESTA DANNI 1,6 MLN NON CI INTIMIDISCE NE' ZITTISCE.

(DIRE) Roma, 17 dic. - "Enel, il piu' grande singolo emettitore di CO2 in Italia, ha chiesto a Greenpeace 1,6 milioni di euro per le azioni di protesta presso le centrali a carbone effettuate sin dal 2006". Lo ricorda l'associazione ambientalista, spiegando che proprio "per spiegare le ragioni di quelle proteste", lancia un sito web dedicato che raccoglie tutte le informazioni sulla campagna contro il carbone: www.greenpeace.it/enel . "In questi ultimi 3 anni- spiega il direttore Giuseppe Onufrio- Greenpeace ha fatto circa 15 azioni di denuncia nei confronti della politica dell'Enel sia sul carbone che sul nucleare". L'associazione ambientalista ha prodotto numerosi rapporti tecnici e ricorsi legali "in cui ha svelato a consumatori e azionisti, le politiche sbagliate della piu' grande azienda elettrica italiana", segnala Onufrio. Nonostante "una certa difficolta' di 'passare' sui media quando si critica uno dei principali inserzionisti pubblicitari, le informazioni sono comunque arrivate ai cittadini- aggiunge il direttore di Greenpeace- la richiesta milionaria di danni inviata da Enel a Greenpeace vorrebbe intimidire e zittire un'associazione indipendente, una voce critica e autorevole, ma noi abbiamo fiducia in molti giornalisti italiani ancora a schiena dritta".
La campagna pubblicitaria con cui Enel "sta sommergendo tutti i media- spiega Onufrio- contiene una falsita': quello di comunicare le tecnologie di cattura e sequestro della CO2 come se fossero gia' disponibili". A giudizio di Onufrio "si tratta, invece, di tecniche ancora allo stadio di ricerca che servono solo a tranquillizzare il pubblico facendo intendere che davvero le emissioni di CO2 dal carbone si possono trattare in questo modo".
Il sito che raccoglie tutte le informazioni sulla campagna contro il carbone messe in campo da Greenpeace contiene "una sezione per rapporti e approfondimenti sull'utilizzo del carbone e i suoi effetti sul clima e una sezione dedicata a immagini e video che documentano tutte le azioni di Greenpeace presso le centrali Enel (Brindisi, Genova, Civitavecchia, Porto Tolle)". Greenpeace in Gran Bretagna "ha recentemente vinto una causa sollevata con motivazioni analoghe da un'altra azienda elettrica, la cui richiesta di risarcimento era pero' 'solo' di 30 mila sterline", segnalano gli ambientalisti.
Enel "gia' oggi guida la classifica delle emissioni di CO2 con 44,4 milioni di tonnellate emesse", afferma Greenpeace. I piani di espansione del carbone gia' attuati (Civitavecchia) o quelli in corso (Porto Tolle, Rossano Calabro, Piombino), "aggiungeranno oltre 30 milioni di tonnellate di CO2 all'anno".
E proprio 'Enel clima killer' e' lo slogan "della nostra nuova piattaforma web- continua Onufrio- con i suoi piani di ulteriore espansione della produzione a carbone, infatti, Enel contribuira' ad accelerare i cambiamenti climatici". La richiesta di risarcimento di Enel "e' un tentativo arrogante di intimidazione e l'entita' dei supposti danni e' solo una misura degli extraprofitti prodotti nella centrale di Brindisi, la piu' inquinante d'Italia- conclude il direttore di Greenpeace- poi andiamo avanti e continueremo a protestare per difendere il Pianeta".

16:31 17-12-09

martedì 15 dicembre 2009

NUCLEARE: SINDACO CAORSO, NUOVA CENTRALE? NON SE NE PARLA

(ASCA) - Roma, 15 dic - 'Prendere in esame nuovi impianti da noi non se ne parla nemmeno perche' la nostra priorita' e' la dismissione della vecchia centrale per la quale tutto sta procedendo rapidamente e ci impegnera' fino al 2019'. Questa la presa di posizione di Fabio Callori, sindaco di Caorso e presidente della Consulta Anci delle citta' sedi di servitu' nucleari, commentando le recenti indiscrezioni di stampa, non confermate, che riferiscono della lista dei futuri siti prescelti per realizzare le nuove centrali nucleari.
'Sul nucleare e' ora di fare chiarezza - ammonisce Callori - perche' non sono piu' tollerabili dichiarazioni periodiche sui futuri siti nucleari che provocano solo allarme e paura nella popolazione e problemi per chi amministra. Non e' la prima volta, e temo non sara' neanche l'ultima - continua Callori - che personaggi con incarichi di prestigio dicono di avere dentro la cassaforte le mappe sui nuovi siti nucleari ma che non intendono renderle pubbliche, salvo poi dichiarare il contrario sui giornali e smentire il giorno dopo'.
In merito alle indiscrezioni che si rincorrono da tempo, Callori ha scritto anche al ministro Scajola 'per ribadire che e' ora che si smetta di fare nomi a caso proseguendo invece con un percorso serio a livello governativo per non dare adito a indiscrezioni fuorvianti'. Un percorso che secondo il sindaco di Caorso deve 'partire la legge di riferimento' per arrivare alla 'mappatura ufficiale, all'agenzia per la sicurezza e il confronto con i Comuni dove si vedra' veramente quali saranno le zone prescelte, altrimenti si creera' solo allarmismo e preoccupazione per niente'.
Infine sul ristoro economico alle vecchie sedi di servitu' nucleari.
'Ad oggi - conclude il sindaco di Caorso - riscontri sulle risorse ancora ce ne sono, mi auguro che ci si muova anche su questo e venga almeno saldato il debito precedente al 2009'.
151530 DIC 09

giovedì 10 dicembre 2009

CLIMA: BLITZ ANTINUCLEARISTI INTORNO A SIRENETTA COPENAGHEN

(ASCA) - Roma, 10 dic - Legambiente e altre sette organizzazioni ambientaliste di diversi paesi, promotrici della campagna internazionale 'Don't nuke the climate', hanno simbolicamente circondato questa mattina a Copenaghen la statua della Sirenetta, simbolo della citta', dichiarando l'area a rischio nucleare e dotando la scultura di una maschera contro le radiazioni. A tre giorni dall'inizio del vertice delle Nazioni Unite sul clima, le otto organizzazioni denunciano cosi' i tentativi dell'industria nucleare di utilizzare la crisi climatica per i propri interessi.
'Promuovere una nuova corsa all'atomo, come stanno facendo oggi alcuni Stati, significa imboccare una strada senza uscita' dicono le ONG che puntano il dito contro i tentativi di inserire il nucleare all'interno del trattato, nella lista delle tecnologie da sostenere per la lotta ai cambiamenti climatici.
'Giustamente escluso dal Protocollo di Kyoto il nucleare e' improvvisamente rientrato nei negoziati sul clima lo scorso ottobre durante i colloqui di Bangkok. Se venisse inserito nell'accordo sul clima come una delle tecnologie pulite - avvertono - permetterebbe ad alcuni stati di ottenere finanziamenti per costruire reattori all'estero.
'La pianificazione di nuove centrali atomiche - dicono i promotori di Don't nuke the climate - sta gia' sottraendo tempo e risorse alle vere soluzioni al cambiamento climatico a cominciare dalla promozione delle rinnovabili e dalle politiche per l'efficienza energetica. I governi riuniti a Copenaghen devono trovare un accordo ambizioso e vincolante e devono rifiutare con decisione le false soluzioni a cominciare dal nucleare e dal cosiddetto carbone pulito'.
La campagna internazionale Don't nuke the climate raggruppa oltre 350 organizzazioni in 45 paesi. Per fermare la corsa all'atomo ed escludere il nucleare dal vertice di Copenaghen la campagna ha raccolto oltre 50mila firme.
101339 DIC 09

IN VENETO SCOPPIA LA PRIMA BOMBA. E' IL NUCLEARE L'INCOGNITA ELETTORALE

Scoppia in Veneto la grana legata alle nuove centrali: sembra il Polesine la prima zona indicata. Polemiche e prese di posizione, in vista delle regionali del 2010


