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martedì 9 marzo 2010

REATTORI EPR A RISCHIO CHERNOBYL. L'EDF FRANCESE LO SA E NON LO DICE


Mistero sulla mancata pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto che stabilisce i criteri sulla localizzazione degli impianti. Greenpeace rende noto un rapporto sulla sicurezza dei reattori d'Oltralpe in cui si evidenzia che abbassare la potenza al minimo rende possibile la stessa meccanica dell'incidente di Chernobyl. I Verdi: «Sui siti hanno già deciso»


Il nucleare italiano non ingrana. A un mese dalla firma di Napolitano del decreto sulla localizzazione delle nuove centrali, non c'è stata ancora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale che lo farebbe entrare in vigore, come denunciano ieri i senatori Francesco Ferrante e Roberto Della Seta del Pd.
A gelare l'atomo casareccio sono naturalmente le elezioni regionali e la reazione a dir poco tiepida - in tempi di ricorso alle urne - dei candidati del centrodestra. Ma un'altra tegola sta precipitando sulle sorti del nucleare alla Scajola, nonostante solo ieri il ministro dell'Economia abbia tuonato dalla Francia - dove è in corso la conferenza dell'Ocse sul nucleare civile - che «il programma nucleare italiano procede nei tempi previsti » e che quindi i lavori per la prima centrale italiana saranno avviati entro il 2013.
Il network antinucleare francese Sortir du nucleaire, infatti, ha messo le mani su documenti dell'Edf che mostrano una crescente preoccupazione su alcune caratteristiche tecniche dei reattori Epr.
La tecnologia scelta dal governo italiano per costruire le quattro centrali avrebbe - secondo i documenti fatti filtrare - un difettuccio: a differenza di quanto giurato e spergiurato, può esplodere per una reazione interna al nucleo, con una meccanica simile a quella che si è prodotta nell'ormai lontano 1986 a Chernobyl. «Anche noi che abbiamo denunciato tutti i rischi del nucleare siamo sobbalzati sulla sedia», spiega il direttore di Greenpeace Pippo Onufrio. «Secondo i documenti resi noti, nelle centrali Epr ci sono delle modalità operative per alzare e abbassare la potenza dei reattori che possono portare a un'espulsione delle barre di controllo della reazione atomica e quindi a un incidente esplosivo all'interno del guscio. Non solo. Dalle comunicazioni interne della stessa Edf, si evince che in Finlandia, dove si sta realizzando dal 2005 la centrale di Olkiluoto, il governo e l'agenzia atomica non sono stati informati di questa possibilità dalla costruttrice Areva, la stessa che verrà a fare i reattori in casa nostra».
In buona sostanza, se si mettono al minimo i motori della macchina nucleare, si rischia un'esplosione, secondo quanto reso noto da una nota Edf sul Rapporto preliminare di sicurezza in cui si prevede la possibilità di provocare una «reazione di criticità », il meccanismo che ha messo in moto il disastro di Chernobyl. «Queste modalità operative sono state introdotte per abbassare i costi di gestione adattando la potenza del reattore alla richiesta della rete», spiega ancora Onufrio. Ma a preoccupare è anche la reticenza assurta a sistema.
Il presidente dei Verdi Angelo Bonelli ricorda che «Scajola ha chiuso in cassaforte l'elenco dei siti dove verranno realizzate le centrali nucleari. Il 19 novembre 2009 Enel e Edf, in un incontro romano, hanno chiuso la lista delle proposte. In base alla legge che reintroduce il nucleare in Italia, sarà l'Enel insieme a Edf a proporre al governo la localizzazione delle centrali nucleari in Italia».
E a quanto pare, a decidere se rischiare sulla pelle di tutti gli italiani.

Simonetta Lombardo da Terra

mercoledì 10 febbraio 2010

RITORNO AL NUCLEARE, OK DAL GOVERNO


Il governo ha dato il via libera al decreto legislativo sulla disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonchè misure compensative e campagne informative al pubblico. I primi lavori nei cantieri, come ha spiegato il ministro della Sviluppo economico Claudio Scajola, cominceranno nel 2013 e la produzione di energia elettrica partirà nel dal 2020.

POLEMICHE - Il via libera del governo ha suscitato le vive proteste dell'opposizione e degli ambientalisti. Malgrado le rassicurazioni del ministro Stefania Prestigiacomo, secondo la quale il decreto «conferma la scelta del Governo di operare sul nucleare puntando sulla massima sicurezza e sulle più attente tutele dell'ambiente». «Con il decreto approvato oggi Berlusconi e Scajola mettono in scena un'autentica pagliacciata di Stato» hanno affermato i senatori Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante. «Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera ad una clamorosa truffa ai danni dei cittadini italiani, perché il nucleare non solo è dannoso per l'ambiente e la salute ma è anche insostenibile dal punto di vista economico» ha detto il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, che ha aggiunto: «Il governo per l'affare nucleare ha deciso di mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Questa operazione del ministro Scajola porterà ad un aumento del 15% delle bollette in cui già sono presenti costi per 400 milioni di euro per lo smaltimento delle scorie delle centrali dismesse dopo il referendum dell'87». «Il centrodestra la smetta con il gioco delle tre carte per paura di un boomerang elettorale alle prossime regionali e dica ai cittadini quali sono i siti che hanno già scelto. Fonti francesi ci confermano che la rosa di località per le centrali atomiche è quella che avevamo già indicato. Ossia: Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Trino Vercellese (Vercelli), Corso (Piacenza), Oristano, Palma di Montechiaro (Agrigento), Monfalcone (Gorizia), Chioggia (Venezia), mentre l'ex centrale del Garigliano (tra Latina e Caserta) sarà il deposito nazionale per le scorie». «Sul nucleare il governo ha deciso, ma come farà ora a convincere la popolazione se non ha convinto nemmeno i candidati della maggioranza alle regionali?» è la domanda posta da Legambiente.

LE REGIONI - Intanto proprio nel giorno in cui il governo ha approvato il decreto legislativo con i criteri per la scelta dei siti che ospiteranno le nuove centrali nucleari, le opposizioni nel Consiglio regionale della Sardegna hanno presentato una proposta di legge per dichiarare l'isola territorio «denuclearizzato», sollecitandone l'approvazione urgente. D'altro canto, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, pur valutando positivamente la scelta del governo di un ritorno dell'Italia al nucleare, ha escluso che una centrale possa nascere nel territorio regionale. «In Lombardia siamo vicini all'autosufficienza quindi non c'è bisogno di centrali in questo momento».
LA «STRATEGIA NUCLEARE» - Il decreto sul nucleare aveva ricevuto martedì il via libera anche delle commissioni parlamentari competenti e ha registrato il parere positivo anche del Consiglio di Stato sebbene con osservazioni recepite nel decreto approvato dall'esecutivo. All'appello manca dunque il parere della Conferenza Unificata che il governo acquisirà in un momento successivo essendosi avvalso della decretazione di urgenza, che consente la consultazione successiva della Conferenza. Il provvedimento in questione prevede alcune scadenze importanti, tra cui quella che prevede che entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge, il governo dovrà adottare la «Strategia nucleare», un documento programmatico quanti impianti verranno realizzati, la relativa potenza complessiva ed i tempi attesi di costruzione e di messa in esercizio degli stessi.


da Corriere.it

"GOVERNO BUGIARDO E RICATTATORE". VERDI ALL'ATTACCO


Il ministro Scajola annuncia che la scelta dei siti per gli impianti atomici «sarà condivisa con il territorio». Il coordinatore della commissione Ambiente della Conferenza delle Regioni, Greco: «Chiacchiere da bar, basta populismo»