Una scelta a livello nazionale che pagheremo tutti con i nostri soldi (20 miliardi di euro), ma che ad alcuni cittadini costerà più caro, in termini di sicurezza e salute. All’indomani delle rivelazioni sulla lista delle “magnifiche 8” da parte dei Verdi («chiacchiere» secondo Scajola), nelle aree interessate si alza l’allarme, con amministratori locali e residenti ovviamente preoccupati all’idea di ritrovarsi un impianto nucleare nel giardino di casa (il ministro ne metterebbe uno nel suo, ha detto). Il panico, dopo quanto scritto ieri sul Corriere della sera e in base all’orientamento politico dell’esecutivo, punta deciso in direzione Nord, nel Veneto, regione che potrebbe ospitare la prima centrale della nuova era atomica nella zona del Polesine, a trenta chilometri da Chioggia. Istantanee le reazioni successive alla notizia circolata nella mattinata. Il governatore Giancarlo Galan, che si è già detto più volte favorevole ad una centrale atomica in Veneto, convertendo l’impianto a carbone di Porto Tolle, ha escluso la possibilità di un sito nucleare nella regione. «Dalle verifiche fatte insieme ai geologi, risulta che i siti vicino a Chioggia o nel Polesine non siano adatti perché c’è il fenomeno della subsidenza. Se ci fosse qualche novità, il ministro Scajola mi avrebbe senz’altro informato ». Quasi rammaricato della mancata opportunità il presidente Galan, al pari dell’assessore all’ambiente Conta, anche lui disponibile al nucleare in un territorio veneto già martoriato dalle infrastrutture energetiche. «E' quanto mai fuori luogo la localizzazione di una nuova struttura nucleare, a due passi da una delle più grandi centrali a carbone e dal primo e unico rigassificatore off-shore italiano », è stato il commento di Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto, che aggiunge: «Chi pensa di trasformare il Polesine nel luogo di destino di ogni infrastruttura scomoda e dannosa, avrà un’amara sorpresa alle prossime elezioni regionali Proprio la scadenza elettorale, fissata per il 28 e 29 marzo 2010, rafforza il fastidioso silenzio in cui a deciso di trincerarsi il governo, in virtù anche del segreto di Stato esteso nel 2007 agli impianti civili per la produzione di energia e dell’attuale ruolo di “copertura” affidato all’Enel, che ha in mano la lista dei siti da nuclearizzare, almeno fino alla creazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, prevista per il 15 febbraio. Così blindata, la situazione taglia fuori cittadini e amministratori locali, su cui piomberanno dall’alto scelte a senso unico che sembrano ormai prese. «Enel ed Edf hanno già fatto i sopralluoghi sui siti prescelti tra aprile e luglio - ha dichiarato ieri Angelo Bonelli -. Di questi sopralluoghi noi Verdi siamo in grado di indicare luoghi e date: la nostra è solamente un’operazione verità rispetto ad un governo che non solo ha deciso di ritornare al nucleare senza interpellare i cittadini, ma che continua a tenere nascosti i siti su cui intende realizzare le centrali». Il 19 e 20 dicembre in mille piazze italiane andranno in scena le primarie dell’energia organizzate dai Verdi per dire sì al solare e no a quel nucleare di cui i nostri governanti si vantano come fosse uno status symbol. «Io dico sì a dare disponibilità al nucleare - ci ha tenuto a far sapere il trevigiano ministro dell’Agricoltura Luca Zaia -, mantenendo fede alla volontà delle comunità e soprattutto con criteri di equità nazionale ». Il che lascia presagire come il Nord, con la sua prima linea leghista e alleanze collegate, possa pure accettare con compiacenza il simbolo del nucleare in giardino, ma a condizione che le scorie radioattive sbarchino altrove. Ipotizziamo il più lontano possibile, in quell’ignoto e sciagurato mondo chiamato Meridione.

Diego Carmignani da Terra

mercoledì 9 dicembre 2009

GREENPEACE: QUESTA E' UNA STRADA SENZA USCITA

Intervista a Giuseppe Onufrio, fisico e direttore dell’associazione, spiega perché i conti non tornano

L’ azienda energetica pubblica Edf (che copre il 76% dei consumi energetici francesi mediante reattori nucleari) intende aumentare fino al 40% entro tre anni il costo delle bollette dell’elettricità. La stessa Edf, in Italia insieme a Enel punta a realizzare 4 centrali nucleari (16 miliardi di euro) con l’obiettivo di ridurre del 30% il costo dell’energia per famiglie e imprese. I conti non tornano e abbiamo chiesto spiegazioni a Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, mobilitata in questi giorni contro la “Bolletta nucleare” e rischi da contaminazione.

Perché se in Francia le bollette aumentano in Italia dovrebbero diminuire? Perché da noi si fa solo propaganda. I reattori costano di più di quello che l’industria dice e il peso verrà scaricato sulla bolletta. I costi delineati dall’accordo con Edf, prevedono una spesa per reattore di terza generazione di 4 miliardi ma in Finlandia, lo stesso reattore, ancora non ultimato, già è costato 5,5 miliardi di euro. Quando l’Enel nel 2008 parlava di un costo di 3 miliardi a reattore, il capo dell’Enel tedesca già annunciava spese fino a 6 miliardi. Più in generale noi crediamo che il rinascimento nucleare non ci sarà; il fatto è che l’industria sta chiedendo soldi per sistemare impianti che dovrebbero altrimenti essere chiusi.

Chi gestirà le centrali?
C’è un mercato elettrico liberalizzato ma nessun imprenditore ha mai deciso di costruire da solo un impianto. E' troppo costoso. Anche la Thatcher provò a vendere ai privati gli impianti nucleari ma nessuno li ha comprati. C’è bisogno di un intervento pubblico, sotto forma di incentivi, come è stato fatto negli Usa con Bush, ma anche in questo caso nessun nuovo impianto è stato costruito. In America non si costruiscono centrali dal ’79. Due sono i nodi irrisolti: la parte assicurativa e quella delle scorie. Per la prima, nessuno assicura un impianto per più di 100 milioni (e sono pochi); per la seconda la questione è ancora più complicata; durante il funzionamento dell’impianto, vengono accantonate quote che vanno a rifornire un fondo che servirà per la fase di decommissioning. Tra avvio dell’impianto (10 anni), messa in funzione (60 anni), smantellamento (15 anni) passa quasi un secolo; chi ci assicura che le quote accantonate siano sufficienti? Un problema ancora non risolto, nonostante in sessant’anni il nucleare abbia avuto più del 70% delle risorse disponibili in ricerca e sviluppo.

I nuovi reattori nucleari sono sicuri? La probabilità di incidenti non è nulla. Il nuovo reattore francese Epr utilizza come combustibile una miscela di uranio e plutonio (MOX) e produce più radioattività. Per alzare l’attenzione su questo tema distribuiamo in tutta Italia delle finte pillole di iodio ai cittadini, come si fa ogni quattro anni (per proteggere la tiroide) nelle zone dove c’è una centrale nucleare. Ai consiglieri di Lombardia, Friuli, Veneto e Sicilia (le Regioni che hanno accolto la legge per il ritorno al nucleare), però, le abbiamo date vere.

SICURO ED ECONOMICO: IL NUCLEARE E I DUE MITI DA SFATARE


Federconsumatori spiega le criticità di un ritorno all’atomo: «Attualmente non esistono centrali sicure. Costruzione, gestione e smantellamento comportano una spesa maggiore rispetto all’energia che viene prodotta»

Tempistica indefinita per la costruzione delle centrali, costi troppo alti, ricadute risibili sul costo del kilowattora per i consumatori in relazione agli investimenti e, infine, la questione aperta della sicurezza. Sono gli argomenti affrontati in un’indagine condotta da Federconsumatori dal titolo “Un nuovo nucleare, perché? Se sì, come?”, che ha coinvolto anche i media italiani e il modo con cui tale argomento viene trattato. In particolare per il ritorno all’energia nucleare vengono evidenziate alcune criticità, come appunto la sicurezza e i piani di intervento. «Allo stato attuale - si legge nel rapporto - non esistono centrali nucleari sicure», così come non esiste una sola assicurazione al mondo che abbia accettato di assicurare una centrale nucleare. «La Francia che vuole esportare la sua industria nucleare in Italia ha fallito in Finlandia e ha incidenti continui nel suo territorio» e i piani di sicurezza rischiano di non essere affidabili. Gli incidenti nucleari vengono infatti classificati (7 livelli di allarme) dall’Ines (International nuclear event scales) solo a posteriori, solo cioè dopo che l’evento si è verificato, proprio per la sua imprevedibilità ». «Per sostenere la sicurezza del nucleare - prosegue - si usano calcoli probabilistici, ma se la probabilità di incidente è di una su dieci milioni, anche quella di vincere all’Enalotto è di una su 56 miliardi ma qualcuno vince sempre. I piani di sicurezza, proprio per l’imprevedibilità di ciò che può accadere, devono attenersi quindi al massimo livello di allerta». Per quanto riguarda l’economicità, rispetto ad altre fonti di energia, anche qui la ricerca segnala importanti criticità: «Costano molto di più la costruzione, la gestione e lo smantellamento della centrale - si legge nel rapporto - dell’energia che si produce. Inoltre, il nucleare è pagato sempre dai cittadini come extracosto sulla bolletta. Inoltre, i costi complessivi lievitano del 40% rispetto alle previsioni iniziali». In più bisogna considerare la scarsità della materia prima: il nucleare si fa con l’uranio, una risorsa a tempo che finirà entro 50 anni (è presente in 4/5 Stati nel mondo) e sul prezzo peseranno speculazioni di ogni tipo». I costi delle “bollette nucleari” che vengono presentati dagli organismi internazionali, per Federconsumatori, non sono infatti veritieri in quanto non prevedibili, proprio per i lunghi tempi di attesa prima della messa in esercizio commerciale (otto-dieci anni), periodo in cui cambiano gli scenari mondiali così come i tassi di sconto riferibili. Condizioni mutevoli che incidono tanto più quanto si allungano i tempi di attesa e che «ragionevolmente - spiega il rap- porto - dovrebbero portare il costo per kWh, tenendo conto di tutti gli elementi sopra citati ed anche delle caratteristiche dei reattori di nuova concezione, a stime dell’ordine di 0,06- 0,07 centesimi di euro, decisamente più elevate del costo del kWh a gas o a olio combustibile o anche prodotto con il vento (0,04-0,05 euro/kWh)».

Giuliano Rosciarelli da Terra

ECCO LA LISTA ATOMICA


Il presidente dei Verdi diffonde l’elenco con i nomi delle località dove sorgeranno i quattro impianti nucleari. La società elettrica risponde: «Non esiste alcun dossier». Bonelli: «Contraddicono quanto detto a La7 dall’ad Conti»

L’Italia ri-nuclearizzata ha già una sua mappatura e una geografia ben precisa. Le località italiane ritenute idonee ad ospitare le quattro centrali previste possono ora rinunciare ai sonni tranquilli. Questa la lista: Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Garigliano (Caserta), Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma (Agrigento) e Monfalcone (Gorizia). A diffonderla non ci ha pensato però né l’Enel, né il governo, ma il nuovo presidente dei Verdi, Angelo Bonelli. Una scelta giunta in seguito alle dichiarazioni dell’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, che durante una puntata della trasmissione di La7 Effetto domino (andata in onda lo scorso 6 dicembre), ha detto che i siti prescelti sono già nella sua testa ma che non li avrebbe rivelati «nemmeno sotto tortura», in attesa delle direttive governative previste all’inizio del 2010 (probabilmente tra febbraio e marzo) e l’avvio dell’Agenzia della sicurezza. L’Enel, nella giornata di ieri, ha negato di aver messo nelle mani del ministro dello Sviluppo economico un dossier con la lista nera. Alcuni ambientalisti hanno però fatto notare che la smentita riguarda la lista, non le località. «è un vero e proprio boomerang da parte della società elettrica - dice Bonelli -. Le parole di Conti di tre giorni fa contraddicono questa smentita. Dopo il suo annuncio televisivo, mi sono messo in moto e ho cercato di capire, attraverso alcune fonti, i siti dove verranno costruite le centrali nucleari. I Verdi ora si mobiliteranno insieme ai cittadini e attiveranno i presidi in queste aree: l’avventura nucleare è pericolosa e va assolutamente bloccata attraverso strumenti democratici, pacifici e non-violenti». Le caratteristiche delle otto località corrispondono ai criteri noti: vicinanza alle zone costiere e ai corsi d’acqua per soddisfare la grande quantità di risorse idriche necessarie per il funzionamento degli impianti, in buona parte già attivi prima del referendum del 1987. Proprio una nuova consultazione popolare è la via scelta dal Sole che ride per opporsi allo scellerato ritorno al passato. Già in occasione del recente No B Day, il popolo ambientalista ha mostrato, con tanto di slogan e magliette “No al Berlusconi radioattivo”, l’importanza di ribellarsi alla politica atomica. «C’è stata una bellissima risposta all’iniziativa - continua il presidente dei Verdi Bonelli -. Abbiamo raccolto numerose pre adesioni al referendum contro due proposte di legge: la privatizzazione dell’acqua e l’impianto di centrali nucleari. Un’avventura, quest’ultima, che oltre ad essere pericolosa è anche costosissima: bisogna ricordare che sfila dalle nostre tasche 20 miliardi di euro, perché tutti i programmi nucleari, essendo enormemente onerosi e non immediatamente redditizi come ritorno economico, sono finanziati dallo Stato. Tra l’altro, l’atomo blocca di fatto il programma per le rinnovabili e la riforma energetica nel nostro Paese, come evidenzia l’ultima manovra economica, che toglie risorse all’ambiente e al fondo per la mobilità sostenibile. Una finanziaria delle marchette e, sostanzialmente, contro il clima». La lista ha fatto registrare anche le risposte dei diretti interessati, i comuni che sono minacciati dagli impianti e che hanno per primi motivo di ribellarsi. La prima reazione è del sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo che nega la possibilità di una nuova centrale nella provincia laziale: «Latina ha già fatto la sua parte - ha dichiarato -, adesso stiamo pensando allo smantellamento e dobbiamo subire anche la servitù del deposito temporaneo dei materiali smantellati, visto che quello nazionale non è ancora pronto». Forse la minaccia è scongiurata nella zona pontina, ma l’Italia nuclearizzata ha già le sue vittime designate.

Diego Carmignani da Terra

giovedì 3 dicembre 2009

CLIMA: DA GREENPEACE STATUA DI GHIACCIO DI BERLUSCONI AI FORI IMPERIALI


ROMA (ITALPRESS) - Gli attivisti di Greenpeace hanno posizionato stamattina ai Fori Imperiali, a Roma, una statua di ghiaccio raffigurante il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al fianco delle statue dei grandi imperatori del passato. Si tratta di un omaggio al premier, per la decisione di partecipare ai lavori del vertice delle Nazioni Unite sul clima di Copenhagen. La statua di ghiaccio dovrebbe sciogliersi in circa quattro giorni, esattamente all'apertura del vertice di Copenhagen, il prossimo 7 dicembre.
"Andare a Copenhagen e' sicuramente una decisione positiva - commenta Francesco Tedesco, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace -. Tuttavia, oltre a partecipare alle 'vetrine' internazionali, occorrerebbe perseguire politiche coerenti qui in Italia, politiche che al momento non vediamo. Sul clima, Berlusconi rischia di essere dunque un leader che si scioglie".
Greenpeace ha diffuso oggi il rapporto "Energy [R]evolution - Uno scenario energetico sostenibile per l'Italia", il primo studio che mostra i potenziali di crescita delle fonti rinnovabili in Italia per i settori della generazione elettrica, produzione di calore, e trasporti. Ancora oggi in Italia oltre il 93% dell'energia proviene da fonti fossili inquinanti, sottolinea Greenpeace. Il Rapporto descrive un percorso che trasforma l'attuale situazione in un sistema energetico sostenibile. Le fonti rinnovabili saranno in grado di coprire oltre il 60% della domanda di energia primaria del Paese, riducendo le emissioni di gas serra del 71% al 2050, rispetto ai livelli del 1990.
"Negli ultimi giorni, molti Paesi nel mondo hanno annunciato di essere disposti a introdurre nuovi impegni per la riduzione dei gas serra. L'Italia continua invece in una folle politica di ritorno al nucleare e al carbone che impedira' di centrare gli obiettivi internazionali ed europei - prosegue l'associazione ambientalista -. Il nucleare non servira' a ridurre le emissioni entro il 2020, e le tre centrali a carbone autorizzate dal ministero dell'Ambiente la scorsa estate aggiungeranno altri 30 milioni di tonnellate di CO2 alle emissioni che l'Italia deve invece ridurre. Il governo Berlusconi sta dunque programmando l'aumento delle emissioni, cosa che esporra' il Paese a nuove sanzioni, con costi per lo Stato e per i contribuenti".
"Occorre al piu' presto un'inversione di 180 gradi per far decollare una 'rivoluzione energetica' pulita fondata su fonti rinnovabili e misure di efficienza energetica - spiega Tedesco - il potenziale e' enorme: al 2050 le fonti rinnovabili potranno fornire oltre il 75% dell'energia elettrica necessaria al Paese creando migliaia di nuovi posti di lavoro 'verdi', cosa stiamo aspettando?".
"Una rivoluzione energetica basata su efficienza e rinnovabili, e senza tornare al nucleare, e' possibile anche in Italia - sottolinea Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace - chiediamo al premier e ai ministri competenti di lasciare da parte il loro atteggiamento di retroguardia e seguire le indicazioni di questo rapporto, per fare dell'Italia un vero Paese leader nella lotta ai cambiamenti climatici".
(ITALPRESS).

03-Dic-09 12:02

lunedì 30 novembre 2009

NUCLEARE: FEDERCONSUMATORI, CON CENTRALI BOLLETTE PIU' CARE

TREFILETTI, 'VULNUS' COSTITUZIONALE TOGLIERE POTERI A REGIONI (ANSA) - ROMA, 30 NOV - Il nucleare portera' a un rincaro delle bollette: l'atomo favorira' l'aumento del prezzo del kWh nella borsa elettrica e sui contribuenti ricadra' anche il peso della realizzazione delle centrali. E' quanto emerge da un'indagine presentata oggi da Federconsumatori, che sottolinea le criticita' del ritorno all'energia nucleare a causa dei tempi di costruzione, 'indefiniti', e dei costi: 'solitamente quelli finali sono del 40% superiori rispetto alla cifra preventivata'.
Il presidente dell'associazione dei consumatori, Rosario Trefiletti, viste le questioni sollevate, considera un 'vulnus costituzionale' togliere alle Regioni il potere di decidere in materia. Le scelte sulle politiche energetiche, secondo Trefiletti, non possono, infatti, essere prese a livello centrale 'senza il coinvolgimento dei cittadini'.
(ANSA).

30-NOV-09 14:08

RUBBIA: "L'ERRORE NUCLEARE. IL FUTURO E' NEL SOLE"


Intervista Parla il Nobel per la Fisica: "Inutile insistere su una tecnologia che crea solo problemi e ha bisogno di troppo tempo per dare risultati". La strada da percorrere? "Quella del solare termodinamico. Spagna, Germania e Usa l'hanno capito. E noi..."

Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo.

Per risolvere il problema dell'energia, secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, bisogna rivoluzionare completamente la rotta.
"In che modo? Tagliando il nodo gordiano e iniziando a guardare in una direzione diversa. Perché da un lato, con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall'altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell'Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti".

La vena di amarezza che ha nella voce Carlo Rubbia quando parla dell'Italia non è casuale. Gli studi di fisica al Cern di Ginevra e gli incarichi di consulenza in campo energetico in Spagna, Germania, presso Nazioni unite e Comunità europea lo hanno allontanato dal nostro paese. Ma in questi giorni il premio Nobel è a Roma, dove ha tenuto un'affollatissima conferenza su materia ed energia oscura nella mostra "Astri e Particelle", allestita al Palazzo delle Esposizioni da Infn, Inaf e Asi.