Il governo si appresta ad approvare le griglie che dovrebbero servire a stabilire dove costruire le nuove centrali nucleari, e intanto Scajola prova a vestire i panni - poco credibili - della colomba. Professando i valori della condivisione e della partecipazione: «La scelta dei siti - ha dichiarato in un'intervista - sarà condivisa con il territorio, in quanto le popolazioni saranno informate e potranno partecipare a ogni fase del processo autorizzativo».
«Tutte chiacchiere da bar, basta col facile populismo», replica il coordinatore della commissione Ambiente della conferenza delle Regioni, Silvio Greco.
«Ma se l'impalcatura legislativa costruita dal governo Berlusconi è pensata per non ammettere dissenso... è l'atteggiamento antidemocratico che conosciamo, in barba alla Costituzione», protesta il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. E con lui le associazioni ambientaliste, che denunciano l'ennesima bugia, dopo quelle già spacciate sui costi e sui tagli alle bollette.
«Il governo coi fatti dimostra esattamente il contrario di quello che dice Scajola», sottolinea Greco, ricordando il recente ricorso alla Consulta contro le Regioni: «Una vera ritorsione». Una procedura, afferma Bonelli, al suo tredicesimo giorno di digiuno contro la censura televisiva, «che è la stessa che si usa nei regimi: se volete partecipare, da spettatori, d'accordo. Sennò siete d'accordo lo stesso: o così, o così».
Anche le associazioni ambientaliste saltano sulla sedia leggendo l'uscita di Scajola: «Diciamo grazie al ministro, ma dobbiamo ricordargli che la partecipazione e la condivisione di cui parla non sono gentili concessioni, bensì garanzie fissate dall'Unione europea», dice Giuseppe Onufrio, direttore italiano di Greenpeace. «E in Italia, dopo la riforma del titolo V della Costituzione, quella energetica è materia concorrente con le Regioni. Inoltre - prosegue - gli impianti nucleari non sono una necessità strategica per il Paese, non sono l'unica alternativa possibile: a Scajola ricordiamo anche che nei giorni scorsi in Spagna le fonti rinnovabili hanno fornito più del 50% della copertura dei consumi elettrici. La necessità strategica del nucleare la sta creando il governo ad arte, con notizie false e tendenziose».
Disinformazione contestata pure da Legambiente: «Il governo va avanti a forza di bugie - rincara il presidente, Vittorio Cogliati Dezza - e questa sulla condivisione fa il paio con l'altra, più volte sbandierata anche dal premier sulla riduzione delle tariffe: mentre l'ad di Enel Fulvio Conti ha già chiesto che il prezzo resti fisso, a garanzia degli investimenti».
Greenpeace cita le valutazioni, diffuse in novembre, di una delle maggiori aziende di servizi finanziari nel mondo, sui costi e sui rischi degli investimenti nelle centrali: «Citigroup dice che per garantire agli investitori un rendimento ragionevole i prezzi dell'energia nucleare dovrebbero essere almeno pari a 65 euro per ogni MWh. Dati molto lontani dalla favoletta - 40 euro - raccontata da Enel e dal governo».

Daniele Di Stefano da Terra

martedì 9 febbraio 2010

NO NUKE DAY IL 13 MARZO


Una manifestazione nazionale il 13 marzo 2010 a Roma per bloccare la costruzione delle centrali nucleari volute dal governo e dire un forte “sì” all’energia solare. La proposta è stata lanciata ieri mattina dal presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, giunto ormai al suo decimo giorno di sciopero della fame dinanzi la sede Rai di viale Mazzini a Roma. Una protesta, quella messa in atto da Bonelli, attuata per richiamare l’attenzione sulla scomparsa dei temi dell’ambiente dalle tv nazionali. «Questo governo - ha spiegato il leader dei Verdi - con il nucleare rischia di portarci in un periodo di oscurantismo energetico. Ma, contro l’arroganza fascista del governo, ci sarà una rivolta morale e popolare e non basterà l’esercito a fermarla ». Nella conferenza di ieri mattina, il presidente dei Verdi ha inoltre presentato un dossier in cui si smascherano “le bugie di Scajola” sui vantaggi derivanti dall’energia atomica. Secondo questo studio, costruire le centrali sarebbe anti-economico e rischioso per l’ambiente e la salute dei cittadini. Ed assieme al dossier è stata fornita anche una lista dei possibili siti dove saranno costruite le centrali: Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma di Montechiaro (Agrigento), Monfalcone (Gorizia), Chioggia (Venezia), Garigliano (tra Latina e Caserta) deposito nazionale scorie. «Sfidiamo il governo a smentirci - ha detto Angelo Bonelli -. Il vero rischio è che il Lazio diventi la pattumiera radioattiva d’Italia: dopo Montalto, il governo ha preso poi in considerazione come sito nucleare Borgo Sabotino, in provincia di Latina, e Garigliano, posto tra Latina e Caserta - dove già in passato tre incidenti hanno provocato danni alla salute della popolazione del territorio - come sito per il deposito nazionale per le scorie». Infine il presidente dei Verdi ha lanciato un appello al leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, «a sciogliersi in un grande movimento anti-atomo», ammonendo peraltro che «il referendum non deve essere usato come uno strumento di lotta politica». g.f.da Terra

venerdì 5 febbraio 2010

PREPOTENZA ATOMICA


Il governo impugna, di fronte alla Corte costituzionale, le tre leggi regionali contro il nucleare. Puglia, Campania e Basilicata non hanno - secondo il ministro Claudio Scajola - il diritto costituzionale di decidere quale energia verrà prodotta sui loro territori. Se passasse questo principio, si tratterebbe, secondo lo stesso Scajola, di «un pericoloso precedente, perché potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie al Paese».

L'energia elettrica, l'ambiente e la sicurezza nucleare sono affari di Stato, nel senso ampio della parola. E l'atomo innesca una catena di reazioni da parte delle opposizioni e delle Regioni: il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, all'ottavo giorno di sciopero della fame per l'assenza delle tematiche ambientali nel sistema dell'informazione, denuncia l'iniziativa del governo come «un atto fascista e fuori dalla democrazia ». «E' sempre più evidente - dice Bonelli - la volontà di mettere i cittadini italiani davanti al fatto compiuto rispetto alla costruzione delle centrali nucleari, imponendole con l'esercito e ignorando completamente la democrazia e le scelte delle Regioni ».
Mentre il presidente della Puglia Vendola annuncia che «la Puglia sarà la regione più disobbediente d'Italia e continuerà a dire no al nucleare», la candidata nel Lazio, Emma Bonino, parla del ricorso alla Corte costituzionale come di «un semplice atto di prepotenza, proprio perché l'energia, come lo stesso ministro Scajola ha notato, è secondo la Costituzione materia concorrente tra Stato e Regioni».

Le tre leggi regionali contro cui il governo ha fatto ricorso alla Corte costituzionale sono state tutte e tre approvate tra dicembre e gennaio, (per l'esattezza la norma campana è inserita nella Finanziaria). Tutte e tre recitano un principio che appare di buon senso e del tutto aderente alla costituzione: «Nel pieno rispetto dei principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione e in assenza di intese con lo Stato in merito alla loro localizzazione, il territorio della Regione è precluso all'installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché di depositi di materiali e rifiuti radioattivi».
La legge 99, quella che ha reintrodotto la scorsa estate l'atomo nel nostro Paese, sostanzialmente cancella la possibilità, per tutte le regioni italiane, di opporsi alla costruzione di un impianto nucleare o di un sito di stoccaggio e, di fatto, militarizza le procedure di localizzazione dell'energia atomica e di costruzione degli impianti.
Un'idea che non piace a tutti, a sinistra come a destra, tanto è vero che undici regioni hanno impugnato lo scorso settembre, sempre di fronte alla Corte Costituzionale, il provvedimento emanato dal governo italiano: ben dieci (Toscana, Umbria, Liguria, Piemonte, Calabria, Marche, Emilia Romagna, Lazio, Puglia e Basilicata) sono le amministrazioni governate dal centrosinistra e solo una, il Molise, con una giunta del Pdl. Ma il mese scorso era già cresciuto il numero dei governatori poco convinti dalle procedure scelte dal governo per imporre il nucleare: la Conferenza delle Regioni ha di fatto congelato il decreto attuativo della legge nucleare, sulle procedure di individuazione e le forme di risarcimento.
Al nucleo iniziale si erano quindi aggiunte regioni con un saldo cuore leghista, come il Veneto. E oggi non piacerà, con tutta probabilità, ai sostenitori del federalismo questo ennesimo attacco alle Regioni. Così come non piace, naturalmente, ai primi destinatari dell'azione del Governo. Non si stupisce infatti il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani e governatore dell'Emilia Romagna. «Sapevamo che si sarebbe innescato un conflitto istituzionale e costituzionale - sottolinea - ma di questo è responsabile il governo, non le singole regioni».
Il nucleare «è un errore, per tanti motivi- continua il governatore - inclusi gli altissimi costi. L'Italia si sta avviando verso una direzione sbagliata». E' ancora più netta la posizione di Silvio Greco, coordinatore Ambiente della conferenza delle Regioni e assessore della Calabria, che parla di «un ulteriore gesto di arroganza da parte del governo. A essere anticostituzionale - aggiunge - è proprio la legge 99, non quelle regionali che ristabiliscono il diritto dei cittadini di entrare nel processo decisionale locale e quello di leale collaborazione».
Così, a giudizio di Legambiente, l'azione intrapresa dal ministro Scajola contro Puglia, Campania e Basilicata «è un atto che mira a frenare preventivamente ulteriori decisioni regionali in tal senso », mentre il Wwf parla di un «vero e proprio atto di ritorsione del governo nei confronti delle Regioni».

Simonetta Lombardo da Terra

"IL NUCLEARE IN ITALIA: UN ATTO FASCISTA"


Nucleare "Un atto fascista! Simuleremo un incidente alla centrale di Montalto"

Angelo Bonelli è presidente dei Verdi, partito "sfiatato" dall'assenza in Parlamento e dalla censura dei media, perché si porta appresso temi scomodi, come il nucleare.
«Non si tollerano voci diverse da quelle ufficiali del ministro Scajola o dell'Enel». Così Bonelli si è messo a digiunare davanti alla sede Rai di Viale Mazzini, lo fa - ignorato - da 8 giorni.
Legge le agenzie con l'azione revanscista del ministro, a testa bassa contro le Regioni. «Un atto fuori dalla democrazia, tipico del regime fascista, perché va a negare la Costituzione. Il titolo V assegna alle Regioni competenze specifiche in certe materie e Scajola disconosce questo ruolo».