Un'esibizione scientifica che in un mese ha già raccolto 34mila visitatori. Accanto all'energia oscura che domina nell'universo, c'è l'energia che è sempre più carente sul nostro pianeta. Il governo italiano ha deciso di imboccare di nuovo la strada del nucleare.

Cosa ne pensa?
"Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c'è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano".

Lei è il padre degli impianti a energia solare termodinamica. A Priolo, vicino Siracusa, c'è la prima centrale in via di realizzazione. Questa non è una buona notizia?
"Sì, ma non dimentichiamo che quella tecnologia, sviluppata quando ero alla guida dell'Enea, a Priolo sarà in grado di produrre 4 megawatt di energia, mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell'arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l'amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L'unico dubbio ormai non è se l'energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi".

Anche per il solare non mancano i problemi. Basta che arrivi una nuvola...
"Non con il solare termodinamico, che è capace di accumulare l'energia raccolta durante le ore di sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell'idroelettrico come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una diga ci permette di ammassare l'energia e regolarne il suo rilascio. Anche gli impianti solari termodinamici - a differenza di pale eoliche e pannelli fotovoltaici - sono in grado di risolvere il problema dell'accumulo".

La costruzione di grandi centrali solari nel deserto ha un futuro?
"Certo, i tedeschi hanno già iniziato a investire grandi capitali nel progetto Desertec. La difficoltà è che per muovere le turbine è necessaria molta acqua. Perfino le centrali nucleari in Europa durante l'estate hanno problemi. E nei paesi desertici reperire acqua a sufficienza è davvero un problema. Ecco perché in Spagna stiamo sviluppando nuovi impianti solari che funzionano come i motori a reazione degli aerei: riscaldando aria compressa. I jet sono ormai macchine affidabili e semplici da costruire. Così diventeranno anche le centrali solari del futuro, se ci sarà la volontà politica di farlo".

Elena Dusi da Repubblica.it

INDIA: NUCLEARE,SABOTAGGIO FUORIUSCITA RADIOATTIVA IN ACQUA

(ANSA) - NEW DELHI, 30 NOV - La Commissione indiana per l'Energia Atomica (AEC) ha confermato ieri che il tritio rinvenuto nell'acqua potabile dell'impianto nucleare di Kaiga, nello stato meridionale del Karnataka, e' stato posto deliberatamente, parlando cosi' ufficialmente di 'sabotaggio'.
Il Ministro per la Scienza e la Tecnologia Prithviraj Chavan ha dichiarato che 'si e' trattato di un atto di sabotaggio', aggiungendo che 'il governo ha deciso l'apertura di un'inchiesta sull'accaduto'. 'Probabilmente - ha detto il Ministro - si e' trattato del gesto sconsiderato di un impiegato. Questi ha mischiato una piccola quantità di tritio (un isotopo radioattivo dell'idrogeno) in un serbatoio dell'acqua potabile. Tutti coloro che hanno poi bevuto quell'acqua, oltre una cinquantina, sono stati contaminati'.
Il direttore della Nuclear Power Corporation of India, SK Jain, ha espresso preoccupazione circa la possibilita' di una contaminazione anche all'esterno. Il direttore dell'impianto di Kaiga, J P Gupta, tuttavia, pur confermando che oltre 50 persone sono state ricoverate per ridurre il tasso di tritio nel loro corpo, ha detto che si tratta di una sostanza non pericolosa.
'In ogni caso - ha detto Gupta, e' stata istituita una commissione sull'accaduto di cui fanno parte scienziati nucleari'. (ANSA)

30-NOV-09 10:57

martedì 24 novembre 2009

THREE MILE ISLAND: E' SERIE NERA. E IL NUCLEARE NON PROTEGGE IL CLIMA


Centrali Un mese dopo il rinnovo della concessione governativa, nell'impianto più tristemente noto degli Stati Uniti si verificano perdite radioattive. E un rapporto Usa boccia l'atomo come fonte per combattere l'effetto serra

Quasi una maledizione.
Trent'anni dopo l'incidente che ha stoppato di fatto la costruzione di nuovi impianti negli Usa e appena un mese dopo che aveva ottenuto la concessione di funzionare per altri 20 anni, la centrale nucleare di Three Mile Island ritorna all'onere delle cronache per una fuga radioattiva. Niente di importante, si sono affannati a sottolineare alla Nuclear Regulatory Commission, l'agenzia Usa del nucleare, che poche settimane fa ha bocciato i reattori Westinghouse di ultima generazione (AP1000), attesi anche in Italia nel programma atomico del governo Berlusconi. Ci sarebbero, precisa l'organismo di controllo, solo 20 contaminati lievi tra i lavoratori della centrale.
Ma simbolicamente e non solo, è un brutto colpo. Prima di tutto perché basta il nome dell'impianto per sollevare preoccupazioni e ricordi: nel 1979 la contaminazione fu grave e numerosissime malattie e decessi furono attribuiti a quella fuga radioattiva. Poi perché ci sono volute 24 ore per venire a conoscenza dell'incidente. Troppe, per la popolazione civile che vive attorno alla centrale, piantata nel mezzo della popolata Pennsylvania a poca distanza dalla capitale Harrisburg.
Per coincidenza (ma qualcuno dice che la coincidenza è solo mediatica, perché piccoli e meno piccoli incidenti avvengono molto spesso negli impianti nucleari) Legambiente ha denunciato ieri una perdita radioattiva nel comprensorio nucleare di Saluggia, in Piemonte.
Secondo i rilievi dell'Agenzia regionale per l'ambiente, ci sarebbe stata una contaminazione di parecchie migliaia di becquerel nel sottosuolo dell'impianto, da una condotta di scarico dell'impianto, a pochi metri dalla Dora Baltea, affluente del Po. E se i microallarmi parlano chiaro sulla stabilità della sicurezza degli impianti atomici, a sfatare il nuovo mito pseudoambientalista del nucleare come energia amica del clima arriva un rapporto del Wisconsin Environment (un centro studi non governativo statunitense).
Secondo la ricerca, dal punto di vista economico, bisogna costruire ben 100 impianti nucleari per ridurre le emissioni di 6 miliardi di tonnellate nell'arco dei 20 anni di esercizio delle centrali. Con la stesso investimento in efficienza energetica ed energie rinnovabili si ottiene - sottolineano gli autori dello studio - un risultato doppio nello stesso periodo di tempo.
Anzi, nell'attuale situazione di ritardi (si pensi alla centrale finlandese di Olkiluoto, che sforerà di trequattro anni le previsioni) il nucleare può ottenere le stesse performance in tempi 5 volte maggiori rispetto alle rinnovabili pulite. Anche i rendimenti dei capitali investiti saranno circa 5 volte superiori nel caso delle energie rinnovabili e nell'efficienza energetica.
Per ogni dollaro speso, aggiunge il Wisconsin Environment, si ottiene una riduzione di 8-12 chili di anidride carbonica se destinato all'efficienza energetica e alle biomasse, di 5-8 chili di anidride carbonica nell'eolico, di 2-3 chili nel solare termico e fotovoltaico e al massimo 1-2 chili con il nucleare.
Ma non basta. Il tempo è una fattore essenziale per combattere il riscaldamento climatico: i reattori nucleari necessitano 7-10 anni per la costruzione e la messa in esercizio. In questo periodo l'accumulo di gas serra in atmosfera aumenterà a tal punto da rendere non solo praticamente impossibile la riduzione dei gas serra sul breve periodo (10-20 anni), ma soprattutto da complicare fortemente le azioni di riduzione da qui al 2050. Nel frattempo le conseguenze negative generate da cambiamenti climatici potrebbero essere irreversibili o ingestibili.
L'efficienza energia e le energie rinnovabili permettono, invece, azioni rapide, flessibili ed efficaci. Inoltre l'energia nucleare serve solo per produrre elettricità, una piccola frazione dei consumi energetici.

Simonetta Lombardo da Terra

lunedì 23 novembre 2009

NUCLEARE: SALUGGIA; LEGAMBIENTE, C'E' NUOVA CONTAMINAZIONE

(ANSA) - TORINO, 23 NOV - Nuova contaminazione radioattiva nei pressi del comprensorio nucleare di Saluggia. Lo sostiene - in base ai rilievi effettuati dall'Arpa - Legambiente, che denuncia una contaminazione di 'parecchie migliaia di Becquerel al chilogrammo' a soli duecento metri dalla Dora Baltea, nel sottosuolo, dove scorre una condotta di scarico ormai inutilizzata del deposito Avogadro.
'La relazione presentata dall'Arpa lo scorso 18 novembre - sostiene il responsabile energia di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta, Gian Piero Godio - riporta che nella condotta di scarico degli effluenti radioattivi, all'esterno dei siti nucleari, si e' avuta evidenza visiva della perdita della condotta'.
'Auspichiamo che vengano al piu' presto accertate le responsabilita' di quanto accaduto', aggiunge la presidente di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta, Vanda Bonardo, che torna a chiedere la 'chiusura del comprensorio nucleare di Saluggia', dove sono stoccati i due terzi dei rifiuti radioattivi di tutta l'Italia. Sulla contaminazione, domani a Saluggia (Vercelli), e' prevista una riunione aperta della Commissione Ambiente del Comune.(ANSA).

23-NOV-09 14:09

giovedì 19 novembre 2009

NUCLEARE FRANCESE, MITO IN FUMO


Nucleare Dopo 27 anni, per la prima volta il Paese è costretto ad acquistare elettricità sul mercato internazionale perché
su 58 reattori attivi ben 18 sono stati fermi per incidenti o guasti. L'ente gestore: «Non è escluso il pericolo di black out»
Sui 58 reattori nucleari presenti Oltralpe, ben 18 hanno rilevato problemi di funzionamento che in alcuni casi hanno portato allo stop degli impianti.
E così, per la prima volta dall'inverno del 1982, la Francia, nell'intero mese di ottobre è stata importatrice netta di elettricità. Il distributore Rte, filiale del colosso Edf, ha avvertito che il sistema potrebbe dover importare circa 4.000 MW fino a gennaio 2010. E non è escluso il rischio black out.

«Affronteremo la costruzione di centrali nucleari in Italia con al nostro fianco la Francia che ci ha messo a disposizione il suo know how». Il corollario trionfante, quello del premier Berlusconi, decantato in occasione della sigla dell'accordo tra l'Italia e la Francia per lo sviluppo dell'atomo, rischia di rimanere la solita favola immaginifica da dare in pasto ai media.
Il famigerato know how francese, infatti, si sta rivelando sempre più inadeguato.
E' appena di martedì scorso l'ultimo annuncio della Reseau de transport d'electricitè, controllata del gruppo pubblico elettrico Edf: per la prima volta da 27 anni la Francia, nell'intero mese di ottobre, è stata importatrice netta di elettricità a causa dell'alto numero di centrali nucleari non funzionanti. A inizio novembre, secondo dati riportati da Le Parisien, su 58 reattori attivi nel Paese ben 18 erano fuori servizio, fermi per incidenti o guasti. I reattori (che coprono il 75 per cento del fab-bisogno del Paese) hanno quindi segnato un calo dell'8,9 per cento della produzione di energia rispetto al 2008.
Il dato appare ancor più clamoroso in quanto evidenzia un'inversione di tendenza radicale: tradizionalmente, infatti, la Francia è esportatrice di elettricità.
La svolta, stavolta, appare dunque di natura strutturale più che legata solo a una situazione di particolare emergenza. Il Paese, infatti, usualmente acquista elettricità da altre nazioni per periodi limitati di tempo, in caso ce ne sia necessità, per rispondere a bisogni energetici improvvisi o sfruttare prezzi più bassi sulle Borse elettriche.
Nel mese di ottobre, e senza interruzioni, è però stato costretto a importare 458 gigawattore di elettricità. Il famigerato sistema d'Oltralpe non riesce quindi più a reggere il passo, e la tecnologia sembra evidenziare limiti non più superabili. Ed è proprio su questa situazione di potenziale collasso che si è basato l'allarme lanciato dallo stesso gestore Rte alla fine di ottobre, quando ha avvertito che il sistema Francia potrebbe dover importare circa 4.000 MW fra novembre 2009 e gennaio 2010.
Nell'Oltralpe imbottito di centrali atomiche, al quale il nostro Paese guarda con un interesse economico e strategico come un "esempio da seguire", le autorità non hanno addirittura escluso il rischio black out: «Se le temperature dovessero scendere 7 o 8 gradi sotto la media stagionale - hanno spiegato dalla Rte - i livelli di import potrebbero raggiungere il limite tecnico per la rete francese». E allora l'ente elettrico potrebbe «attivare misure eccezionali per la salvaguardia del sistema: ridurre il voltaggio del 5 per cento o, come ultima istanza, il distacco di carico». In due parole: interruzioni programmate di servizio per evitare il collasso del sistema.
Nonostante i problemi strutturali sempre più macroscopici, Henri Proglio, il futuro patron di Edf, si è detto «deluso» per i ritardi con cui procede la realizzazione del reattore nucleare a Flamanville, dove nel 2012 dovrebbe entrare in funzione la prima centrale equipaggiata in Francia con l'Epr di terza generazione. Proprio la tecnologia sulla quale si sono concentrate le critiche delle autorità di controllo di Francia, Finlandia e Regno Unito.
Durissimo l'attacco del deputato verde Noel Mamere: «Bisogna fermare Flamanville. Quattro miliardi investiti in un reattore sperimentale significa danaro sperperato».
Sulla stessa linea il leader del Sole che ride Angelo Bonelli: «Il mito dell'autosufficienza energetica della Francia è caduto. Il futuro è nell'efficienza energetica e nelle rinnovabili. Ma il governo italiano continua puntare sul nucleare, una fonte arcaica e rischiosa per la salute dei cittadini e insostenibile economicamente ».
Le quotazioni dell'atomo francese viaggiano prepotentemente verso il basso.

Valerio Ceva Grimaldi da Terra

mercoledì 18 novembre 2009

LE NAVI DI GREENPEACE TORNANO ALL'ARREMBAGGIO DEL NUCLEARE FRANCESE




Energia L’azione degli ambientalisti contro il cargo che trasporta in Finlandia i pezzi del nuovo reattore

Mar Baltico, 16 novembre 2009. La nave Arctic Sunrise di Greenpeace, battente bandiera olandese, abborda il cargo Happy Ranger della Biglift in navigazione tra la Germania e la Danimarca. Il cargo era atteso al porto di Rauma, nella Finlandia occidentale. A bordo ci sono i generatori di vapore per la nuova terza unità della centrale nucleare Epr di Olkiluoto, la cui costruzione è stata autorizzata nel 2002. Al momento dell’abbordaggio i sei attivisti di Greenpeace presenti sulla Arctic Sunrise, tra cui l’italiano Rossano Filippini, hanno aperto uno striscione con la scritta “Nuclear madness, made in France” (Follia nucleare, prodotta in Francia). Con l’azione di protesta, l’associazione ambientalista internazionale vuole sottolineare i pericoli di «una scelta che espone le popolazioni al rischio delle radiazioni mettendo a repentaglio anche le politiche di protezione del clima». Greenpeace chiede al governo finlandese di riconsiderare la scelta e fermare i lavori del cantiere. La nave cargo olandese trasporta una delle componenti principali del nuovo reattore nucleare Epr della francese Areva: la cosiddetta terza generazione. Olkiluoto (Finlandia) e Flamanville (Francia), allo stato attuale sono le uniche centrali Epr in costruzione nel mondo. Il mese scorso le agenzie di sicurezza nucleare di Finlandia, Francia e Regno Unito hanno pubblicato una valutazione congiunta sul sistema di controllo d’emergenza del nuovo reattore: non soddisfa «i minimi requisiti sulla sicurezza nucleare». Gli ambientalisti puntano il dito anche contro i costi economici e ambientali. «La scelta nucleare costerà alla Finlandia anni di ritardo sulle politiche di protezione del clima. Così facendo il governo finlandese ha chiuso la porta agli investimenti in fonti rinnovabili e risparmio energetico», ha dichiarato Lauri Myllyvirta, responsabile “Campagna energia” di Greenpeace Nordic. Il ritardo nella costruzione dell’Epr di Olkiluoto ha ormai superato i tre anni, con i costi schizzati da 3,2 a 5,5 miliardi di euro. Perdite che in parte saranno coperte dai contribuenti francesi (Areva è per l’80 per cento del governo di Parigi) ma in misura maggiore da quelli finlandesi, con 600 euro pro capite. L’Agenzia internazionale per l’energia dell’Ocse ha ribadito che il nucleare non aiuta il clima: anche il più ambizioso programma (due reattori nuovi al mese fino al 2030) consentirebbe una riduzione delle emissioni di pochi punti percentuali. Il potenziale delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, viceversa, è dieci volte superiore. «L’energia nucleare è un vicolo cieco. Le alternative sono disponibili, veloci da realizzare e soprattutto pulite», commenta Jan Beranek, responsabile della “Campagna nucleare” di Greenpeace International.