Quanto corre il governo...
«E' cieco e sordo. E giova sull'oscurantismo: non ci sono spazi d'informazione dove discutere, controbattere, sbugiardare le loro menzogne, Per chiedere loro, semplicemente: dove farete le centrali?».

Perchè questa corsa?
«Per interesse. Dietro c'è un sistema industriale che vuole gestire gli appalti pubblici, e qui balleranno diversi milioni perché c'è la volontà politica di mettere sul piatto un sacco di soldi. Gli italiani saranno impoveriti, perché le bollette rincareranno. Ma le grandi famiglie dell'industria e le lobby del potere saranno più ricche».

L'Enel dice: il nucleare creerà mille e 300 posti di lavoro...
«In Germania, dove la Merkel (così come Obama negli Stati Uniti) sta scommettendo sulle energie del futuro, ci sono 250 mila occupati nel settore "solare". In Italia, con il governo Prodi, era stato disposto un piano delle energie rinnovabili, che adesso viene bloccato. Il nostro Paese del sole potrebbe essere il leader di questa energia pulita e invece sarà a rimorchio. Stiamo dilapidando un tesoro, ci stiamo negando il futuro. Più in generale, la politica industriale del governo - e si vede nei fatti di Termini Imerese, nei guai di tutte le aziende in crisi - Sta producendo solo disoccupati e smog».

Oltre che agli industriali suddetti, a chi conviene questo nucleare?
«Ai francesi. Loro non costruiscono nuove centrali da 35 anni, però adesso faranno un grande affare con l'Italia. A Roma si direbbe: ci becchiamo la sòla. Sosterremo la loro economia, visto che la corte dei conti francese ha certificato i 2 miliardi di debiti dell'EDF, la loro agenzia dell'energia. Una parte di quel debito lo pagheranno gli italiani, perché ci siamo appoggiati a loro, che piazzeranno i reattori nelle nostre centrali».

Qual è il vostro grido di dolore che cercherete di far sentire?
«Dopo il dossier che dimostra quanto sia diseconomica l'energia nucleare rispetto alle altre, costi che pagheranno i cittadini, insisteremo su un tema che giocoforza tocca la sensibilità degli italiani. Informeremo tutti che in Francia 18 centrali su 56 sono ferme per guasti o incidenti. La storia ci insegna che un incidente in una centrale può diventare una catastrofe planetaria. E così presenteremo una simulazione di incidente nucleare a Montalto di Castro, dove il governo ha già deciso - ma non lo dice - di rimettere a regime la vecchia centrale».

Marco Bucciantini da L'Unità

ECCO LE BALLE ATOMICHE DEL GOVERNO BERLUSCONI


Un documento che smonta punto per punto le convenienze "nucleari" sbandierate da Scajola, dal governo intero, dall'Enel.
I Verdi hanno steso un dossier sul nucleare, sulle conseguenze dell'arrivo - in accordo con il governo transalpino e insieme con Edf (Electricitè de France) - dei quattro reattori nucleari da 1,6 GW a tecnologia Epr francese.
Si leggono i dubbi di Moody's, la più nota e quotata fra le agenzie di rating, che prevede una erosione di affidabilità per imprese e industrie coinvolte in un affare così rischioso.
Poi ci sono i conti del Mit (Massacchussetts institute of technology di Boston) che conclude sull'enormità delle spese per un ritorno al nucleare. Esborsi che in genere si spalmano su 15 anni, coperti con un mix di debito e capitale proprio, voci di costo che nel nucleare crescono a causa della lunghezza dei tempi di costruzione, del rischio di ritardi "politici" (elevatissimi, in Italia) e problemi tecnici.
Questo porta a un costo medio del capitale nel nucleare pari al 10%, superiore a quello delle altre fonti energetiche, pari al 7,8%: è la principale causa nella sostanziale stasi nella costruzione delle nuove centrali atomiche nei paesi occidentali. L'Italia, invece, è pronta a ripartire, e spaccia questo come un affare...

Moody's fa una simulazione fra le diverse opzioni di produzione dell'energia, inserendo tutti i costi, fissi, variabili, gli oneri finanziari, gli ammortamenti per la divesa durata degli impianti (30 anni per il gas, 50 anni per il nucleare).
Ne risulta un prezzo medio dell'energia (in dollari per Megawattora) di 120 dollari per il gas, 112 per il carbone, 125 per l'eolico, 151 x il nucleare.
La tendenza divaricherà ancora di più questi dati, perché, come scrive Moody's «Il problema del nucleare è l'obsolescenza tecnica e i costi in continua ascesa (e nessuno si metterà ad aggiornare un parco risorse in disuso), mentre le tecnologie rinnovabili, al contrario, procedono velocemente verso tecnologie sempre più efficienti e quindi verso una riduzione dei costi».
E i modelli dell'agenzia si riferiscono a un Paese che produce nucleare, quindi rodato. Da noi si dovrebbe ripartire da zero, dopo 23 anni di messa al bando.
Il governo ribatte che Enel - seconda utility europea - è un'azienza grande, capace di enormi investimenti. Vero, ma proprio Moody's nel 2008 ha declassato il livello di rating a lungo termine di Enel da A1 a A2. E il nucleare "declassa", come si è visto.
I reattori - stando alle ultime commesse francesi in Canada - costeranno intorno ai 35 miliardi di euro. Enel dovrà indebitarsi, in una situazione che la vede già esposta verso il sistema bancario per 51 miliardi, scrivono i Verdi nel dossier. «Servono dunque garanzie, affinchè i partner finanziatori accettino il rischio. Per questo Enel ha proposto di fissare a priori un prezzo del kWh nucleare abbastanza alto da remunerare gli istituti finanziatori, quando la centrale venderà energia».
Questo è il punto critico dell'impresa nucleare italiana, conclude il dossier: impoverirà l'ambiente, le casse dello Stato, le tasche dei cittadini".

Marco Bucciatini da L'Unità

giovedì 21 gennaio 2010

I PIAZZISTI DEL NUCLEARE


Nel corso di un meeting promosso ieri da Enel e Confindustria Emma Marcegaglia ha lodato il ritorno all'atomo in Italia: «Un'operazione intelligente e necessaria». Nonostante il Mit calcoli un raddoppio del prezzo di questa tecnologia


Enel e Confindustria piazzisti del nucleare.
Ieri mattina, nel convegno "Supply chain meeting" che si è tenuto a Roma nella sede dell'associazione imprenditoriale, il duo formato dalla presidente Emma Marcegaglia e dall'ad della società energetica Fulvio Conti ha tentato di convincere il sistema industriale italiano che Il ritorno all'atomo in Italia è «un'operazione intelligente e necessaria» (Marcegaglia) e che le imprese nazionali devono accorrere per cominciare a prendere la pole position per la costruzione degli impianti nucleari, che potrebbero addirittura non costare nulla allo Stato.
«Se vi sarà certezza riguardo alla struttura dei ricavi, i progetti saranno finanziabili senza bisogno di sostegni pubblici», ha assicurato Conti chiedendo la fine della «cultura del no e della sindrome Nimby (not in my backyard)» che contagerebbe la politica, tanto che questa si sta rifiutando di dire con chiarezza, prima delle elezioni regionali, quali saranno i siti baciati dalla fortuna atomica.
I dubbi che stanno investendo il centrodestra (almeno nella temperie elettorale) invece non sfiorano la leader di Confindustria, che ha spiegato alla platea di imprenditori che la torta sarà ampia, anche più di quello calcolato: se si vuol fare il 25 per cento dell'elettricità italiana con l'atomo, «stiamo ragionando di ragionando di investimenti per 30 miliardi di euro e in questa fase di crollo degli investimenti è facile capire di quale opportunità stiamo parlando. Se riusciamo a fare sistema - ha spiegato - il 70 per cento di questa cifra andrà all'indotto italiano».
Calcoli che non paiono troppo accurati, almeno se ci si affida alle esperienze europee in corso e allo specifico della rinascita del nucleare italiano, battezzato da un patto Berlusconi- Sarkozy in cui era scritto nero su bianco che a fare la parte del leone sarebbe stata l'azienda francese di stato Areva, la stessa che è impegnata negli unici due reattori in costruzione in Francia e Finlandia.
Per la centrale di Olkiluoto, i tempi di costruzione si sono dilatati di 3 anni e i costi sono aumentati del 60 per cento. Per quella di Flamanville, i ritardi sono di due anni (ma è stata cominciata dopo, pian piano raggiungerà il record finlandese). Il Mit (Massachusetts Institute of Technology, uoa dei più prestigiosi centri di ricerca scientifica mondiale) ha calcolato che nel 2007, il costo del chilowatt nucleare era raddoppiato rispetto a quello che era solo quattro anni prima, salendo da 2mila a 4mila dollari. Ma la ricerca accademica è stata lasciata indietro dalla realtà: l'anno scorso Areva ha risposto a un bando di gara per la costruzione di una centrale in Canada e il costo del kilowatt raggiungeva già i 4.500 dollari: il governo di Ottawa ha pensato bene di tirarsi indietro.
Non appare quindi pleonastica la domanda di Legambiente: «Quali studi segreti in possesso del nostro Governo giustificherebbero il ritorno a questa tecnologia rischiosa e vetusta? Certo non le motivazioni economiche» ha commentato il presidente dell'associazione del cigno Vittorio Cogliati Dezza.
Il presidente dei Verdi Angelo Bonelli ricorda i siti individuati, confermati dalla notizie che arrivano dal movimento ecologista francese (Montalto di Castro, Borgo Sabotino, Trino Vercellese, Caorso, Oristano, Palma di Montechiaro, Monfalcone e Chioggia) e sfida il governo «a smentirci, rendendo nota la lista dei siti prima che si svolgano le elezioni regionali». «Il ritorno all'energia nucleare è un affare per pochi, ma un costo che ricadrà su molti, sull'intera collettività », dice Ermete Realacci, deputato Pd. «La soluzione energetica del nostro paese non passa per il ritorno all'atomo che, a questo stato di tecnologia comporta costi elevati, tempi molto lunghi, problemi legati allo smaltimento delle scorie. Il ministro Scajola spieghi ai cittadini con chiarezza come si pagheranno i costi di un ritorno all'energia atomica».