Alessandro De Pascale da Terra

giovedì 12 novembre 2009

NUCLEARE FRANCESE E IMPIANTI EPR. TUTTI I DUBBI DELLE AUTORITA'



Due notizie dei giorni scorsi riguardanti il nucleare rientrano in quella strategia comunicativa che tende a rimuovere i dubbi che riguardano l'energia nucleare.
La prima notizia riguarda la sicurezza dei reattori che l'Enel ha scelto per l'Italia, l'Epr.
L'altra riguarda lo stoccaggio "eterno" (geologico) delle scorie radioattive a lungo periodo di decadimento.
Annunciata con un gran titolo la soluzione attuata dai francesi, per le scorie nucleari ad alta attività. Per la verità la notizia in prima pagina del giornale italiano è la rimasticatura di un articolo di Le Monde del 14 febbraio 2008, di Herve Morin. Le scorie a "lunga vita" sono quelle che riducono di mille volte la propria radioattività dopo centinaia di migliaia di anni (plutonio dopo 240mila anni). I francesi, dal 1991con la legge Bataille e dal 1999 si trovano con le scorie in una fase di sondaggi e di sperimentazione.
Il laboratorio sperimentale è quello di Bure, nella Meuse. A circa 500 metri di profondità è localizzato un giacimento di argilla che risale a 160 milioni di anni fa.
Una seconda legge del 2006 "sulla gestione sostenibile di materiali radioattivi e rifiuti" ha recepito gli approfondimenti operati in tre settori: la separazione-trasmutazione, lo stoccaggio in superficie e il deposito in profondità.
La separazione-trasmutazione ha l'obiettivo di agire sui rifiuti radioattivi e nocivi per cercare di trasformarli in composti meno tossici. Per il Commissariat a l'energie atomique (Cea) la trasmutazione si verificherà con i reattori di IV generazione che forse avremo nel 2040-2050. La legge francese considera quella di Bure come soluzione di riferimento e "reversibile"; lo stoccaggio, dopo la conclusione positiva della sperimentazione, avverrà nel 2025.
I problemi del sito di Bure sono l'acqua e il calore. Il Parlamento francese aveva concesso, nel 1991, 15 anni di tempo per mettere a punto le soluzioni.
In estrema sintesi la tabella di marcia dei francesi sarebbe: 2016 deposito di lunga durata, 2025 stoccaggio geologico se la sperimentazione si conclude positivamente e 2040 trasmutazione industriale. Insomma, le diverse soluzioni sono tutte vincolate a esiti positivi di progetti e verifiche.
Sulla sicurezza del reattore Epr, messa in discussione da tre Autorità europee (francese, finlandese e britannica) è stato sentito in commissione Attività produttive della Camera l'ad di Enel. Per le tre Autorità non c'è autonomia dei programmi informatici che gestiscono la funzionalità quotidiana del reattore e l'emergenza in caso di incidente.
Noi aggiungiamo che l'Epr ha la certificazione della Comunità europea, ma non di quella statunitense Nrc. Il sistema di sicurezza punta ancora sulla ridondanza. Il raffreddamento di emergenza è quadruplicato con componenti equivalenti posti in parallelo.
Insomma la tecnologia tradizionale per garantire un'alta affidabilità. In caso di fusione del nocciolo, il materiale fuso sgorga in un'apposita piscina (Irwst). L'edifico del reattore ha un doppio contenimento: una parete interna per resistere alle sovrapressioni e una esterna in calcestruzzo armato per attacchi esterni.
E' verificata la protezione esterna per la caduta di un aereo tipo Rafale che pesa 23 tonnellate.
E se cade un Boeing 747 che pesa dieci volte tanto? Ed eventuali perdite di refrigerante a causa della messa fuori uso del sistema di raffreddamento, causato da malfunzionamento del sistema di alimentazione elettrico?
Sul nucleare l'informazione dovrebbe accettare la "castrazione ideologica" evitando i commenti, e selezionando le notizie.

Erasmo Venosi

Altre ombre sul nucleare francese



Ancora ombre sul nucleare francese. Per la seconda volta in due settimane, nel sito di Cadarache (Bouches-du-Rhône), è stata trovata una quantità di uranio arricchito superiore ai limiti consentiti dalla normativa sulla sicurezza. La Procura della Repubblica di Aix-en Provence ha avviato.
La notizia è stata confermata dal Commissariat à l’énergie atomique (CEA). Gli ispettori della CEA hanno scoperto dieci chili di uranio arricchito in una cella blindata in corso di smantellamento, che poteva contenerne quattro chili al massimo. Una settimana prima c’era stato un altro incidente, classificato al livello di pericolo 2 (la scala internazionale Ines degli eventi nucleari ne prevede sette). Nessun pericolo particolare,dice la CEA, perché il totale dell’uranio arricchito trovato a Cadarache è parecchio al di sotto del limite di sicurezza, fissato a 184 chili.

Restano tutti gli interrogativi – ampiamente riportati dai giornali francesi – sulla leggerezza manifestata nella contabilità dell’uranio arricchito prodotto a Cadarache. Soprattutto – scrive Le Monde – la domanda relativa a “cosa sarebbe successo” se ci fosse stata una reazione a catena non immediatamente controllabile .

Quesiti ai quali dovrà rispondere la magistratura di Aix-en-Provence. Alcuni deputati dell’opposizione hanno chiesto l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta.

da pinobruno.it

Michele Tonzar di Legambiente Monfalcone: “Il nucleare è una scelta irresponsabile”



L’eventualità di una centrale nucleare a Monfalcone riapre il dibattito sull’energia atomica. Ovviamente, il sostenitore più importante del nucleare è il Governo, che ha deciso di farlo rientrare tra le opzioni energetiche italiane nonostante il referendum del 1987 l’avesse abolito. Secondo una brochure diffusa dal Ministero dello Sviluppo Economico, è una risposta efficace ad alcuni pressanti problemi attuali: innanzitutto, sarebbe l’unica fonte in grado di “assicurare energia su vasta scala, a costi competitivi e senza emissioni di Co2”. Inoltre, potrebbe ridurre la dipendenza energetica da altri paesi come Russia e Algeria, rendendo l’Italia meno condizionabile a livello politico, e rafforzando invece i legami con la Francia e gli Stati Uniti con cui è stato siglato un accordo di cooperazione sulla ricerca. Non trascurabile sarebbe inoltre la ricaduta economica sui territori che ospiterebbero i reattori, in termini di lavoro offerto e impulso alle aziende nel settore energetico. Inoltre, secondo i propositi del Governo la fonte atomica verrebbe comunque affiancata dalle energie rinnovabili.

Ma, secondo i critici, tutte queste ragioni non possono oscurare gli alti costi, monetari e ambientali, di un ritorno al nucleare. Ne abbiamo discusso con Michele Tonzar, presidente di Green Gang, circolo monfalconese di Legambiente. “Per la nostra associazione non è una questione solo di collocazione – spiega l’ambientalista – la nostra strategia in ambito energetico è sempre stata quella del rifiuto del nucleare e del carbone, in favore delle fonti rinnovabili e, per un periodo di transizione, del gas metano. Il nucleare è una tecnologia di retroguardia, per la quale i costi in termini di approvvigionamento di uranio, messa in sicurezza, stoccaggio delle scorie, ecc. sono destinati ad aumentare, mentre le rinnovabili, con il progresso della ricerca, diventeranno sempre più economiche ed efficienti”.
La costruzione di nuovi reattori è praticamente in stallo e, al momento, sono in costruzione 44 reattori soprattutto in Cina, Russia, India e Corea. Negli Usa, dei 26 reattori progettati dal 2003, nessuno ha ancora aperto un cantiere: nel mondo occidentale, dunque, in 30 anni non sono stati completati nuovi impianti.

La tecnologia nucleare, in realtà non riduce le emissioni di gas serra: “Se consideriamo il processo di costruzione delle centrali, di estrazione dell’uranio dalle rocce uranifiche, il suo trasporto e lo smaltimento delle scorie, il decomissioning delle centrali, ci accorgiamo che il contributo del nucleare è molto tardivo e meno efficiente rispetto alle fonti rinnovabili. Anche in termini di creazione di posto di lavoro, le rinnovabili risultano molto convenienti: la Germania in meno di 10 anni ha creato oltre 250.000 posti di lavoro in questo settore”.

Rispetto a quelli di seconda generazione, i reattori di terza generazione, ovvero quelli che dovrebbero essere costruiti in Italia con tecnologia francese, cercano di ovviare a due problemi dello sfruttamento dell’energia atomica: quello della sicurezza, confinando il cuore del reattore per evitare fughe radioattive, e quello delle scorie, migliorando la combustione del materiale fissile per ridurre la quantità di scorie prodotte. “Gli unici due impianti Epr (reattori di terza generazione, ndr) in costruzione in Europa sono in Francia e Finlandia – continua Tonzar – hanno ritardi enormi dovuti all’aumento dei costi per rispettare gli standard di sicurezza che comunque non permettono di escludere incidenti. Il cantire dell’Epr finlandese, avviato nel 2005, ha quasi quattro anni di ritardo e 3 miliardi di euro di costi supplementari, L’Epr di Flamanville, iniziato nel 2007, ha già un anno di ritardo e ad oggi è costato un miliardo di euro in più del previsto. L’ultima notizia è la riserva espressa dalle autorità preposte alla sicurezza nucleare dei paesi in questione proprio sull’affidabilità dei reattori in questione”. Tonzar sottolinea inoltre che non esiste compagnia assicurativa che copra interamente i danni derivanti da incidenti nucleari.

Non bisogna dimenticare il costo economico delle centrali: secondo una ricerca dell’Mit di Boston, in 4 anni il costo per kilowatt installato è salito da 2000 a 4000 dollari, anche se viene generalmente sottostimato. Nel caso italiano, si deve tenere conto anche dei costi dello smantellamento delle centrali nucleari in funzione prima del 1987, valutati in circa 4 miliardi di euro.
Anche se il governo promette investimenti combinati nelle fonti rinnovabili, gli alti costi del nucleare ridurrebbero di molto lo spazio dedicato alle energie pulite. “Insomma – conclude Tonzar – nell’ottica del buon padre di famiglia, il nucleare è una scelta irresponsabile per le generazioni attuali e future, a livello nazionale e locale, ed è importante che la popolazione sia sempre informata riguardo a queste tematiche”.

Athena Tomasini da bora.la

mercoledì 11 novembre 2009

La catacombe dell'atomo nel caveau delle scorie



Cinquecento metri sotto le argille dello Champagne, i francesi stanno costruendo i "sarcofagi" dove verranno smaltiti i rifiuti delle centrali atomiche. Saranno radioattivi per 300mila anni

BURE - L'ascensore viaggia a due metri al secondo. Fra pause e rallentamenti, ci vogliono otto minuti per arrivare in fondo, sotto quasi 500 metri di roccia. La cabina ha pareti e grate di acciaio, di un rosso vivace. È un ascensore da miniera. Ma questa non è una miniera.