Simonetta Lombardo da Terra

martedì 19 gennaio 2010

I GIORNI DEL NUCLEARE


Giorni caldi per il ritorno dell'atomo nel nostro Paese. Mentre al Senato inizia l'esame sulla disciplina per la localizzazione delle centrali, nelle stesse ore, in Confindustria i big dell'imprenditoria studiano come guadagnarci

Una settimana calda sul fronte del nucleare. E' quella appena iniziata, densa di appuntamenti verso l'annunciato ritorno dell'Italia all'energia prodotta dall'atomo, tra passaggi parlamentari, convegni degli industriali e una campagna elettorale che inizia ad entrare nel vivo.
Oggi, la Commissione industria del Senato inizia l'esame dello schema di decreto legislativo sulla "disciplina della localizzazione, realizzazione ed esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonché delle misure compensative e delle campagne informative", che approderà giovedì anche alla Commissione bilancio della Camera.
Un provvedimento di iniziativa governativa, di cui sarà relatore il deputato mantovano della Lega Nord Giovanni Fava, il quale si è finora distinto per aver proposto modifiche costituzionali a favore delle scuole private, ma ora alza il tiro e punta a rivoluzionare la produzione di energia in Italia, in barba al referendum del 1987.
Intanto, le imprese sentono profumo di guadagni e ci si buttano a capofitto.
Sempre oggi, presso la sede nazionale di Confindustria, si terrà la giornata del Supply Chain Meeting - Progetto nucleare Italia, organizzata dall'associazione degli imprenditori e dall'Enel, per presentare alle imprese italiane «le informazioni utili per intraprendere il percorso di qualificazione necessario per operare nel settore». Un incontro che sarà concluso da una conferenza stampa congiunta della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e dell'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti.
A spingere sull'acceleratore c'è anche una parte del mondo politico, in particolare la maggioranza di governo, anche se a livello locale alcuni candidati hanno difficoltà a sostenere la posizione "ufficiale": da Siviglia, dove partecipa al consiglio dei titolari dell'ambiente europei, il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha ribadito che il nucleare «è un'energia pulita e sicura, ed è assurdo che l'Italia ne sia rimasta fuori».
Sul fronte opposto i Verdi, che appoggiano ovunque candidati contrari all'atomo: «Il ritorno al nucleare è una follia, nonché un regalo alle grandi lobby economiche- commenta il presidente degli ecologisti, Angelo Bonelli - una grande speculazione finanziaria, che porterà all'aumento di bollette già oggi salate, visto che attualmente gli italiani pagano 400 milioni di euro l'anno per il decomissioning, la dismissione delle vecchie centrali».
Bonelli ribadisce che i Verdi «sono pronti al referendum, per il quale hanno già raccolto 30mila pre adesioni, pur di non consentire un ritorno al passato che sarebbe il definitivo azzoppamento dell'innovazione tecnologica, visto che verranno usati per il nucleare fondi che potevano essere dedicati alla ricerca».
Riguardo alle elezioni, il leader ecologista invita i presidenti di regione di centrosinistra "ad approvare prima del voto atti di legge che impegnino quei territori a non ospitare le centrali atomiche". In realtà, l'opposizione al nucleare esiste anche nelle regioni di centrodestra: infatti, il Wwf si rallegra del fatto che «la linea contraria alle modalità di individuazione dei siti trovi l'appoggio anche di regioni governate dal centrodestra», a testimonianza delle difficoltà ad applicare una scelta «meramente ideologica e affaristica».
Gli ambientalisti accusano l'esecutivo di non rispettare nemmeno il contenuto del decreto: secondo il testo, prima di assumere decisioni occorre definire un documento che indichi la consistenza degli impianti, la loro potenza e i tempi attesi per la realizzazione e messa in esercizio delle centrali.
La "strategia" doveva essere presentata entro giugno 2009, ma al momento ancora non ne esiste traccia.


Filippo Pala da Terra

lunedì 11 gennaio 2010

VECCHIO, COSTOSO E INQUINANTE. PERCHE' L'ATOMO E' UN AZZARDO


L'uranio si esaurirà in poche decine d'anni. Nel mondo molti Paesi non investono più in questa tecnologia. La resa delle centrali è bassissima. Ecco tutta la verità sul nucleare. E oggi (sabato 9) al via la mobilitazione di Verdi e ambientalisti


L' energia nucleare non salverà il pianeta.

L'umanità non potrà evitare i cambiamenti climatici intraprendendo il cammino del nucleare.
Di fatto questa tecnologia non può essere sviluppata nella quantità necessaria e nei tempi limitati di cui disponiamo oggi per salvare il clima.
I fondi stanziati in questo senso andranno solamente a scapito di opzioni più efficienti e adatte alle economie nazionali e agli interessi individuali.
Basata, come di fatto è, su menzogne e sussidi economici, questa fonte energetica è l'esatto contrario dello sviluppo sostenibile. I rifiuti permarranno per milioni di anni, con il rischio costante di incidenti e contaminazione, menzogne e rifiuto della democrazia: questo è ciò che si trova al centro dei programmi nucleari.

Tre argomentazioni sono spesso usate per difendere l'industria nucleare di fronte alle crisi che stanno minacciando il nostro pianeta: l'esaurimento di gas e petrolio, le necessità di sviluppo dei paesi del sud del mondo e i cambiamenti climatici.
Tali argomentazioni non reggono. Per cominciare, è semplicemente assurdo collegare il declino delle risorse di petrolio allo sviluppo del nucleare, dato che il petrolio viene utilizzato prevalentemente nel settore dei trasporti, un'area dove l'energia nucleare si usa molto poco. Inoltre anche le riserve di uranio si esauriranno in un futuro prossimo, forse persino prima della fine della vita operativa dei reattori, come attualmente previsto dall'industria nucleare.
Lo sviluppo su grande scala di sistemi di reattori in grado di risolvere tale problema al momento esiste solo su carta e anche secondo i calcoli della stessa industria nucleare tali nuove strutture saranno operative troppo tardi per poter influenzare il ritmo dei cambiamenti climatici. Questi nuovi reattori necessiterebbero inoltre di enormi quantità di plutonio per poter sostituire parte dell'uranio.
Siamo ancora lontani dalle "tecniche ecologicamente corrette" auspicate nel protocollo di Kyoto!
Per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo, non saranno in grado di utilizzare l'energia nucleare in nessun modo degno di nota, dato che la tecnologia che questa presuppone ha costi decisamente troppo elevati, si rivela inadatta alle situazioni locali, e in ogni caso è di applicazione troppo lenta.
Il secolo che si è appena aperto vede il nostro pianeta minacciato da gravi crisi: cambiamenti climatici, biosicurezza, esaurimento delle risorse collettive, carenza di cibo.
Perché oltre a tutto ciò dovremmo anche aggiungere l'enorme onere che comporta l'energia nucleare?

L'energia nucleare può salvare il nostro clima?

L'energia nucleare non è in grado di risolvere il problema dei cambiamenti climatici. Anche se vi investissimo tutte le nostre risorse, il potenziale limitato e l'elevato costo dell'energia elettrica derivante dal nucleare verrebbe comunque a limitare il totale delle emissioni non rilasciate.
Altre risorse, fonti di energia rinnovabile e - più nello specifico - misure di risparmio energetico rappresentano tutte un investimento decisamente meno rischioso su scala globale ma soprattutto offrono una risposta più efficace alla crisi che sta affrontando il nostro pianeta.
No, davvero, l'energia nucleare non può salvare il nostro clima.
Eccone le ragioni principali.

Elettricità non è sinonimo di energia.

La produzione elettrica rappresenta solamente una parte della produzione totale di energia. In Europa l'elettricità costituisce solamente il 6 per cento del consumo finale di energia. La parte rimanente viene utilizzata in trasporti, riscaldamento e a scopi industriali; aree fondamentali nel consumo del petrolio.
L'energia nucleare soddisfa solamente una piccola percentuale del fabbisogno totale di energia. Il dibattito nucleare si restringe ad un'area specifica - la produzione elettrica - che rappresenta solo il 6 per cento del problema energetico.

La produzione di energia basata sul nucleare rimane limitata se paragonata alla capacità di produzione dal carbone e dal gas.
Persino l'energia idroelettrica produce più elettricità a livello mondiale rispetto al materiale fissile. L'energia che si basa sul nucleare abbraccia approssimativamente il 17% della produzione mondiale totale di energia. Se le emissioni degli altri carburanti venissero ridotte significativamente seguendo il tasso di crescita attuale, l'industria nucleare dovrebbe costruire più di mille reattori nuovi (attualmente sono 440 quelli in funzione) entro il 2050, che comunque servirebbe solo, di fatto, a mantenere la produzione al livello attuale.

La produzione nucleare sta iniziando a diminuire.

Le nuove centrali energetiche proposte non saranno sufficienti a sostituire i reattori attuali che si calcola verranno chiusi in un prossimo futuro. Le centrali atomiche attualmente funzionanti sono già abbastanza vecchie (oltre i 22 anni). Anche se la Cina costruisse trenta nuove centrali atomiche nei prossimi vent'anni, esse si limiterebbero a sostituire il 10% dei reattori che devono essere smantellati a livello mondiale in questo lasso di tempo. I dati delle proiezioni dell'Agenzia internazionale per l'energia (Aie) giungono alla conclusione che esiste un declino relativo o assoluto nella produzione nucleare.
Il basso numero di vendite anticipate degli impianti a Cina, Usa e Europa influenzerà ben poco le dimensioni del problema: se si vogliono mantenere le 440 centrali nucleari attualmente funzionanti in tutto il mondo nel lungo periodo, devono avere luogo dieci vendite internazionali all'anno. Ciò si spinge decisamente oltre le proiezioni attuali.

Le riserve di materiale fissile sono limitate e non dureranno per sempre, dato che l'uranio radioattivo è un minerale fossile disponibile in quantità limitate.
Di fatto i reattori commerciali operano sull'uranio arricchito e hanno una bassa resa. Secondo le informazioni fornite dalla stessa Commissione per l'energia atomica (Aec), le riserve di uranio soddisferanno il fabbisogno mondiale solamente per un periodo limitato, specialmente se aumenta il tasso di consumo.
Le riserve attuali mondiali (basate su 80$/kg) sono stimate a 2.528 milioni di tonnellate. Pertanto le riserve di uranio costituiscono meno della metà delle riserve provate di petrolio come pure di gas. Ciò rappresenta "60 anni di carburante, se non si verificasse un ulteriore sviluppo della capacità nucleare - secondo le stime del colosso francese dell'energia Edf - e ancora meno se la costruzione del nucleare riprendesse".
La limitata disponibilità delle risorse di uranio è pienamente riconosciuta dall'industria che la utilizza come argomentazione per sviluppare sistemi autofertilizzanti e nuovi tipi di reattori di IV generazione.

Il fattore tempo è troppo limitato per ottenere l'energia nucleare "del futuro".

La nuova generazione di reattori che deve ancora essere sviluppata viene presentata di maggiore affidabilità ed efficienza termini di consumo d'uranio. Ciononostante l'accordo di Rio chiama le nazioni ad evitare "interferenze pericolose con il sistema climatico" e, più nello specifico, a stabilizzare le concentrazioni di gas a effetto serra "entro un margine temporale sufficiente".
Per limitare i rischi collegati sarà pertanto necessario ridurre l'aumento della temperatura a un massimo di 2 °C rispetto al periodo preindustriale.
Nella sua terza relazione l'Ipcc mostra che a questo livello, per abbassare la media dell'aumento della temperatura globale sarà necessario diminuire drasticamente le emissioni dei gas a effetto serra nei decenni futuri così da ridurre le emissioni dei Paesi in via di sviluppo a un quarto rispetto ai valori attuali.
È interessante notare come questa scadenza così vicina escluda qualsiasi contributo da parte dei reattori nucleari di IV generazione degli impianti di fusione nucleare.
Anche con un tempo di risposta di trent'anni nel miglior scenario possibile, la tecnologia nucleare del futuro, che assorbirà più di due terzi della spesa pubblica per il fabbisogno energetico in Europa, si troverà esclusa dall'essere una possibile soluzione ai cambiamenti climatici.

Non esiste un consenso reale a livello internazionale. L'energia nucleare si potrà sviluppare pienamente solo se ci sarà un consenso globale su questa forma di energia.
C'è ancora molto da fare in questo senso, dato che persino in Europa molti paesi scartano completamente l'elettricità generata con il nucleare o si stanno ritirando gradualmente da questo settore, come i belgi, spagnoli e tedeschi.
Le altre nazioni hanno dichiarato, quasi senza eccezione, una moratoria di fatto o tramite legge, ai nuovi progetti di costruzione.
L'assenza del consenso tra le nazioni del mondo ben si vede nel protocollo di Kyoto, che non fa riferimento alcuno all'energia nucleare.

Gli investimenti diretti all'energia nucleare rimangono più elevati rispetto a quelli necessari per altre soluzioni.
Se consideriamo il lasso di tempo che abbraccia i prossimi vent'anni, le misure di risparmio energetico saranno 5 volte più economiche rispetto alla produzione elettrica centralizzata basata sull'energia nucleare o altre risorse. Inoltre, il rischio finanziario associato all'energia nucleare aumenterà molto i costi per chiedere in prestito questa forma di energia al settore del mercato privato.

L'umanità ha possibilità di scelta.
Una lista di opzioni globali per risolvere il problema climatico (come segnalato dall'Oeko Institute a Darmstadt, Germania), mostra che il potenziale ultimo dell'energia nucleare come mezzo per triplicare tali risultati energetici a livello mondiale, risulterà in livelli di emissione di almeno 5 gigatonnellate (GT) di CO2, che corrisponde a un decimo della capacità disponibile. Se paragonate alle riduzioni necessarie per raggiungere l'obiettivo di limitare i cambiamenti climatici a livelli inferiori ai 2 °C sopra i livelli preindustriali, e cioè tra 25 e 40 GT da adesso al 2050, si nota come l'energia nucleare non sarà necessaria nemmeno nello scenario più ambizioso.
Pertanto quando parliamo di risolvere il problema a livello mondiale, l'energia nucleare si trasforma in un'opzione, non in un obbligo.

Non possiamo accettare "tutte le opzioni".

Alcune di queste non sono mutuamente compatibili; specialmente se poniamo da un lato la decentralizzazione della produzione con misure di risparmio energetico moderato e dall'altro l'energia nucleare.
Certamente l'energia nucleare presenta sia costi più elevati che aspetti incompatibili con uno sviluppo ottimizzato della tecnologia di cogenerazione e delle risorse decentralizzate. Inoltre le esperienze passate hanno mostrato come lo sviluppo dell'energia nucleare vada sempre di pari passo con il declino nelle pratiche di risparmio energetico.
Secondo il fisico nucleare Amory Lovins, autore del famoso "Fattore Quattro", "lo slogan abbiamo bisogno di tutte le opzioni non ha base analitica ed è falso; di fatto non possiamo permetterci tutte le opzioni".
Nella pratica attuale garantire la sopravvivenza dell'energia nucleare significa stanziare investimenti pubblici e privati non nelle opzioni più economiche ma in quelle che sono destinate a generare una perdita, oltre a presentare il maggior numero di difetti.
Consideriamo inoltre che grazie ai settori del risparmio energetico e delle fonti di energia rinnovabile possono essere creati molti più posti di lavoro rispetto all'industria nucleare.
I cambiamenti climatici ci obbligano a ripensare i nostri schemi di consumo e l'approccio al risparmio energetico; occorre trovare delle misure che infliggano il minor danno possibile creando la maggior quantità di impiego possibile.

Le emissioni delle centrali atomiche non sono insignificanti.

Questo soprattutto per quanto riguarda l'intero processo dalla costruzione alla fase nucleare stessa.
Durante il suo ciclo vitale la centrale atomica rilascia approssimativamente un 20% di emissioni prodotte da apparecchi a gas di ultima generazione, che è relativamente poco.
Ciononostante, occorre anche segnalare che le centrali atomiche, normalmente con un regime operativo particolarmente rigido, necessitano dell'appoggio della centrale elettrica sostenuta dall'impianto di energia termica durante i periodi di carico di punta, e questo significa utilizzare centrali alimentate a carbone che rilasciano considerevoli quantità di gas a effetto serra.
Inoltre la sensibilità nucleare ai cambiamenti climatici pone questioni in merito ai cambiamenti sui flussi dei corsi d'acqua e le inondazioni.

Le fonti di energia rinnovabile superano l'energia nucleare.