Nell'intrico di gallerie che si apre davanti alla porta si scava, solo per seppellire. L'argilla della terra che dà al mondo lo champagne accoglierà le bare di qualcosa che vivo non è stato mai, ma che ora è, e resterà a lungo, assolutamente letale. Siamo alla destinazione finale delle scorie radioattive. Queste sono catacombe: le catacombe dell'atomo. Lungo le pareti di una roccia grigia e polverosa si aprono i loculi.

Ai Comuni che hanno accettato di farsi scavare sotto campi e foreste, il governo ha distribuito circa 20 milioni di euro

Scelte zone non a rischio terremoti e nel profondo di una roccia, dove l´acqua non può infiltrarsi Ma non tutte le rocce sono uguali

Dentro al contenitore in acciaio inossidabile, i residui sono schermati da un secondo involucro in vetro
Il costo del "cimitero" dell´atomo è di circa 60 miliardi di euro, quanto l´intero deficit italiano

L'imboccatura è un foro circolare, con un diametro di non più di settanta centimetri, che introduce ad un cunicolo profondo fino a 40 metri. Qui verranno infilati i sarcofagi, lunghi poco meno di una bara - circa un metro e sessanta - dove sono stati deposti i residui di combustibile nucleare spento, destinati a restare attivi per centinaia di migliaia di anni. Il termine tecnico è "scorie ad alta radioattività e a vita lunga". In ogni cunicolo ce ne stanno dodici: ma la successione ne prevede uno pieno e due vuoti, per limitare il carico radioattivo e disperdere più facilmente l'enorme calore accumulato.

Bure, in realtà, non è la destinazione finale delle scorie. E' un laboratorio, un modello, dove si studiano e si affinano tecniche e procedure del confinamento.

Ma si sa già che il vero deposito sarà costruito a qualche chilometro da qui, dentro la stessa roccia, ai confini dei dipartimenti della Meuse e della Haute Marne, a ridosso delle colline, dove coltivatori grandi e piccoli curano, con precisione maniacale, le vigne che danno alla Francia la gloria nazionale dello champagne. La costruzione inizierà nel 2015, il cimitero comincerà ad accogliere i primi sarcofagi nel 2025. Qualche Comune ha protestato e si è chiamato fuori. Altri hanno accettato di farsi scavare sotto campi e foreste. Il governo ha distribuito circa 20 milioni di euro per la costruzione di scuole e infrastrutture sul posto. La Francia spera così di aver tamponato il problema più spinoso dell'intera partita nucleare: se un reattore in funzione fa paura, qui ed ora, le scorie spaventano per 300 mila anni e via, oltre ogni comprensibile conto: il pianeta che verrà.

Non tutte le scorie, peraltro, sono così pericolose. Anzi, lo è solo una quota minima. Anche se va trattato con mille cautele ed attenzioni, ad esempio seppellendolo nel cemento, poco meno del 90 per cento dei rifiuti nucleari ha una vita radioattiva inferiore ai 30 anni. E meno del 5 per cento sono quelli con una vita semieterna e un'alta radioattività.

Se togliamo da questa quota gli involucri dei reattori e delle pasticche di combustibile, restiamo con il nocciolo duro delle scorie: in sostanza, l'uranio esaurito dei reattori. Una volta riprocessato per ottenerne combustibile fresco, quello che resta è lo 0,2 per cento del totale delle scorie. Ma questo 0,2 per cento rappresenta il 95 per cento della radioattività totale. E lo 0,2 per cento di 1 milione 800 mila metri cubi - il totale di scorie radioattive che le centrali francesi avranno accumulato al 2020 - è la rispettabile cifra di 3.600 metri cubi. Dove metterli?

In una zona che non sia a rischio terremoti e nel profondo di una roccia, dove l'acqua non possa infiltrarsi. Ma non tutte le rocce sono uguali. "Quelle adatte - spiega Bertrand Vignal, dell'Andra, l'organismo francese che si occupa della gestione dei rifiuti radioattivi e del laboratorio di Bure - sono il sale, il granito, l'argilla". Il sale è difficile da trovare. I finlandesi - gli unici al mondo, oltre ai francesi, che stanno costruendo un deposito definitivo per le scorie, ad Olkiluoto, vicino alla nuova centrale in costruzione - hanno scelto il granito. "E' solido e compatto - dice Vignal - ma è più permeabile alla radioattività". Nel progetto finlandese, infatti, i sarcofagi delle scorie ad alta radioattività prevedono una addizionale camicia di rame. I francesi, invece, pensano di poterne fare a meno. Alti un massimo di un metro e sessanta, larghi 64 centimetri, i sarcofagi di Bure sembrano enormi proiettili di cannone, con un'ansa in cima per consentirne il movimento e la gestione automatizzati.

Dentro il contenitore esterno in acciaio inossidabile, i residui sono schermati da un secondo involucro in vetro. "In realtà - ammette, davanti ad uno dei loculi, Marc - Antoine Martin, ancora dell'Andra - noi sappiamo benissimo che, entro 300 anni, nell'involucro ci sarà il primo forellino". E allora? "A questo punto, a contenere la radioattività ci pensa la roccia". "Abbiamo scelto l'argilla - spiega Vignal - perché, rispetto al granito, la radioattività si muove più lentamente attraverso l'argilla. Noi calcoliamo che, quando avrà risalito i 500 metri verso la superficie, la radioattività iniziale delle scorie sarà scesa ai livelli che si trovano normalmente in natura".

Funziona? E', per ora, ancora una scommessa. "In questo campo, non esistono certezze scientifiche" dicono all'Irsn, l'istituto francese che si occupa specificamente degli aspetti tecnici e scientifici della sicurezza nucleare. "Tutti i tentativi di creare dei modelli delle interazioni a lungo termine di un sistema così complesso sono discutibili e discussi, avvolti in parecchie incertezze". L'elenco che ne fa l'Irsn è lungo: le reazioni chimiche determinate dalle radiazioni dentro i fusti, la fisica dei flussi all'interno delle materie radioattive immagazzinate, il comportamento dei metalli e del cemento impiegati nello stoccaggio, la possibilità stessa che lo scavo delle catacombe possa danneggiare la roccia e creare crepe entro cui si potrebbe infilare l'acqua, offrendo alla radioattività una facile e rapida via di fuga". "Non si possono applicare semplicemente - concludono all'Irsn - gli usuali parametri di radioprotezione".

Per questo, a Bure, si continua a lavorare e a sperimentare. Soprattutto, la legge francese sulle scorie prevede esplicitamente la "reversibilità". Anche una volta sigillati i loculi, le catacombe di questo Est della Francia resteranno aperte per altri 100 anni. I tecnici continueranno a scendere, con l'ascensore rosso, nelle gallerie grigie a monitorare la situazione, ma anche, eventualmente, ad estrarre i sarcofagi. Nel caso si scoprano metodi più sicuri di stoccaggio delle scorie o che entri finalmente in funzione la nuova generazione di reattori, in grado di bruciare completamente il combustibile e azzerare il problema dei rifiuti ad alta radioattività. Nel frattempo, però, le scorie continueranno ad accumularsi. Il cimitero nucleare previsto fra la Meuse e l'Haute Marne è progettato per accogliere 6 mila metri cubi di scorie altamente radioattive. Di fatto, aprirà nel 2025 e sarà pieno fino all'orlo nel 2030. Poi? "Possiamo sempre estenderlo" assicura Martin.

Su una cosa, però, i francesi non hanno dubbi. Nel suo ufficio all'Assemblea Nazionale, Claude Birraux, presidente dell'Ufficio parlamentare di valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche, torna e ritorna su un punto: "La legge che abbiamo votato è chiarissima. Non accetteremo in Francia scorie che non provengano dalle centrali francesi. Ogni paese si gestisca le sue".

Per l'Italia, che si accinge a varare un piano nucleare nuovo di zecca, significa far salire di un gradino il livello di complessità delle scelte. Si tratta non solo di trovare un posto che non rischi terremoti e abbia la roccia adatta, per installarvi un deposito permanente di scorie, ma anche di pagarlo, facendo salire ulteriormente la fattura nucleare. Nell'ipotesi migliore (cioè che i costi rispettino il preventivo) le quattro centrali a cui pensa l'Enel costeranno poco meno di 20 miliardi di euro. Se se ne realizzassero otto, come progetta il governo, il costo sarebbe vicino ai 40 miliardi. A questi bisogna aggiungere il deposito: quello progettato a Bure costa, da solo, 15 miliardi di euro, quanto tre centrali. Poi bisogna aggiungere i depositi per le scorie meno pericolose. Il totale è vicino ai 60 miliardi di euro, quanto l'intero deficit statale l'anno scorso.

Maurizio Ricci da repubblica.it

Thom Yorke contro il Governo Britannico: no al nucleare




Thom Yorke non ha preso benissimo l’annuncio del Segretario dell’Energia del Governo Britannico di individuare dieci nuovi siti per la costruzione di altrettante centrali nucleari in Inghilterra e Galles.

Detto fatto: il leader dei Radiohead ha immediatamente scritto un suo commento alla notizia su Dead Air Space nel sito della band. Poche righe, poetiche e sarcastiche per protestare sulla decisione. Il titolo? Ovvio, nella sua immediatezza: “Nuclear power no thanks” (Energia nucleare no grazie). Di seguito, il testo del suo intervento.

A causa delle pressioni della CBI
e sulla scorta della confusa convinzione che in futuro
potremo continuare a consumare energia come facciamo oggi
troppo preccupati per pensare al di fuori della loro soffice, isolata nuvoletta politica
i membri del Governo Britannico si stanno impegnando
per la costruzione di una nuova serie di centrali nucleari
per le quali non abbiamo neanche i soldi.
Ottimo.
Davvero perfetto.
Ben fatto, ragazzi.
Ci avete pensato a lungo, vero?

lunedì 9 novembre 2009

NO ALL'ATOMO, IN PIAZZA A 22 ANNI DAL REFERENDUM




Gli ambientalisti continuano a contestare le scelte energetiche del governo. Angelo Bonelli: «Raccoglieremo le firme per una nuova consultazione popolare»


Pensavano d'aver vinto, consumando scarpe, passando notti insonni a girare l'Italia per raccogliere le firme necessarie per bloccare la follia del nucleare, e invece no, gli antinuclearisti sono costretti oggi a riarmarsi di buona volontà e a ricominciare da capo.
L'età non è più la più stessa, e quel gruppo di simpatici pacifisti sinistroidi con le timberland ai piedi e le T-shirt con su scritto "Nucleare, No Grazie" sono diventati esponenti politici, giornalisti, magistrati, e soprattutto professori universitari.
Oggi il governo Berlusconi e la sua scelta di costruire in Italia 4 nuovi reattori nucleari li costringe a rispolverare dagli armadi spillette e bandiere per riprendere la vecchia battaglia e difendere la volontà del popolo italiano, un popolo sempre più "inquinato". «Oggi come ieri ringraziamo quei 21 milioni di cittadini che fecero quella scelta», spiega il presidente dei Verdi Angelo Bonelli.
L'8 e il 9 novembre del 1987 gli italiani votarono, infatti, il referendum contro il nucleare.
Sabato pomeriggio a Roma si è tenuta una manifestazione (a Largo di torre Argentina) per celebrare l'anniversario della consultazione popolare.
Ma ora quel risultato è in pericolo: mai come oggi, nell'arco di questi 22 anni, ci si è avvicinati tanto all'inversione di rotta. «Vogliamo iniziare già da oggi (sabato dr) una fase consultiva con il mondo delle associazioni e delle imprese "verdi", per intraprendere una nostra strada contro la scelta del governo», annuncia Bonelli, paventando seriamente la possibilità di raccogliere le firme per un altro referendum.
«Hanno fatto bene le Regioni a sollevare il dubbio di legittimità davanti alla Corte», spiega il leader ambientalista.
Con la riforma del Titolo V della Costituzione infatti lo Stato concorre con le Regioni in materia energetica. Difficile immaginare quindi che il governo possa decidere autonomamente la localizzazione dei siti per la costruzione delle nuove centrali.
Ne sa qualcosa lo storico antinuclearista, docente di Fisica all'Università la Sapienza di Roma Massimo Scalia, che pochi giorni fa ha risposto all'appello del sindaco di Palma di Montechiaro, in Sicilia, dopo che il Governatore Raffaele Lombardo ha proposto il Comune come possibile location atomica.
«Sono sceso in Sicilia per aprire un dibattito con i ragazzi e spiegare loro tutti i rischi legati a questa tecnologia - afferma Scalia -. In realtà una rifrescata di certe nozioni servirebbe anche ai trentenni, che non hanno memoria dell'incidente nella centrale di Chernobyl. Il problema - aggiunge - è che i media hanno un'inclinazione verso il nucleare perché sono molto sensibili a certi sponsor».
Impossibile in effetti sfuggire al messaggio che passa su molti mezzi di comunicazione che la vicinanza alle centrali di Francia e Slovenia espone l'Italia ad un rischio pari a quello di avere i siti nucleari in casa nostra. «Una stupidaggine che non mi stancherò mai di contraddire - risponde crucciato crucciato il fisico -. Se prendiamo una mappa del rischio nucleare si può notare come le zone immediatamente circostanti le centrali siano segnate da un colore rosso acceso, nel raggio delle 5 miglia. Una traccia rosa contraddistingue invece il confine entro le 16 miglia».
Ma, oltre ai rischi, a rimarcare l'inefficienza economica e i danni sulla salute che provoca l'atomo è il biologo Gianni Tamino. «Abbiamo vinto il referendum nell'87 anche perché il nucleare in Italia era già finito - spiega -. Se calcoliamo quanto sono costate le centrali italiane rispetto all'energia prodotta ci ritroviamo davanti a un bilancio nettamente passivo. Oggi dobbiamo far capire che il rischio dell'incidente c'è, come sempre, ma al di là di questo non abbiamo nessun vantaggio sulla riduzione Co2, e il bilancio energetico non è favorevole perché l'uranio non è una risorsa illimitata. I costi sono dunque destinati a salire, senza dimenticare quelli per lo smantellamento delle centrali già esistenti».
Le nostre infatti stanno ancora lì: un mausoleo della storia dell'inquinamento del Belpaese a cui pare il governo non voglia proprio rinunciare. Anzi.

Susan Dabbous da Terra

FRANCIA, TUTTI I DANNI DEL NUCLEARE. SCAJOLA "NOI ANDREMO AVANTI"

Ottobre è stato un mese catastrofico per l'industria atomica d'Oltralpe. Tra scandali, illegalità e danni ambientali, crolla il mito dell'infallibilità di un modello energetico che, invece, il governo italiano vorrebbe imitare


Rien ne va plus. Alla francese si potrebbe riassumere così il bilancio catastrofico dell'ottobre nero dell'industria nucleare transalpina, travolta nell'ultimo mese da una successione di scandali, richiami internazionali e rivelazioni scomode. Una lunga serie di cattive notizie, che giorno dopo giorno, sta lentamente minando l'infallibilità di un modello energetico a cui il governo italiano si ostina, invece, a guardare per il rilancio del nucleare nel nostro Paese. La prima brutta sorpresa arriva il 6 ottobre dalla Normandia, dove Greenpeace rende note le conclusioni di un rapporto indipendente sulla gestione del più grande centro di stoccaggio di scorie nucleari europeo, il Centre de Stockage de la Manche. Dopo anni di silenzio, gli oltre 517mila metri cubi di rifiuti nucleari abbandonati nel suolo del Cotentin fra il 1969 e il 1994 ricominciano a far parlare di sé: i contenitori dei più vecchi rifiuti nucleari non sarebbero a norma, le strutture fatiscenti e a rischio crollo, le nappe freatiche delle zona vittime di una pesante contaminazione da tritium. L'indifferenza mediatica che accoglie il rapporto viene interrotta, una settimana dopo, dalla diffusione di un documentario trasmesso dal canale Arte che rivela come la Francia continui a inviare in Siberia una parte cospicua dei suoi rifiuti altamente radioattivi. Areva, il leader del nucleare transalpino, ammette il traffico sospetto di uranio impoverito, rimandando la responsabilità al suo concorrente Edf, a cui anche il governo è costretto a ordinare un'inchiesta interna. Come se non bastasse, il giorno dopo arriva lo scandalo che, più di tutti,
in queste ultime settimane, ha scosso la compattezza istituzionale dei protagonisti del nucleare transalpino e la coscienza ambientale dei francesi. Il 14 ottobre, l'Autorità di sicurezza nucleare (Asn) ferma le operazioni di smantellamento della centrale di fabbricazione del combustibile nucleare mox di Cadarache, in seguito all'ammissione da parte dei responsabili del Centre d'energie atomique (Cea) del ritrovamento di quattordici chili in eccesso di plutonio, rispetto agli otto inizialmente stimati. In totale, i chili di pericolosissime polveri della sostanza alla base della bomba atomica potrebbero essere addirittura trentanove, secondo le ultime stime dei responsabili del Cea, contro i quali si scatena l'ira dell'Asn e del governo per aver tenuto segreto un dato che conoscevano già dal mese di giugno e aver messo gravemente a repentaglio la sicurezza dei lavoratori. Neanche il tempo di creare una commissione di inchiesta parlamentare sulla vicenda che i riflettori delle televisioni francesi si accendono di nuovo sul sito di Cadarache: dopo il plutonio, questa volta sono sei chili di uranio arricchito in eccesso rispetto ai limiti di legge a preoccupare le autorità. L'ultima bufera che si abbatte sul nucleare francese e le sue centrali di nuova generazione arriva invece il 2 novembre. Utilizzando una formula finora inedita, le autorità di sorveglianza nucleare francese, finlandese e britannica intimano congiuntamente ad Areva di rivedere la concezione dell'apparato di sicurezza del prototipo Epr, i cui primi reattori, fra aumenti di costi vertiginosi e tempi di consegna che sembrano allungarsi all'infinito, sono attualmente in costruzione in Finlandia e Normandia. Secondo il governo italiano, che ha scelto proprio l'Epr per rilanciare l'energia atomica, anche questa volta le nuvole del nucleare sono però destinate a fermarsi al confine: «Questi rilievi non rallentano il percorso del nucleare italiano», ha reagito il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola.

Clara Gibellini da Terra