Di fatto la crescita in questo settore è molto più elevata sia rispetto a quella del petrolio che rispetto al nucleare.
Durante gli ultimi dieci anni il tasso di crescita delle fonti di energia rinnovabile in tutto il mondo ha superato notevolmente l'incremento registrato nell'uso del nucleare. La produzione nucleare mondiale è in fase di stagnazione a circa 2.500 TWh dal 1999. Perfino le forme di energia rinnovabile e decentralizzata superano la produzione nucleare.
La capacità nucleare pertanto è destinata a declinare anche se confrontata con le alternative ecologicamente corrette e innovative.
Nel caso della Cina, che viene spesso citata come probabile cuore dell'espansione nucleare, perfino l'energia solare sta iniziando a recuperare terreno su quella nucleare. In Cina i soli caloriferi ad acqua stanno già sostituendo l'equivalente della metà della capacità di generare energia del nucleare ed entro il 2020 si calcola che questa tecnologia starà dando gli stessi risultati dei 30 reattori attualmente proposti dall'industria cinese.


A cura di Gianpaolo Silvestri da Utensili 4, Accendi l'energia verde, (di Monica Frassoni). Con il contributo di Marie-Anne Isler-Beguin

mercoledì 23 dicembre 2009

NUCLEARE:BETTIN (VERDI);LEGA SI SMARCHI REFERENDUM IN VENETO

(ANSA) - VENEZIA, 23 DIC - 'Mentre il Governo conferma le rivelazioni dei Verdi sui siti destinati a ospitare centrali nucleari, Veneto compreso, nella nostra regione si fanno sentire i soliti ipocriti e voltagabbana'. Lo afferma il consigliere dei Verdi Gianfranco Bettin che punta l'indice sulla Lega dicendo che i leghisti 'pur di stare al governo ma senza scontentare i propri elettori sul territorio, fingono di opporsi, dicono 'Ni', come fa Luca Zaia, o alludono alla possibilita' di consultare i cittadini con un referendum'.
E a proposito di referendum Bettin si rivolge ai leghisti invitandoli a fare sul serio 'invece di chiacchierare per tirare avanti fino a dopo le elezioni, quando pensano di fare quello che gli chiedera' il superfilonuclearista Berlusconi'.
'Sfidiamo la Lega a fare sul serio, dunque - ribadisce Bettin -, giace in Consiglio regionale la proposta dei Verdi di indire un referendum consultivo per chiedere ai veneti se sono d'accordo di ospitare una centrale nucleare. La Lega la condivida e imponga alla Giunta regionale di indire un referendum prima delle elezioni regionali e contestualmente ad esse'. (ANSA).

23-DIC-09 14:29

AUGURI DI BUON NUCLEARE


Il governo approva il decreto che fissa i criteri per l'individuazione dei nuovi siti atomici. Ai Comuni che ospiteranno lo scempio anti ambientale e anti economico sconti sulle bollette e bonus legati all'elettricità prodotta

Il via libera al decreto legislativo per il rilancio nucleare, ieri sul tavolo del Consiglio dei ministri, è un concentrato di rassicurazioni e strizzatine d'occhio rivolte alle aree e ai Comuni destinati a ospitare i nuovi impianti.
Regali di Natale sostanziosi in vista per chi fa il bravo e accetta di mettersi un atomo in giardino, al posto dell'albero.
I siti prescelti, dichiarati di interesse strategico nazionale, saranno «soggetti a speciali forme di vigilanza e protezione », si sottolinea, e dovranno rispondere a uno schema di parametri di riferimento relativi a caratteristiche ambientali e tecniche. Criteri da definire, su proposta dell'ancora inesistente Agenzia del nucleare, entro 60 giorni dall'entrata in vigore del decreto. Le caratteristiche ambientali riguardano «popolazione e fattori socioeconomici, qualità dell'aria, risorse idriche, fattori climatici, suolo e geologia, valore paesaggistico, valore architettonico-storico, accessibilità»; quelle tecniche la «sismo- tettonica, distanza da aree abitate, geotecnica, disponibilità di adeguate risorse per il sistema di raffreddamento della tipologia di impianti ammessa, strategicità dell'area per il sistema energetico e caratteristiche della rete elettrica, rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante».
Nella disposizione, nessuna lista delle località, ancora top secret almeno fino all'attesa creazione dell'Agenzia, ma un elenco delle aree idonee per gli impianti nucleari.
Le voci di dissenso che si sono levate dalle zone minacciate dall'atomo sono destinate a mescolarsi ora con quelle dei fautori. Questo per via dei numerosi benefici previsti, che rendono aurea la nuova epoca atomica.
Per Comuni, Province e imprese previste compensazioni nei 5 anni di realizzazione delle centrali nucleari per 3.000 euro/MW sino a 1.600 MW di potenza. All'entrata in funzione dell'impianto, sono previsti bonus legati all'energia elettrica prodotta e immessa in rete pari a 0,4 euro/MWh su base trimestrale. Inoltre, imprese e abitanti delle zone in questione avranno sconti sulla bolletta elettrica, su quella per i rifiuti urbani, per le addizionali Irpef e Irpeg e per l'Ici.
Roba da lustrarsi gli occhi, che riguarda i Comuni direttamente interessati, ma anche quelli limitrofi in un'area di 20 chilometri dal perimetro dell'impianto.
Il calcolo costi/benefici emerso dal decreto tiene conto solo parzialmente di quello che sta per abbattersi sul Paese e sui suoi abitanti, vittime di un colossale inganno. «Oltre al costo per la realizzazione degli impianti vanno calcolati i costi dell'arricchimento dell'uranio, dello smaltimento delle scorie e della dismissione delle centrali a fine ciclo - osserva il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli -. Il decommissioning delle vecchie centrali ancora ha un costo di 5 miliardi di euro che gli italiani pagano nelle loro bollette».
Doppia la bugia che il governo nasconde sotto il decreto, secondo il leader ecologista: «In primo luogo non dice dove verranno costruite le centrali per paura di un boomerang elettorale alle prossime elezioni regionali. La seconda verità taciuta è il costo di questa folle avventura anti economica e anti ambientale che verrà pagata tutta dai contribuenti».
I nomi in ballo per gli impianti restano quelli noti che, nel prossimo anno, la futura Agenzia dovrà ufficializzare. Nella lista del toto nucleare i candidati più accreditati sono il vecchio sito di Caorso nel piacentino, Trino Vercellese, la zona di Rovigo tra Adige e Po, Montalto di Castro e Termoli.
A tutti i Comuni va comunque l'augurio di buon nucleare anticipato. Con la promessa dei già citati benefici economici ed energetici e la possibilità di aggiudicarsi il primo scintillante reattore, previsto entro la fine della legislatura, nel 2013. Anno zero della nuova era atomica.


Diego Carmignani da Terra

mercoledì 4 novembre 2009

NUCLEARE: SVIZZERA, VERDI E PS CHIEDONO CHIUSURA CENTRALE BEZNAU

Aarau, 4 nov. - (Adnkronos/Ats) - Il Ps e i Verdi svizzeri dei cantoni di Argovia e Soletta e quattro organizzazioni antinucleari chiedono la chiusura immediata del reattore I della centrale nucleare svizzera di Beznau nel comune di Dottingen, in funzione da 40 anni.
Per gli oppositori, la centrale non sarebbe in grado di raffreddare i reattori in caso di un grave incidente. Il sistema di alimentazione elettrica d'emergenza non permetterebbe di evitare una catastrofe, scrivono in una lettera al consigliere federale, Moritz Leuenberger.

Il gruppo Axpo, proprietario della centrale, ha deciso di iniziare i lavori di potenziamento del sistema elettrico d'emergenza nel 2011. Gli autori della lettera giudicano 'inaccettabile' che la popolazione rimanga esposta ad un simile rischio ancora per due anni.
La legge imporrebbe la chiusura della centrale, ma ancora una volta, scrivono gli oppositori, 'gli interessi economici hanno la priorita' sulla sicurezza'.
Quella di Beznau e' la piu' vecchia centrale nucleare della Svizzera. Il reattore I e' entrato in funzione nel 1969 e il reattore II nel 1972. Insieme producono 6 miliardi di kilowattora all'anno, ossia circa il 10% del consumo di elettricita' della Svizzera.

Il gruppo Axpo e la societa' elettrica bernese Bkw/Fmb hanno inoltrato nel dicembre 2008 all'Ufficio federale dell'energia (Ufe), una domanda di autorizzazione per una nuova centrale da realizzare sul sito di Beznau. Una seconda richiesta di concessione interessa il sito della centrale di Muhleberg. Anche il gruppo Atel vuole costruire una nuova centrale nucleare per sostituire quella di Gosgen.

04-NOV-09 12:06

martedì 3 novembre 2009

NUCLEARE: FRANCIA, RISERVE SU EPR RILANCIANO POLEMICHE

(ANSA) - PARIGI, 3 NOV - Le riserve espresse dalle autorita' di controllo di Francia, Finlandia e Regno Unito sul sistema di sicurezza del reattore nucleare Epr rilanciano in Francia le polemiche sul nucleare. All'indomani della richiesta di revisione dei sistemi di controllo dell'Epr, attualmente in costruzione in Europa, in Finlandia e in Normandia, sia i socialisti che i verdi chiedono una commissione parlamentare sulla sicurezza nucleare.
Nel chiedere una commissione d'inchiesta accompagnata da un 'dibattito nazionale', la segretaria nazionale del Ps all'energia, Aurelie Filippetti, ha sottolineato 'le gravi inquietudini' sollevate per quanto riguarda 'la sicurezza e la trasparenza in materia nucleare'.
La senatrice 'verde' Dominique Voynet, ex ministra dell'Ambiente, ritiene da parte sua necessaria 'una pausa di riflessione' per lavorare 'sulla strategia proposta al livello europeo in cui non si propone il nucleare per uscire dal dilemma dell'effetto serra'. 'L'Epr vuol dire un cantiere rovinoso, oltre 3 miliardi di euro, un ritardo di vari anni e seri dubbi sulla sicurezza', ha aggiunto rammaricandosi che i 3 miliardi 'non fossero stati investiti negli sforzi di efficacia energetica'.
'Bisogna fermare Flamanville. Quattro miliardi investiti in un reattore sperimentale significa danaro sperperato che avrebbe potuto essere investito in un grande programma di isolazione termica' ha detto un altro Verde, il deputato Noel Mamere nell'annunciare la richiesta di una commissione parlamentare.(ANSA).

lunedì 20 aprile 2009

G8:AMBIENTE;DA SIRACUSA A COPENAGHEN,OGGI A ROMA VERDI E ONG

(ANSA) - ROMA, 20 APR - Oggi dalle 15,00, a Roma, alla vigilia del G8 Ambiente che si terra' a Siracusa dal 22 al 24 aprile, eletti Verdi, rappresentanti delle Ong ambientaliste e della societa' civile discuteranno nel corso di un convegno intitolato ''Da Siracusa a Copenaghen: per un accordo globale contro i cambiamenti climatici'' degli obiettivi da raggiungere entro il 2020 per la riduzione delle emissioni CO2 e di altri gas a effetto serra. I Verdi europei hanno invitato alcuni esperti italiani ed europei che presenteranno un piano sul potenziale delle energie rinnovabili in Italia. Sono stati invitati anche degli industriali italiani che lavorano nel settore delle energie rinnovabili. I Verdi europei si soffermeranno sulla situazione italiana, anche in virtu' del fatto che il Senato italiano ha recentemente adottato una risoluzione che, caso unico in Europa, nega l'esistenza dei cambiamenti climatici. Gli organizzatori ricordano che l'Unione europea si e' impegnata a ridurre le emissioni dell'8% per il periodo 2008-2012 e del 20% entro il 2020 (oppure del 30% se si trovera' un accordo internazionale a Copenaghen). (ANSA). KYW

da ansa.it

Giovedì Forum internazionale "L'energia di domani"

(Teleborsa) - Roma, 20 apr - La politica energetica dell'Amministrazione Obama di fronte alla crisi sarà al centro della relazione che terrà al Forum di giovedì 23 aprile Kathleen Kennedy Townsend, Professore della Georgetown University e dell'Harvard University nonché ex vicegovernatore dello Stato del Maryland. Lo si legge in una nota di Coldiretti.
Saranno presenti anche Vandana Shiva, Fondatrice Navdanya che interverrà al Forum sul tema del rapporto tra energia e cibo, mentre di economia ed energia parleranno Pia Saraceno Amministratore Delegato, REF e Adnan Shihab-Eldin, Senior Advisor, Oxford Institute for Energy Studies e già Segretario Generale e Direttore Ricerche, OPEC.
Sulla realtà attuale e sulle prospettive future delle energie rinnovabili intervengono Gennaro De Michele, Responsabile delle Politiche di Ricerca e Sviluppo dell' Enel ed Emanuele Oberto Tarena della Direzione Marketing Privati, Agricoltura & Energie Rinnovabili dell'Intesa Sanpaolo.
Sarà il Presidente della Coldiretti Veneto Giorgio Piazza a introdurre i lavori che si concluderanno con una tavola rotonda su "Commestibili e Combustibili" alla quale partecipano il Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, Paolo Scarpa Bonazza Buora, Presidente della Commissione Agricoltura del Senato della Repubblica e il Presidente della Coldiretti Sergio Marini.
In vista dei ponti di primavera, nell'ambito del Forum verrà anche allestito, su un vero prato in riva al Canal Grande, il primo picnic a "basso impatto ambientale" con le attrezzature innovative, i prodotti e i consigli, per rendere il boom del tradizionale incontro con il verde piu' sostenibile dal punto di vista ecologico ed energetico.

da finanza.repubblica.it

mercoledì 8 aprile 2009

La Germania dirà addio al nucleare, l’Italia lo accoglierà

Sette anni fa la Germania aveva deciso la graduale uscita dall’energia nucleare: ad ogni centrale era stata concessa una quantità di energia limitata che poteva ancora produrre. Man mano che le centrali raggiungono questi limiti, però, alcune imprese energetiche cercano di aggirare la legge.

Brunsbuettel e Biblis, entrambe ultratrentenni, hanno ancora pochi anni di vita. Le due centrali nucleari tedesche verranno chiuse rispettivamente nel 2012 e nel 2010. Questa decisione, confermata il 26 marzo dal tribunale amministrativo federale di Lipsia, risale a sette anni fa.

Il 22 aprile 2002, infatti, la coalizione tra socialdemocratici e verdi allora al governo aveva approvato una legge sull’uscita totale dall’energia nucleare. Con questa legge il governo Schroeder aveva concesso ad ogni centrale una quantità prefissata di elettricità da produrre prima della sua chiusura. Le centrali di Biblis in Assia e Brunsbuettel nello Schleswig-Holstein hanno quasi raggiunto il limite a loro concesso.

Da dove sorgono, allora, i dubbi sulla loro chiusura?

Le imprese energetiche RWE e Vattenfall hanno avanzato una richiesta: spostare su Biblis e Brunsbuettel il ‘resto di elettricità’ concesso ad una centrale ormai spenta (Mühlheim-Kärlich). La legge prevede però il trasferimento dell’elettricità di Mühlheim-Kärlich solo a determinate centrali, e Biblis e Brunsbuettel non sono tra queste.

Le imprese energetiche hanno comunque proposto il trasferimento anche perché si trattava di ben 45 miliardi di kWh: “Per noi non sono delle noccioline” dichiara l’avvocato di RWE, Bettina Keienburg. Anche solo i 30 miliardi di kWh previsti per Biblis rifornirebbero di elettricità la città di Berlino per più di due anni.

Il trasferimento di elettricità virtuale ancora concessa alla produzione, però, viene generalmente concesso da centrali vecchie a centrali più recenti. Nel caso di Brunsbuettel e Biblis si tratta invece di due Oldies, costruite rispettivamente nel ’76 e nel ’74.
Con i suoi 35 anni Biblis A è la centrale più vecchia dell’intero paese. Forse perché la considera ‘storica’, il suo direttore Hartmut Lauer spera che non sia giunta l’ultima ora per lei.

Il tribunale amministrativo federale, però, non considera l'anzianità delle centrali come un pregio. Nella fiducia che il progresso tecnico renda gli impianti recenti più sicuri, ha quindi rifiutato la richiesta di Vattenfall e RWE.

“La sentenza crea certezza giuridica a proposito dell’ulteriore esecuzione della legge sul nucleare”, spiega il ministro dell’ambiente Sigmar Gabriel.

In Germania infatti, 17 impianti sono ancora in funzione, ma entro il 2021, la terza potenza industriale mondiale promette di spegnerli tutti.

In cambio saranno attive quattro centrali italiane, che Enel intende mettere in funzione entro il 2020.

Si può quindi affarmare che ci troviamo sulla stessa strada. Il problema è che andiamo nel senso opposto.

da terranauta.it

mercoledì 1 aprile 2009

Obama: la Casa bianca diventerà verde

WASHINGTON – Da Casa bianca a Casa verde. A un giorno dalla sua richiesta a Berlusconi, accettata dal nostro premier, di tenere un forum sulla sicurezza energetica e contro i cambiamenti climatici al G8 della Maddalena a luglio, il presidente americano ha dato il via a un piano che farà della Casa bianca la casa ambientalista modello degli Stati Uniti. Obama, che vi coltiva già un orto con la first lady Michelle, vuole installarvi dei pannelli solari, dotare di doppi vetri le finestre, ridurre il consumo di elettricità moderando riscaldamento e aria condizionata e spegnendo le luci di notte, riciclare quanto più possibile, e così via. E’ un impegno da lui assunto nella campagna elettorale: «In famiglia - disse - risparmiamo energia. Lo faremo anche alla Casa bianca».

L’iniziativa del presidente ha suscitato l’entusiasmo dei verdi. Rick Fedrizzi del Us Green building council ha dichiarato di essere certo che l’America seguirà il suo buon esempio, e Steve Strong della Solar design association che «un pannello solare nel parco della Casa bianca sarebbe il simbolo del nostro sforzo di indipendenza energetica e di preservazione dell’ambiente». L’architetto John Carron ha auspicato che Obama adotti anche altri accorgimenti, come l’altalena di legno con sedili di copertoni d’auto riciclati ordinati per le figlie Malia e Sasha. «Non si tratta solo dalla Casa bianca - ha osservato - ma anche dei suoi uffici nell’adiacente Palazzo Eisenhower. In tutto, ci sono 132 stanze, il taglio dei costi sarà enorme».

Obama non è il primo presidente a sognare che la Casa bianca diventi verde. Il pioniere fu Bill Clinton, che nel ’93, nella giornata della terra, inaugurò una serie di lavori di ristrutturazione che nei sei anni successivi gli fruttarono un risparmio di 1 milione e mezzo di dollari in riscaldamento, aria condizionata, illuminazione. Persino Bush, considerato un nemico dagli ambientalisti, prese dei provvedimenti, installando tre pannelli solari per l’acqua dei bagni, delle docce e delle piscine. Ma Obama intende andare oltre: vuole fare scendere la Casa bianca e con essa tutti i palazzi governativi al livello dell’Europa, dove il consumo pro capite di energia è tre volte inferiore. Raggiungere l’obbiettivo non sarà facile per Obama. John Carron ricorda che negli Anni settanta Jimmy Carter tentò di usare i pannelli solari senza riuscirvi, e che l’anno scorso la speaker della Camera Nancy Pelosi si propose di rendere verde il Campidoglio, il Palazzo del Congresso, ma dovette rinunciarvi a causa dell’opposizione. Con le nuove tecnologie, tuttavia, asserisce l’architetto, Obama potrà compiere notevoli progressi.

Ennio Caretto
da corriere.it

martedì 24 marzo 2009

La scommessa dell'energia "verde"

La potenza di energia "verde" installata è aumentata di 150 volte in 4 anni. Nel 2005, infatti, era di un solo megawatt la potenza installata, mentre oggi è di 150 MW. Un traguardo che contribuirà a raggiungere gli obiettivi di Kyoto, evitando l'emissione di 360 mila tonnellate di anidride carbonica.



Sole, vento, acqua. Lo sviluppo è verde. E il Lazio diventa ecosostenibile. Mentre sta cambianto il quadro di riferimento energetico nazionale, con la svolta verso il nucleare, nella regione le rinnovabili si stanno incrementando. Un lavoro duro, frutto dell'assessorato all'Ambiente della Regione che ha imboccato la via dell'innovazione. Filiberto Zaratti ha aumentato del 15000 per cento la capacità di produrre energia da fonti rinnovabili.

Nel 2005, infatti, era di un solo megawatt la potenza installata, mentre oggi è di 150 MW. Un traguardo che contribuirà a raggiungere gli obiettivi di Kyoto, evitando l'emissione di 360 mila tonnellate di anidride carbonica. Se il tasso di crescita resterà questo, Zaratti potrà raggiungere l'obiettivo dei 500 MW di rinnovabili autorizzate entro il 2010. Un percorso che in questi anni ha coinvolto centoquattordici Comuni, dodici comunità montane, dodici parchi e aree protette, cinquantamila studenti universitari e più di 2.500 classi elementari e medie. Insomma, il Lazio si veste di verde.

E non è un caso se i piani per il futuro prossimo andranno proprio in questa direzione. In occasione dell'esposizione «Ecopolis», dove verrà dato spazio a idee e realizzazioni riferite ai diversi ambiti critici che riguardano le aree urbane, la Regione presenterà i nuovi progetti. Sono tre i settori dove viene supportata la ricerca, per contribuire a una vita più «sostenibile» dei cittadini laziali. Il fotovoltaico organico: i nuovi pannelli a basso costo (per un investimento di sei milioni di euro). La mobilità sostenibile: consistente nell'utilizzo di veicoli elettrici, ecologici, ibridi (per un costo di un milione e mezzo di euro).

Infine nove milioni saranno stanziati per la ricerca nel campo dell'energia a idrogeno. Gli investimenti, è chiaro, daranno anche un nuovo impulso all'industria laziale e creeranno migliaia di posti di lavoro. Un po' come è stato per la Germania, che assecondando lo sviluppo delle rinnovabili, oltre ad aumentare l'efficienza energetica, ha dato vita a 250 mila posti di lavoro. La Regione si è impegnata anche sotto il profilo della formazione.

Ha infatti siglato accordi con tutte le università del Lazio, rendendo obbligatorio l'insegnamento delle rinnovabili in tutte le facoltà. Con l'ateneo di Tor Vergata è in atto una convenzione per la ricerca sull'efficienza energetica, finanziando anche La Sapienza per uno studio per il recupero sostenibile dell'ambiente degli ex quartieri abusivi. Cifra totale impegnata: 178 milioni. «EcoLazio». Sarebbe questo il termine da coniare. Anche perché pochi giorni fa è stato inaugurato il cantiere della centrale fotovoltaica più grande d'Italia, attiva a novembre, che produrra elettricità pulita. Nell'emisfero «verde» Zaratti punta molto anche sulla mobilità sostenibile. Ha attivato un bando per l'incentivazione dei mezzi elettrici, dalla bicicletta ai furgoni. Una visione fondamentale per una regione che deve «sopportare» un importante flusso di mezzi.

Non a caso, il 27 per cento dell'inquinamento nelle città del Lazio dipende dall'«ultimo miglio» del trasporto merci. Continua anche il progetto dei detersivi alla spina, che consente risparmi sia sul fronte energetico sia su quello della riduzione dei rifiuti. A fine anno i 28 punti vendita che hanno scelto questo business diventeranno quaranta. Incentivi a pioggia anche per la rottamazione delle caldaie per il riscaldamento, ormai vecchie e inefficienti: quelle nuove consentono rispermi sia energetici che sul fronte della bolletta. Nell'era dell'energia il Lazio vince la sua sfida e si rinnova grazie alle fonti alternative. Del resto, sul sentiero «verde» chi si ferma è perduto.

Fabio Perugia
da iltempo.ilsole24ore.com

lunedì 9 marzo 2009

Verdi Puglia: “La scelta del nucleare è ipocrita e miope”

“Non siamo pregiudizialmente contrari al nucleare, ma la scelta del Governo nazionale di tornare a pensare a questo tipo di energia, presentata come strategica ed utile a risolvere il problema della crisi economica, a noi sembra una soluzione ipocrita e soprattutto miope”.
E’ il responsabile energia dei Verdi, Erasmo Venosi, ad illustrare in una conferenza stampa i punti di criticità della scelta di Berlusconi che mira a realizzare in Italia il programma nucleare con il reattore francese EPR, denominato di terza generazione per alcuni rafforzamenti nella sicurezza.

L’obiettivo è la produzione nel 2020 di un quarto del fabbisogno energetico attraverso l’installazione di 4 reattori EPR.

“Tante le nostre obiezioni – ha detto Venosi – perché se produrremo il nucleare con questo tipo di tecnologia, il rischio ambientale resterà alto e sarà comunque costosissima la produzione di kwh”.

L’uranio disponibile durerà solo 40 anni e l’Italia, non avendo a disposizione questo tipo di risorsa, dipenderà nella fornitura da soli tre paesi. Inoltre, il fabbisogno di acqua per il raffreddamento è pari a 2,5 volte il consumo giornaliero degli italiani.

Anche in termini di ritorno economico i Verdi non nascondono la loro perplessità. “Non è vero che il nucleare costa poco, quel poco di cui si parla è relativo ad impianti vecchi che hanno già ammortizzato i costi di impianto. Il Parlamento – sottolinea Venosi - dovrà approvare una legge su chi si fa carico di eventuali danni provocati dal nucleare. L’impegno dell’Enel sarà tra i 9 e i 10 miliardi, onere che comporterà un indebitamento progressivo dell’ente, il quale registrerà ritorni solo verso la fine del prossimo decennio. In Italia, inoltre, 4 reattori non bastano perché ce ne vorrebbero almeno sei”.
Quindi un no assoluto al nucleare? “Se si realizzasse un reattore di quarta generazione che utilizza torio e non uranio e con un incremento notevole delle sicurezze, noi Verdi non diremmo di no”.

Il rischio che si costruisca un impianto poco sicuro è d’altronde soprattutto pugliese, perché l’allocamento geografico di un reattore nucleare deve seguire criteri di tipo geologico e sismologico e solo la Puglia ha caratteristiche adatte all’allocazione del reattore.

“Per questo – ha detto il consigliere regionale dei Verdi e assessore all’Istruzione, Mimmo Lomelo – abbiamo scritto una lettera a tutti i sindaci pugliesi chiedendo loro se il Comune che amministrano sia disponibile ad ospitare una centrale nucleare nel proprio territorio”.

“La Francia – rincara la dose Lomelo - non è riuscita a ‘sbolognare’ i suoi 4 reattori a nessun Paese africano, e poi Sarkozy è riuscito a piazzarli a Berlusconi. L’Italia ha detto no al nucleare con un referendum ed anche nel piano energetico regionale abbiamo puntato tutto sulle rinnovabili”.

Tra le iniziative dei Verdi pugliesi l’istituzione a Bari di un osservatorio nazionale che, tramite sito web, fornirà informazione tecnica sul nucleare ed un convegno nazionale in aprile, sempre a Bari, in cui scienziati e tecnici si confronteranno sul problema".

da andrialive.it